* INFORM *

INFORM - N. 7 - 13 gennaio 2003

L’orda - Quando gli albanesi eravamo noi?

Un commento del Presidente dell’ANEA Aldo Lorigiola

PADOVA - Agli inizi degli anni ’60 del secolo appena concluso, mi venni a trovare in quel di Melbourne coinvolto in una situazione alquanto delicata e avvincente, portata al grande pubblico dai massmedia come denuncia della prostituzione organizzata che sembrava prosperare indisturbata nei sobborghi più popolari e popolati (se non proprio "degradati") della Melbourne City. La popolosità di questi sobborghi era allora principalmente composta di immigrati italiani e maltesi, seguiti a molta distanza da una variegata gamma di slavi.

Gli italiani in modo particolare erano accusati di avere introdotto e di gestire a Melbourne la prostituzione organizzata dentro e fuori le mura di abitazioni private. I massmedia, in un giro di alcune settimane, erano riusciti a mettere alla gogna tutta la comunità italiana, creando l’equazione, semplice e senza incognite, "italiani = prostituzione".

Questa ben costruita nomea per gli italiani trovava poi indiscriminate espressioni nelle fabbriche, nelle mense operaie, in luoghi di ritrovo (pochi e angusti bar etnici e nei pubs) e perfino nelle associazioni di carattere religioso. La massa degli immigrati, ferocemente impegnate invece nel lavoro, nel risparmio, nel costruirsi la casa per la famiglia in arrivo dall’Italia o appena iniziata in loco, nel lavorio silenzioso per una migliore affermazione sociale e nella acquisizione di una professionalità più redditizia e possibilmente autonoma, non poteva rischiare e… taceva. Sennonché, per una curiosa convergenza di circostanze, dovetti io stesso scegliere fra la generale sopportazione silenziosa e la difesa aperta della mia comunità. Accettai quindi di prendere parte ad un ben pubblicizzato dibattito in un popolare canale televisivo (il 7) sulla questione del giorno. Mi presentai fiducioso e dimostrai, documenti alla mano, che la prostituzione organizzata era già gestita a Melbourne verso la fine degli anni ’80 del secolo precedente dal corpo della polizia in Little Lonsdale, una viuzza del centro della City. Un giornale di quel tempo ne aveva parlato perché c’era scappato il morto e la polizia ne veniva chiamata in causa. A tenere attivo quel "luogo di incontro", a beneficio dei membri del corpo o anche di amici esterni, non era evidentemente l’elemento femminile proveniente dai Paesi del sud Europa, o latini, poiché l’Australia era allora una colonia esclusivamente britannica e sarebbe orgogliosamente rimasta tale per vari decenni ancora; una colonia, per dire di più, con tanti maschi e poche femmine: una situazione dai risvolti sociali intuibili e poco allegri (o molto allegri, secondo i punti di vista). L’unica variante agli angloceltici erano gli aborigeni, o, meglio ancora, le aborigeni. Su questo ci si potrebbe sbizzarrire a piacimento.

Ma l’Australia ufficiale intanto, con il suo coraggioso piano di immigrazione dall’Europa del dopo seconda guerra mondiale, stava per esplodere in un processo di sviluppo straordinario che avrebbe chiaramente messo a dura prova la britannicità dominante della popolazione, il colore della sua razza (bianca per legge) e la sua monocultura. A sbarrare questa strada, voluta, prevista e ben gestita dai governi, ci si metteva il potere occulto del gretto nazionalismo e dei fautori di un colonialismo britannico puro, cosa che risultava evidente anche da quel lungo e acceso dibattito sulla prostituzione. Alla fine è uscita vincitrice (ormai da tempo) la massa degli immigrati italiani con la forza erculea dei suoi valori: lavoro, risparmio, famiglia, casa, legalità… e tanto silenzio e tanta disciplina. L’accettazione degli italiani è dipesa dal loro essere migliori dei nativi in tutto.

Queste cose mi sono tornate a mente nel prendere nota del libro di Gian Antonio Stella, giornalista dalla penna scorrevole, simpatica, vivace, invitante, appena pubblicato con il titolo " L’Orda - quando gli albanesi eravamo noi".

Peccato che la fatica di Stella si debba accomunare ad altre fatiche del genere, frutto di stomachevoli generalizzazioni che ingenerano informazione distorta, falsata e, per alcuni aspetti, calunniosa. Sono anche frutto di fretta, di superficialità e di poco rispetto per la saga onesta, commovente, spesso eroica degli immigrati italiani, uomini e donne naturalmente, presi nel loro insieme. Io sono stato parte viva di quella saga per parecchi anni e in qualche modo lo sono tuttora, anzi non posso uscirne più… Conosco fin troppo bene, quindi, l’antitalianità, nel complesso gratuita e interessata, subita da noi emigrati. Stella dimentica, non ha ben recepito il fatto che negli USA la criminalità organizzata non è di importazione italiana: c’era già da decenni quella "irlandese" a far da assoluta padrona. Legga, per favore, dottor Stella, di queste cose e le assimili. E si informi anche sull’operare della criminalità organizzata agli albori della storia della colonizzazione europea in Australia. Gli italiani hanno quasi sempre trovato situazioni terribili dalle quali difendersi, a volte, per sfortuna ma sempre entro limiti ristretti, ad armi pari . Non tocchi perciò la massa dei nostri emigrati, anche quando si presentavano esternamente un po’ "spregevoli". La ricchezza dei loro valori, ben nascosti nell’anima, era così forte da renderli tetragoni ad ogni tentazione, non fosse quella di guadagnarsi, purtroppo da soli, un dignitoso posto al sole a qualsiasi latitudine. Tetragoni anche di fronte alla xenofobia di varia provenienza, della quale Lei, spero inconsciamente, sembra caduto nella trappola.

Ho sofferto anch’io, dottor Stella, gli epiteti di dago negli Stati Uniti e di bloody dago e di wop in Australia, ma non ne ho fatto caso, perché quelle parole provenivano da zucche vuote o da cattiverie che né io né i miei amici avevamo. Se rimango, dopo oltre trentenni di vita da ex emigrato in Italia, notoriamente profondo estimatore del mondo statunitense, australiano e latinoamericano è perché anche là, tutto sommato, mi sono trovato alla fine (passata la buriana) a casa mia ed è per questo che rimango orgogliosamente parte attiva della saga emigratoria italiana. Mi sento perciò del tutto estraneo, a dir poco, agli accostamenti e ai sottintesi contenuti nel libro di Stella, espressi in un titolo appropriato solamente per chi vuol fare "sensazione" a qualsiasi costo. (Aldo Lorigiola-Il Canguro/Inform)


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