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INFORM - N. 4 - 8 gennaio 2003

Dino Nardi (CGIE): "Pensionati emigrati delusi dal Governo"

ZURIGO - A proposito della Legge Finanziaria 2003, appena approvata dal Parlamento italiano, ed in particolare della vicenda relativa all’emendamento presentato dal Ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, per estendere anche ai pensionati emigrati il diritto all’ormai famoso milione di vecchie lire di pensione mensile, sia pure rapportato al costo della vita del Paese di residenza estero del beneficiario, al quale anche molti media hanno dato ampio spazio, anche per la bagarre che quell’emendamento ha fatto scoppiare in Senato, vorrei fare una premessa ed un paio di considerazioni.

La premessa è che, all’estero, i potenziali beneficiari della pensione da un milione, a causa del requisito reddituale, sono un numero abbastanza circoscritto trattandosi essenzialmente di pensionati emigrati anziani che risiedono in Paesi ad economie deboli o bistrattate, privi di garanzie sociali minime, come, per esempio, quelli dell’America Latina (Argentina, Uruguay, ecc.) e quindi non certamente quelli che vivono in Svizzera, Canada o Stati Uniti, ecc.. Senza, poi, dimenticare che quell’emendamento (per il quale il Ministro Tremaglia aveva perentoriamente e ripetutamente minacciato le sue dimissioni in caso di mancato accoglimento) è stato comunque contestato dal sottoscritto, e da altri membri di area UIL del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, poiché ha introdotto per la prima volta nel sistema previdenziale italiano il principio perverso delle "gabbie pensionistiche", analogo a quello delle "gabbie salariali" di antica memoria.

La prima considerazione è, invece, che al testo di quell’emendamento, già criticabile, il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, all’insaputa del Ministro Tremaglia (come da lui stesso affermato), ha aggiunto un paio di righe per limitare la platea dei possibili beneficiari ai soli pensionati emigrati che possono far valere ben dieci anni di lavoro in Italia. Un requisito, cioè, che, già alcuni anni orsono venne introdotto per il diritto all’integrazione al trattamento minimo sulle pensioni italiane liquidate in regime di convenzioni internazionali e che pochissimi pensionati all’estero possono far valere. Una norma, pertanto, che è stata una grande delusione per tutti quei nostri emigrati anziani dell’America Latina che sopravvivono in grave stato di indigenza e che avevano riposto tante speranze nella pensione da un milione. Mentre la seconda ed ultima considerazione è che anche in questa circostanza in Italia si è predicato bene ma razzolato male. Infatti basta pensare a quante dichiarazioni di solidarietà sono state espresse in quest’ultimo anno, ed ancora in queste ultime settimane, nei confronti del popolo argentino e dei nostri connazionali emigrati in quel Paese, per rendersi conto dell’occasione che è stata persa per dimostrare concretamente la solidarietà dell’Italia estendendo davvero, e non solo teoricamente, anche agli emigrati più disagiati il diritto alla pensione di un milione. Un onere, tra l’altro, sopportabilissimo per le casse dello Stato, visto e considerato anche il requisito dell’età (70 anni) e che il numero dei nostri emigrati titolari di una pensione italiana si sta sempre più assottigliando, per evidenti ragioni anagrafiche.

Morale, ritengo che si possa proprio affermare, senza paura di essere smentiti, che con la Legge Finanziaria 2003 il governo e la maggioranza che lo sostiene, incuranti pure dell’accorato appello dello stesso Ministro Tremaglia (peraltro sostenuto dall’opposizione in questa sua battaglia) hanno praticamente negato ogni solidarietà ai pensionati emigrati indigenti dell’America Latina e messo in atto l’ennesima discriminazione nei confronti dei cittadini italiani residenti all’estero. In questo caso dei più deboli! (Dino Nardi, Presidente della Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE)

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