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INFORM - N. 2 - 3 gennaio 2003

Una nota di Giovanni Rapanà (Comites Montreal)

Telelatino contro gli italiani di Montreal

Li definisce dissidenti, per aver chiesto di ricevere la RAI direttamente dall’Italia e fa sapere che utilizzerà tutte le armi a sua disposizione

MONTREAL - Dopo la trasmissione mandata in onda il 5 dicembre 2002, Telelatino ritorna alla carica mirando, questa volta, direttamente ai promotori della petizione.

Lo fa con un articolo scritto da Dom Serafini, un signore di New York, pubblicato su America Oggi e, qualche giorno dopo, su esplicita richiesta della Direzione stessa di Telelatino, sui giornali italiani di Montreal.

Il titolo, "Rai International contro il Canada", è di quelli che non lasciano spazio ad alcun dubbio: Telelatino lancia messaggi poco chiari alla Comunità italiana.

Ritengo doveroso intervenire, prima come libero cittadino italo-canadese e dopo come presidente del Comites di Montreal, per denunciare pubblicamente il tentativo d’intimidazione della Comunità italiana e di delegittimazione dei suoi rappresentanti da parte della Direzione di Telelatino.

L’autore dell’articolo era già intervenuto telefonicamente alla trasmissione in onda su TLN il 5 dicembre 2002, esprimendo considerazioni, del tutto personali, sulla dirigenza della RAI che, apparentemente, non avevano nulla a che vedere con la richiesta degli italiani in Canada di ricevere la RAI direttamente dall’Italia. È evidente che le decisioni attuate da RAI International, per risolvere il Caso Canada, non fanno l’affare di Telelatino, ma neanche di Rai New York. Per questo, il giornalista di America Oggi non interviene a caso e non a caso è ritornato all’attacco con un articolo intriso da inesattezze. Come quella, secondo cui, in Canada gli abbonati al satellite non debbano pagare extra per vedere TLN. Oppure, che a Montreal dobbiamo subirci la pubblicità di Toronto perché, secondo Di Felice, il pubblico ne apprezza la programmazione di TLN. Ma dico, come si permettono di trattarci in questo modo? É vero che siamo in un Paese libero, ma è anche vero, che possedere un canale televisivo a Toronto, o avere uno spazio per scrivere su un giornale molto importante a New York, non autorizza nessuno a prendere in giro la Comunità italiana di Montreal, a cui non importa minimamente quanto costano le mele, le case e le auto a Toronto, a più di seicento chilometri di distanza e dove gli abbonati al satellite devono pagare $9.99 per vedere TLN. Allora, chiunque può scrivere sulla Comunità italiana di Montreal, anche chi da New York crede di sapere tutto, purché s’informi prima.

Prima di continuare, però, vorrei mettere in luce gli interessi in gioco, poiché ritengo fondamentale che la gente che ci segue sappia che cosa spinge Telelatino e chi la affianca da New York ad usare un tale atteggiamento nei confronti della Comunità italiana in Canada che chiede la RAI.

  1. Telelatino nel corso della trasmissione del 5 dicembre 2002 ha dichiarato che negli ultimi anni ha speso ben dieci milioni di dollari per ritrasmettere i programmi della Rai in Canada e che nei prossimi sette anni, lavorando con la CRTC, investirà altri venti milioni di dollari....., ma non dice però quanti ne ha incassati tramite la pubblicità. Cifre da capogiro! Allora ci si chiede, quali armi userà mai Telelatino, o chi gli sta dietro, per proteggere questi enormi interessi?
  2. Rai Corporation New York, è una consociata della Rai che riceve dall’Italia decine di milioni di dollari USA all’anno, solo per l’affitto della sede e che ha sempre gestito i rapporti con TLN. Ultimamente, attraverso il suo Direttore generale Mario Bona, ha concluso l’accordo con Corus per la nascita di quella che, a nostro avviso, ha sempre avuto l’aria di un grande bluff: RAI-Canada.
  3. Rai Corporation New York, quando RAI International giungerà direttamente in Canada, perderà una grossa fetta di profitti. Quindi, è facile intuire la posizione di Rai Corporation New York sulla questione Canada.

Ecco perché la Rai di New York è alleata di Telelatino contro la Comunità italiana in Canada. I fatti parlano.

Comunque, nessun italiano in Canada avrebbe mai immaginato di divenire dissidente per il solo fatto di richiedere di ricevere la RAI 24 ore su 24. Il Canada è tuttora l’unico Paese al mondo dove gli italiani non possono ricevere il segnale della RAI. Credevo che i dissidenti operassero in altre realtà; nei paesi dittatoriali, come ai tempi della cortina di ferro, o negli ultimi paesi totalitari d’oggi. Sicuramente non in Canada, Paese liberale, tra i più civili al mondo, esempio di democrazia e del rispetto dei diritti e delle libertà degli individui. Ed è nell’ambito di queste libertà e di questi diritti che ci siamo mobilitati per promuovere la petizione che ha raccolto, fino ad oggi, oltre 38.000 firme. La petizione non è contro nessuno. La petizione chiede il riconoscimento del diritto e della libertà di essere informati dall’Italia, ma mira anche a smascherare i "dittatori" di turno.

Non possiamo tollerare che la Comunità italiana continui ad essere privata dei contatti con l’Italia, mentre i telespettatori di origine francese, inglese o tedesca possono ricevere direttamente nelle loro case, senza interruzioni e senza censura, i programmi televisivi dalla Francia dalla Gran Bretagna e dalla Germania.

Ci auguriamo che Telelatino assuma un atteggiamento più sereno e più ponderato nei confronti degli italiani in Canada e di Montreal in particolare formulando loro le pubbliche scuse, per averli definiti dissidenti. A meno che, qualcuno non pensi di far riaprire il campo di concentramento di Petawawa, per rinchiudervi gli avversari del "regime".

Egregio Signor Di Felice, a Montreal siamo convinti che il denaro possa comprare tante cose, anche qualche esperto editorialista, ma sicuramente non potrà mai piegare la Comunità italiana che reclama, oramai, apertamente il sacrosanto diritto di conservare i legami con la propria terra d’origine, attraverso la ricezione dei programmi RAI e dell’informazione, direttamente dall’Italia. Senza l’intervento d’intermediari di sorta, senza interruzioni e senza censure. (Giovanni Rapanà, Presidente del Comites di Montreal)

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