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INFORM - N. 1 - 2 gennaio 2003

Da "Pagine", Caracas

Venezuela: Come andrà a finire?

Vitaliano Vita (CGIE): i connazionali residenti attendono un cenno di attenzione da parte del nostro Paese

CARACAS - Prima di tentare di indovinare come andrà a finire, cominceremo con l'affermare che: "intanto va male" e non soltanto perché lo sciopero generale prosegue ormai da un mese, perché le difficoltà di vita aumentano (le banche aprono soltanto qualche ora al giorno, per fare benzina devi fare ore di fila, le derrate scarseggiano e si vive in una atmosfera pre-bellica,) ma perché si ha la sensazione che il Venezuela sia stato abbandonato a se stesso ed alla improvvisazione... è una voce unica... ed i tanti stranieri che vi risiedono, italiani in testa, si chiedono cosa stiano facendo i loro paesi per trovare una soluzione ad un problema che non è più locale...Sta nascendo il partito degli scontenti e dei delusi di quelli che sono stanchi delle gazzarre e delle adunate, che pensano che per tirare fuori il paese dall'impasse sono necessarie proposte concrete e provvedimenti concreti, possibili e raggiungibili, per evitare che per ottenere uno si debba pagare cento....! Sta nascendo il partito di quelli che si sentono ingannati e strumentalizzati: utilizzati per guerre che magari finiranno per favorire altri...!

Sino a qualche tempo fa, ascoltando la televisione e leggendo i giornali che da due anni parlano solo e soltanto di politica, di opposizione e governo, pensavamo ottimisti: male che vada queste "rivoluzioni" avranno il merito di rimuovere la pigrizia dei cittadini accrescere il loro interesse per i problemi dello Stato e della Politica, contribuiranno a formare una classe politica nuova, in grado di coinvolgere i giovani, invece... niente! Proprio i giovani sono i più demoralizzati, perché non vedono prospettive e programmi, mentre devono rilevare con amarezza che qualunque sia il risultato, il loro futuro è lontano, la loro partecipazione paralizzata o nella migliore delle ipotesi rinviata... all'assetto che seguirà o, come dice l'altra parte, che è in corso d'opera. I giovani hanno cominciato a capire che sotto ci sono problemi grandi, di fronte ai quali "la rivoluzione e la controrivoluzione" lasciano il tempo che trovano. Va male, quindi, non tanto perché mancano certi servizi e beni di prima necessità, il venezuelano ha appreso come arrangiarsi e potrà tirare avanti ancora, ma va male perché a nessuno preme che possa scoppiare una rivolta... una guerra civile, un bagno di sangue! Perché queste previsioni non fanno più impressione in un mondo dove giornalmente muoiono centinaia di innocenti per cause quasi sempre a loro estranee. Di fronte alla situazione internazionale per il Mondo e per "quelli" che nel mondo contano, il Venezuela è soltanto un paese da controllare... da tenere amico, perché da solo può assicurare carburante a qualche centinaia di milioni di persone ed a molti di più se sono vere le notizie sui giacimenti di gas dell'Orinoco, perché possederebbe quei carburanti non inquinanti che ormai dovranno essere imposti nell'uso comune se il Mondo non vuol fare la fine del topo...

Come stiamo? Come chi si appresta ad andare in guerra, come chi sa che da un momento all'altro subirà un bombardamento e cerca come superare le sopravvenienti penurie, facendo provviste o fortificando il rifugio per salvare la pellaccia. Come andrà a finire? Dipende da come finirà con la Corea, dalla situazione in Cecenia, dall'incipiente conflitto in Iraq, dal prezzo del petrolio, da che accadrà in Medio Oriente e soprattutto dall'atteggiamento di Russia, Cina, Germania e Francia nel prossimo Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Molto dipenderà dalla capacità delle grandi di trovare un accordo sulle vie del petrolio, sugli oleodotti che dovrebbero assicurare, imperituramente, i rifornimenti di greggio (anche se poi rimane dimostrato che basta una Cecenia per interrompere i trasporti e mandare in fumo progetti ultra miliardari).

Intanto qui da noi, dove l'informazione è contraddittoria e di parte, la gente continua ad attendere: o il collasso del Governo, come annuncia l'Opposizione, ovvero il ristabilimento della situazione, la riconquista ed il risanamento dell'industria petrolifera che, a dire dello stesso governo, sino a ieri, per l'elevatezza dei suoi costi di gestione, non aveva consentito di dare corso alle riforme sociali di cui il paese ha bisogno. (Vitaliano Vita-Pagine/Inform)


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