* INFORM *

INFORM - N. 249 - 30 dicembre 2002

Sulla richiesta del CGIE di aprire a Lima un Consolato di prima categoria le precisazioni di Marcello Alessio

"Come evitare che l’eventuale nuova struttura risulti inadeguata ai suoi compiti"

ROMA – In occasione dell’Assemblea plenaria straordinaria dell’11-13 dicembre, il CGIE ha approvato un ordine del giorno per chiedere la costituzione a Lima di un consolato di prima categoria. Sull’argomento interviene con alcune precisazioni - dirette ai componenti del CGIE - il Capo della Cancelleria consolare dell’Ambasciata d’Italia a Lima, Marcello Alessio. Per maggiore chiarezza facciamo precedere il suo intervento dal testo dell’ordine del giorno.

Ordine del Giorno n. 4 – "Costituzione di un Consolato di I^ categoria a Lima"

Il CGIE, avendo constatato :

chiede al Ministero degli Affari Esteri e al Ministro per gli Italiani nel Mondo di adoperarsi finalmente a superare qualsiasi ostacolo per costituire un Consolato di I categoria per Lima, provvedendo immediatamente, in attesa che questo avvenga, a risolvere la situazione vergognosa e insostenibile dell’Ambasciata di Lima, mettendola in condizione di poter lavorare senza l’appoggio economico degli utenti e possa dare servizio a tutti gli Italiani ivi residenti.

Roma, 12 dicembre 2002 (Approvato all’unanimità)

___________

Ho molto apprezzato, come i miei collaboratori, lo spirito dell'Ordine del Giorno n. 4 con cui l'ultima Assemblea Plenaria del CGIE ha richiesto l'apertura di un Ufficio consolare autonomo in Perù; e tengo a ringraziare tutti i Consiglieri che l'hanno approvato. Tuttavia, non posso fare a meno, da "esperto" impenitente, di fare qualche precisazione e qualche obiezione.

Anzitutto, non mi pare che si possa parlare genericamente di "crisi delle rappresentanze diplomatico-consolari in America Latina": in alcuni paesi di quest'area, i discendenti di italiani sono pochi, e non sembra proprio che possano mandare in crisi le rispettive Ambasciate.

Per quanto riguarda i calcoli sul numero di pratiche "giacenti" e di persone "in lista di attesa", vorrei ricordare che già parecchi mesi fa avevo sollecitato uno sforzo comune di tutti gli Uffici consolari e dei Comites dell'area per arrivare a elaborare parametri di misura omogenei e confrontabili; fino a quando non ci arriveremo, i dati servono fino a un certo punto. O meglio: l'unico dato sicuramente significativo sul grado di produttività di un ufficio, è costituito dal numero di atti diviso per il numero di addetti. E da questo punto di vista, la sezione consolare dell'Ambasciata a Lima è certamente e di gran lunga la più produttiva dell'area, il che in pratica vuol dire che noi impiegati lavoriamo troppo e quindi necessariamente lavoriamo male, accumulando arretrati, frustrazioni e tensioni che inevitabilmente si riflettono anche nel rapporto col pubblico.

Inoltre, è opportuno ricordare che a Lima dalla fine di agosto 2002 non si sono più dati appuntamenti per la consegna dei documenti ai fini del riconoscimento di cittadinanza. L'ultimo appuntamento è stato dato il 31 agosto, ed è stato dato per il 5 febbraio del 2010.

Dopodiché, dal 2 settembre, le richieste - che continuano ad arrivare, per ora, al ritmo di 100-150 al mese (corrispondenti a un numero di persone potenzialmente interessate ben superiore) vengono semplicemente registrate: ai richiedenti, e ai gruppi familiari da essi rappresentati, viene data una ricevuta elettronica, con un numero progressivo che garantisce la futura ricezione dei rispettivi documenti nel corrispondente ordine cronologico, ovviamente dopo che si saranno ricevuti tutti quelli a cui erano stati dati gli appuntamenti.

In teoria, quindi, questi richiedenti post-settembre 2002, dovrebbero presentare i loro documenti dal 2010 in poi; in pratica però sarebbe possibile ipotizzare una drastica anticipazione almeno dei tempi di ricezione, ad esempio mediante un accordo di collaborazione con un Ente che possa quanto meno garantire condizioni di magazzinaggio sicure e adeguate, e magari anche collaborare a depurare previamente le domande da tutti gli errori, le lacune o le imperfezioni che quasi sempre vi si trovano e che poi ostacolano non solo la singola trattazione, ma soprattutto alterano gravemente l'ordine cronologico delle domande.

In effetti, il problema davvero grave è quello del distacco che si è venuto a creare fra il momento della ricezione/consegna dei documenti, e quello del riconoscimento/trascrizione della cittadinanza; in passato, il primo veniva considerato l'anticamera del secondo, senonché, ormai da molti mesi questo non è più vero, perché l'Ambasciata ha cominciato ad accumulare le domande coi relativi documenti senza più dar loro seguito; si è così formato quell' "arretrato" che adesso è di circa 5000 pratiche familiari, cioè circa 20.000 persone, e purtroppo continua ad aumentare man mano che maturano i famosi appuntamenti; andando avanti così, nel 2010 esso sarebbe più che raddoppiato, e quindi il rischio di smarrimenti, alterazioni e confusioni varie sarebbe diventato altissimo.

Su questo nodo si può inserire positivamente l'offerta dell'Associazione a cui fa riferimento l'Ordine del Giorno. Non vi è dubbio che, da parte di alcuni suoi promotori, l'idea iniziale fosse quella di pagare degli impiegati che, all'interno dell'Ambasciata, manderebbero avanti le pratiche di cittadinanza, in particolare quelle che da oltre un anno si vanno accumulando e ormai hanno raggiunto il numero di circa 5000. Tuttavia, questa offerta, oltre a interferire con alcuni fondamentali principi amministrativi e implicare evidenti complicazioni nei rapporti di lavoro, non risolverebbe il problema principale, che è quello della capacità dell'Ambasciata di erogare i normali servizi consolari, quelli obbligatori, già gravemente carenti come denuncia l'Ordine del Giorno. Ciò che l'Associazione, per ora, potrebbe fare - in analogia con i Patronati operanti in altri paesi - sarebbe, come dicevo prima, occuparsi dell'istruttoria preliminare delle pratiche, e soprattutto di quelle 2000 domande circa, che oggi compongono la "lista di attesa" (e potrebbero corrispondere a parecchie diecine di migliaia di persone): ricevere e verificare i documenti relativi a queste domande, non al ritmo lentissimo e forzoso con cui lo fa ora l'Ambasciata, ma velocemente, oltre a dare una soddisfazione, sia pure morale, alle persone che hanno già i documenti pronti, avrebbe il grande vantaggio di consentire una quantificazione "autentica", non ipotetica, delle dimensioni della comunità italo-peruviana. Su questa base, poi, potrebbero eventualmente essere commisurate le dotazioni di personale e di strumenti, di cui il Consolato autonomo avrebbe bisogno - sempre che il Ministero accetti di istituirlo. Altrimenti si rischierebbe di creare una struttura anche piuttosto costosa, che però poi si rivelerebbe inadeguata ai suoi compiti. Non solo: questo lavoro preparatorio consentirebbe agli "italiani di ritorno" di essere conosciuti e di conoscersi fra loro, dando vita per intanto a uno scambio di idee e a un movimento culturale che in fondo potrebbe essere più importante della stessa cittadinanza burocratica - troppo spesso ridotta a un ruolo puramente strumentale. (M. Alessio, Capo della Cancelleria consolare a Lima)

Inform


Vai a: