* INFORM *

INFORM - N. 7 - 13 gennaio 2003

Quando i "Vù cumprà" eravamo noi . Un libro per non dimenticare il tempo delle emigrazioni

ZURIGO -"Vu' cumpra'"? Magari. Macaroni, eravamo. E dagoes, tchingge, napolitaner. O più semplicemente mafia-men. Così ci chiamavano "gli altri", quando ad emigrare eravamo noi. Quando a milioni sbarcavamo dai piroscafi, zozzi e sfigurati dalla povertà e dal mal di mare, invadendo le città dei Continenti più giovani. Quando i treni di terza classe ci sbattevano a migliaia sulle banchine delle stazioni dell'Europa del nord. O pagavamo i passeurs per valicare da clandestini le Alpi. Quando vendevamo le nostre donne nei più lugubri bordelli di mezzo mondo ed i nostri bambini negli inferni delle vetrerie francesi. Quando i nostri avviliti tratti somatici erano letti, dai criminologi americani, alla stregua di umilianti parametri lombrosiani. Quando esportavamo mafia e seminavamo bombe in giro per il mondo. Quando in dieci ci stipavamo come polli nella stia di una stanza lercia di New York. E nascondevamo i nostri bambini agli occhi dei cittadini di Berna o Losanna, perché i ricongiungimenti familiari erano vietati dalle leggi elvetiche. Quando venivamo derisi ed emarginati perché cattolici ed eravamo tanto ignoranti da storpiare i nostri stessi cognomi.

È Gian Antonio Stella, inviato del Corriere della Sera, a rinfrescarci la memoria con queste storie terribili, ed altre ancora. Lo fa con "L'orda - Quando gli albanesi eravamo noi" (Ed. Rizzoli), presentato giovedì in una libreria della città. Pagine che colpiscono come un pugno nello stomaco e che ci scaraventano giù da quel piedistallo, tanto comodo, su cui ci credevamo saldamente piazzati. Noi, dalla memoria così esile e malata, che oggi guardiamo con fastidio i bengalesi lavavetri ai semafori. Noi che ci chiediamo, da ipocriti, perché tutta questa massa cenciosa e nera non faccia ritorno a casa.

È un promemoria civile e doveroso, questo di Stella, verso tutte le miserie e le povertà del mondo. Quelle di ieri, che furono le nostre, e quelle di oggi, di cui siamo - non sempre indirettamente - responsabili. Una scrollatina alle nostre poche, confuse certezze. Tanto più importante in questo momento, in cui si sragiona di "guerra per difendere la pace" o di "anti-islamismo elementare necessario". (Karen Basile-L’Avvenire dei Lavoratori /Inform)


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