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INFORM - N. 2 - 3 gennaio 2003

Polemica continua sull’elezione nel CGIE dei sostituti di Antonio Macrì

Un articolo di Rapisarda su "L’Eco d’Italia" di Buenos Aires, la replica di Ferretti, la controreplica di Cario

La riunione CGIE osservata dietro le quinte: il nuovo manuale: "dopo l’inchino, una girata di spalle all’Argentina"

Uno spettatore fuori le parti, un osservatore imparziale, come sono stato io, assistendo alla riunione plenaria del CGIE di Roma dell’11, 12 e 13 dicembre, come corrispondente giornalistico, può aver "visto" molte mosse sotterranee e "carte truccate" sfilate per il gioco non certamente pulito con il quale è stata "liquidata" l’Argentina del dopo Macrí. Vale la pena ricordare alcuni aspetti, per comprendere questa "metamorfosi sudamericana". Alla sua immatura scomparsa, si é alzato un tributo ad Antonio Macrí, con tutti gli onori. Un coro di riconoscimenti postumi è giunto da tutto il CGIE. Testimonianze di cordoglio espresse da parlamentari, da ministri, da esponenti politici, da diplomatici, da funzionari, da rappresentanti dei patronati, delle associazioni e dei Comites, coronate con la deposizione di una lapide commemorativa all’Ospedale Italiano di Buenos Aires, pagata dai membri del CGIE dell’America Latina, a ricordarne ai posteri le sue azioni civili e sociali e l’impegno profuso alla difesa dei diritti dei cittadini italiani all’estero. Un Paese, l’Argentina, che ha dato all’intera comunità italiana all’estero, uno dei rappresentanti più preparati e prestigiosi, instancabile lavoratore per i diritti e la difesa dei connazionali. Eppure, con un "colpo di spugna", non è rimasto niente della sua eredità morale ed istituzionale. Non ce lo aspettavamo ma é avvenuto con il più incruento ed ipocrita dei comportamenti, adottandosi i vili "suggerimenti" di un manuale: "Dopo l’inchino, una girata di spalle all’Argentina". Questo il risultato scottante all’indomani della riunione plenaria del CGIE che all’ordine del giorno aveva appunto l’elezione per la sua sostituzione in seno al Comitato di Presidenza e alla Vicesegretaria continentale per l’area America Latina.

Certamente, se ci fosse stato "Tonino" non ci sarebbero stati colpi di coda né tradimenti di parte. Sono molti che dovrebbero arrossire per il loro "assenteismo" e la loro "riscoperta" anima latino-americana, dimenticando di appartenere e rappresentare la comunità italiana d’Argentina. Uno spettacolo penoso e vergognoso, che ha lasciato doppiamente "orfana" la comunità italiana più numerosa al mondo, oggi con un solo rappresentante al C.d.P.

Non è momento di fare paragoni, incresciosi ed innecessari, ma se il peso politico della rappresentatività ha una sua valenza, non si può trattare l’Argentina come se si trattasse del Lussemburgo, del Messico, del Sud Africa, che - con tutto il rispetto - questi Paesi non possono vantare un "peso specifico" rilevante o paritetico con quello.

Sono le "alchimie" sinistre dei giochi politici che non solo "non danno a Cesare quello che é di Cesare", ma compiono un danno di lacerazione che porterà uno strascico prima che si rimargini questa ferita.

L’Argentina aveva messo sulla bilancia due candidati: Mario Frizzera rappresentante della destra che godeva dei consensi del Tricolore, e Gaetano Cario, indipendente, con un riconosciuto passato di lotte per diritti dei connazionali la cui fede socialista non era un segreto per chiunque abbia memoria. Due candidati, che potevano avere entrambi le carte in regola per entrare in ballottaggio a ricoprire la carica lasciata vacante da Macrí. Certamente in Argentina si è cercato previamente di far capire l’importanza di presentare un solo candidato, attorno al quale coagulare i consensi. Questo aspetto merita una maggiore analisi, che faremo a parte con particolare distacco per poterne trarre delle conclusioni che servano ad evitare errori futuri.

