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INFORM - N. 8 - 14 gennaio 2003

Rodolfo Ricci: quando la storia dell’emigrazione italiana prepara al futuro

A colloquio con il segretario della FIEI che si sofferma sul seminario in programma nel quadro del Social Forum Mondiale di Porto Alegre

ROMA - Sabato 25 gennaio avrà luogo a Porto Alegre, nell’ambito delle iniziative del Word Social Forum, il seminario - promosso dalla FIEI, dalla FILEF e dall’Istituto Nazionale Fernando Santi - dal titolo "Cent’anni di migrazioni: dall’emigrazione italiana ed europea del ‘900 alle attuali migrazioni del sud verso il nord del mondo". Un momento di approfondimento che, attraverso l’analisi delle lotte, dei sacrifici e dei successi dei nostri emigrati, cercherà di ricostruire una parte della vasta e variegata memoria storica delle nostre collettività - nel secolo che si è da poco concluso circa 28 milioni di italiani lasciarono la terra d’origine - e di ricollegarla all’attuale dimensione migratoria. Una ricerca volta ad individuare punti di contatto tra realtà migratorie così lontane, che potrebbe sicuramente incentivare il dialogo interculturale, su cui si sofferma Rodolfo Ricci, coordinatore nazionale della FILEF e segretario della FIEI.

L’iniziativa di Porto Alegre - sostiene Ricci dopo aver ricordato il legame ideale che unisce l’emigrazione italiana all’immigrazione extracomunitaria - vuol far emergere con chiarezza quanto sia rilevante la presenza italiana nel mondo e quanto sia stretto il collegamento tra questa realtà e le dinamiche che sono oggi al centro dell’attenzione mondiale. Mi riferisco essenzialmente al dibattito sulla globalizzazione e sul rispetto dei diritti della persona. A tutt’oggi infatti le nostre comunità dell’America Latina stanno vivendo, a causa della grave crisi economica e sociale che ha colpito grandi Paesi d’accoglienza come l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay ed il Venezuela, situazioni molto complicate e difficili. Sto parlando di quei cittadini italiani ed oriundi, che non sono del tutto rappresentati dagli organi elettivi come ad esempio il CGIE, e che vivono nelle favelas di Buenos Aires, di San Paolo e di Caracas. Naturalmente vi è poi una consistente fetta di popolazione d’origine italiana che, nell’ambito delle società d’accoglienza, si è pienamente integrata ed ha avuto successo.

Nel corso dell’importante incontro di Porto Alegre - continua Ricci auspicando un fattivo coinvolgimento delle nostre collettività nei futuri piani di cooperazione internazionale - noi faremo emergere la complessità della presenza italiana, formata da cittadini con passaporto e dagli oriundi, e cercheremo di evidenziare come a tutt’oggi le nostre collettività rappresentino un elemento fondamentale ed un diretto interlocutore per lo sviluppo, tra l’Italia, l’Europa ed i Paesi dell’America Latina, di nuove ed efficaci forme di cooperazione.

Rilevata la necessità di una chiara prospettiva politica di multipolarità che non lasci nelle sole mani degli Stati Uniti il futuro dell’umanità, Ricci esprime la convinzione che tutte le iniziative prese dall’Italia per fronteggiare la crisi dell’Argentina e degli altri Paesi d’accoglienza sudamericani abbiano avuto caratteristiche emergenziali. Andrebbero invece adottate e sviluppate politiche strutturali che, superando interpretazioni nazionalistiche, considerino la presenza in quest’area dell’emigrazione italiana come un’opportunità in più per l’avvio di nuove collaborazioni internazionali finalizzate allo sviluppo dell’area. Voglio infine ricordare - conclude Ricci evidenziando il diffuso consenso a nuove forme di collaborazione con l’Europa da parte degli oriundi che occupano nella società d’accoglienza posti di rilievo - che nelle istituzioni dei Paesi latino americani vi è nella classe dirigente una significativa presenza di cittadini di origine italiana. Persone che vedono con favore l’attivazione di uno stabile rapporto di cooperazione con l’Europa in cui vengano riconosciuti reciproci ed equilibrati ruoli sul piano degli scambi commerciali e culturali. (Lorenzo Zita-Inform)


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