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INFORM - N. 8 - 14 gennaio 2003

Presentata dallo Spi-Cgil una ricerca sul mercato dell'assistenza domiciliare italiana ed europea. "Il welfare nascosto"

ROMA - Per approfondire le dinamiche e le tendenze del sistema di protezione per gli anziani non autosufficienti, i ricercatori del Politecnico di Milano, Costanzo Ranci e Cristiano Gori, hanno realizzato, per conto dallo Spi-Cgil e con la collaborazione della Fondazione Brodolini, un'analisi a tutto campo del mercato dell'assistenza italiana ed europea. Dalla ricerca, intitolata "L'assistenza privata agli anziani in Italia e in Europa", è emerso come, dal 1991 al 1999, il numero dei lavoratori domestici iscritti all'Inps siano aumentati attestandosi intorno alle 230.000 unità con un'incidenza degli operatori stranieri pari al 50%. A questi lavoratori regolari, in prevalenza sud americani e filippini, si affianca un nuovo "proletariato dei servizi" formato in prevalenza da immigrati, spesso privi di permesso di soggiorno, e da lavoratori italiani che operano in nero e non contraggono vincoli con il datore di loro.

Un mondo sommerso che, secondo gli autori della ricerca, dovrebbe essere contrastato sia attraverso l'introduzione di specifici incentivi fiscali che rendano meno oneroso per la famiglia la regolarizzazione del lavoratore, sia con appositi interventi delle amministrazioni regionali che favoriscano la formazione e l'accreditamento presso le istituzioni locali di chi eroga assistenza privata. Un intervento pubblico, già oggi per l'assistenza domiciliare vengono erogati le indennità di accompagnamento e gli assegni comunali di cura, che, per essere pienamente efficace, dovrà però garantire un costante controllo sulla reale destinazione dei fondi stanziati. In questo contesto sarebbe infatti auspicabile che l'impiego dei soldi pubblici fosse vincolato alla fruizione delle prestazioni erogate dagli operatori accreditati presso l'ente locale. Per quanto riguarda invece la realtà europea è l'Austria che guida, seguita dalla Danimarca, dalla Norvegia, dall'Olanda, e dalla Svezia la classifica delle Nazioni più avanzate nel settore dell'assistenza domiciliare. In questo contesto, nonostante la scarsità delle risorse impegnate rischino di incentivare il lavoro nero, si registra comunque, in tutti i Paesi dell'U.E., un notevole trend di crescita degli occupati. Quello che cambia nei vari contesti nazionali è invece la percentuale dei lavoratori stranieri operanti nel settore dei servizi alla persona. Se infatti da un lato il Regno Unito, con il 79,1% di operatori non nazionali detiene il primato delle presenze, dall'altro lato della graduatoria troviamo, con un sorprendete 52,3%, la Germania.

"Il sistema pubblico - ha commentato durante la presentazione della ricerca il Segretario Nazionale Spi-Cgil Michele Mangano - deve garantire una rete di servizi che tuteli le persone non autosufficienti nei confronti di interventi professionalmente non qualificati… Attraverso questa ricerca noi abbiamo scoperto che ormai in Italia sono operanti circa 300.000 badanti stranieri che assistono persone non autosufficienti. Una risorsa che va valorizzata sia nell'interesse della persona anziana, sia per far emergere i lavoratori del settore che spesso operano in condizioni di sfruttamento. Ma la regolarizzazione non basta - ha continuato Mangano auspicando che venga al più presto certificata l'attività degli occupati nell'ambito domestico - è infatti necessario un progetto che qualifichi, attraverso la creazione di una nuova figura professionale, questi operatori affinché, con le dovute garanzie, possano dare un sostegno reale agli anziani e alle loro famiglie".

Una necessità, quella di valorizzare il ruolo degli assistenti domestici, che è stata sottolineata anche dal Presidente dell'Associazione per l'Autogestione dei Servizi e della Solidarietà (AUSER) Maria Guidotti " L'attività domiciliare - ha infatti ribadito la rappresentante dell'associazione - è quasi sempre sommersa e non da alcuna garanzia ne per quanto riguarda la qualità del servizio, ne per quanto concerne il rispetto dei diritti dei lavoratori. Dobbiamo quindi riflettere su come queste persone possano integrarsi in un sistema di servizi più generale che sia collegato alle Istituzioni pubbliche e che dia risposta a questa necessità di trasparenza, di garanzia e di qualità. La nostra sensazione - ha poi sottolineato Guidotti affrontando il problema della clandestinità - è che la regolarizzazione degli immigrati sia un aspetto marginale rispetto all'effettiva consistenza del fenomeno. Non bisogna inoltre dimenticare che, nel settore dell'assistenza, sono numerosi i lavoratori italiani che vivono difficili esperienze. Noi dunque auspichiamo che vengano al più presto attivate sia iniziative formative per gli operatori, sia interventi di sostegno per le famiglie che favoriscano l'emersione". (Lorenzo Zita-Inform)


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