Ma indipendentemente da una partenza con due candidati, ciò non esclude precise responsabilità degli "architetti" del divisionismo che hanno provocato il defenestramento in cui si è trovata l’Argentina, trovandosi mortificata e doppiamente penalizzata.

Se il centro sinistra voleva far giungere il suo "Do di petto" al ministro degli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia - che sventolava le sue minacce di dimissioni se il parlamento non avesse approvato il suo emendamento per la maggiorazione delle pensioni anche per gli italiani all’estero - avrebbe potuto puntare ad un candidato argentino di quel colore (vedi Laude Canali o lo stesso Gaetano Cario indipendente e di risaputa fede socialista) senza intaccare gli equilibri ed onorando le legittime aspirazioni argentine. Tutti erano al corrente che la "rigida" candidatura di Mario Frizzera, che non ha voluto cimentarsi ad un ballottaggio interno con la candidatura di Gaetano Cario, era un atteggiamento di "obbedienza dovuta" al partito, ma non poteva assolutamente minacciare l’esito finale se si puntava sull’alternativa del candidato argentino di centro sinistra. Ma in questo caso, quel famoso "Do di petto" sarebbe rimasto "soffocato", per cui uscire dal seminato, pescando tra le acque dell’Uruguay e quelle del Messico, avrebbe creato l’effetto esaltante, piuttosto che orientarsi per una scelta argentina "scontata".

La vigilia era "bollente" e personalmente ho avuto modo, attraverso numerose interviste-dialogo, con Giovanni Farina, Norberto Lombardi, Franco Narducci, Franco Fatiga, Filomena Narducci, Laude Canali ed altri ancora, di rendermi conto che il "polpo era stato cotto", con il bene placido del Segretario Generale del CGIE, del gruppo dei DS e degli inquilini romani ed esteri della Casa delle Libertà. La parola d’ordine era chiara: fuori l’Argentina e daremo "scacco matto" alla regina.

Probabilmente saranno molti gli interrogativi che resteranno da risolvere e giustificare le tentazioni per le "forzature" adottate non sarà più comodo per il "blocco" che, in questa giocata ha saputo cambiare a proprio vantaggio le regole del gioco, ma che ha aperto una falla che farà vacillare questa "nave" che più non va, se non interviene una riforma seria per farla avanzare tra le procellose acque degli oceani navigati dagli italiani all’estero, alla ricerca della rotta dei diritti. (Enzo Rapisarda-L’Eco d’Italia)

Ferretti: per colpa di Cario l’Argentina è stata trattata a pesci in faccia

Quale inquilino romano della Casa delle Libertà non permetto al socialista-di-antica-e-provata-fede Gaetano Cario, neppure firmandosi Enzo Rapisarda, di calunniarmi. Con i suoi cari amici di sinistra il sottoscritto non ha mai cotto nessun "polpo". Farebbe meglio il Cario a riflettere sulle sue gravi responsabilità. Anche per colpa sua e della sua megalomania l'Argentina è' stata trattata a pesci in faccia.

Ben sapendo, come poi è stato dimostrato, che il Cario poteva sì e no prendere il suo voto e quello di un altro che si fosse sbagliato a votare, ho personalmente tentato disperatamente, fino all'ultimo, di convincerlo a ritirarsi affinché fosse presentata una candidatura unitaria argentina. Ma l'uomo é fatto così, è tardo a capire....tanto tardo da dichiararsi ancora socialista. Buon anno a tutti. (Gian Luigi Ferretti)

Cario: dai "Ferretti all’uncinetto": aspirazioni di un tessitore di lana caprina

Quando un inquilino romano della Casa delle Libertà si sente "trapunto" nel suo "Do di petto", finisce per trasformare l’acuto in rantolo, e la platea non ha alternative: fischiare o abbandonare la sala. Siamo alle solite dimostrazioni di autentica megalomania, di un soggetto che usa abitualmente il "veto", come biglietto da visita sul quale reca scritto: "non permetto", come fosse il cliché di un galantuomo dell’epoca del Dolce Stil Novo, senza accorgersi che i tempi sono cambiati e di molto.

Come prima cosa considero che il Sig. Gian Luigi Ferretti abbia preso il classico "granchio", forse perché "scottato" dal risultato di una scelta infelice - come poi si é rivelata al responso delle urne, con 20 voti insufficienti - allorquando il "Tricolore" ha puntato su un candidato argentino magnificato dallo status di "quasi ducetto senza patente", che é stato uno dei "moventi" della sua disfatta. Il gruppo di Roma, nonostante le segnalazioni ricevute a suo tempo, non ha registrato che questo "simpatizzante" del Tricolore, nonostante il "pompaggio", aveva già preso una batosta elettorale in Argentina, infatti, non era riuscito a farsi eleggere neanche in seno al Comitato di Unità di coordinamento regionale, premiando Adriano Toniut che gli ha soffiato il posto.

E veniamo alla "megalomania" di cui mi si accusa, come presunta causa e mia responsabilità per la quale "l’Argentina é stata presa a pesci in faccia". Mi si spieghi, invece, come definirebbe un candidato che si é sempre negato al dialogo e al confronto democratico, non accettando di sottoporsi a nessuna previa "votazione interna" che avrebbe consentito quella presentazione di una candidatura unica per l’Argentina, per l’elezione del membro al C.d.P. per sostituire la vacante di Antonio Macrì. Detta votazione - da me proposta e sostenuta fino all’ultimo momento anche dagli altri colleghi sudamericani - è stata sempre rifiutata dall’antagonista candidato con l’affermazione testuale: "Io non mi ritiro perché sono il candidato sostenuto dalla maggiore anzianità in seno al CGIE". L’amico "friz", dimentica i miei 45 anni di emigrazione, la mia attività di dirigente dell’associazionismo e del Comites, nonché semplice editore all’estero, con un trascorso di quarant’anni di vita editoriale di giornali di collettività per i Paesi Sud Americani. Ritengo, modestamente, di aver maturato una certa esperienza in materia d’emigrazione, magari con un certo "ritardo", ma a capire non credo che mi sia scappato qualche particolare, almeno quello di dichiararmi socialista. Un soggetto - l’amico "friz"- che con questo atteggiamento di rigidità, grande mania di grandezza, esagerata presunzione di sé che si é poi rivelata sproporzionata alle capacità reali del soggetto, ha svelato proprio le caratteristiche che definiscono un "perfetto megalomane".

Come si evince, la "megalomania" non abita nel mio modo di essere, e la riflessione sulle gravi responsabilità di cui mi si accusa, non solo l’ho già fatta con anticipata meditazione, ma dimostra che la "reazione ferrettiana" è una questione di "lana caprina". Perché non é stata sostenuta una doppia candidatura per l’Argentina, come era successo per gli Stati Uniti. Perché non si è tutelato e rivendicato almeno un posto per l’Argentina. Evidentemente quel "polpo" cucinato trapelava dalla "sicurezza" che, anche se ci fosse stata una designazione per la Vicesegretaria continentale non argentina - di centro sinistra - ci sarebbe stato un posto per il "quasi ducetto" per la destra. Ma così non è stato e la doppia bocciatura ha dimostrato che i "ferri corti o ferretti" da accompagnare all’uncinetto, sono strumenti della nonna, tanto cari ai tessitori di lana caprina. Per concludere, mi preme sottolineare, che io amo la propria indipendenza ed autonomia. Non sono un autorevole "portaborse" bucolico o agreste, né sono avvezzo alle frequenze dei salotti romani, facendo sfoggio di compagnie galanti di "giunonica stazza", per "esuberarmi d’immenso", con brillantina e scarpe di vernice nera, tutte "megalomanie" tricolori o arlecchine, che ricordano le "due bisacce" di una favola di Fedro. Buon Anno anche a te. Gaetano Cario. P.s. Dimenticavo di segnalarti un particolare. Non sono un calunniatore. Anche tu prendi "capre per cavoli" come un personaggio della tua parrocchia. L’articolo è di Enzo Rapisarda, capo redattore de L’Eco d’Italia. (Gaetano Cario)

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