* INFORM *

INFORM - N. 248 - 27 dicembre 2002

Intervista al Presidente del Comites di Buenos Aires, apparsa su "Tribuna Italiana" di Buenos Aires il 24.12.2002

Luigi Pallaro invita la collettività italiana in Argentina ad organizzarsi per lavorare tutti insieme

BUENOS AIRES - "Un messaggio di auguri di Natale, per tutti i dirigenti delle associazioni e federazioni di tutta l¹Argentina coi quali abbiamo lavorato insieme alla Feditalia. E abbiamo lavorato tanto." Così comincia Luigi Pallaro, presidente della Feditalia e del Comites di Buenos Aires il suo saluto e la sua valutazione di fine d’anno.

"In questi giorni, per caso, ho trovato nell¹archivio della Feditalia la rivista che abbiamo fatto nel 1972, in occasione del Primo congresso del dopoguerra di tutte le associazioni italiane dell¹Argentina. Ciò per dimostrare che non è da oggi che lavoriamo per una politica dell¹emigrazione: Che già da allora abbiamo lavorato per uscire dalla confusione, per uscire da una Feditalia che finiva nella General Paz, per prendere contatto con gli italiani di tutta l’Argentina. Per una politica comune. Che fosse al di sopra delle passioni e delle ideologie politiche e che tenesse conto degli interessi degli italiani. E’ bene spiegare che in Italia non c’era nessuna politica dell’emigrazione. C’erano solo delle persone isolate anche dentro al sistema politico che ci ascoltavano. L¹Italia era così. Chi se ne andava era cancellato dalle anagrafi municipali. Voglio ricordare che è stato grazie allo sforzo, al lavoro fatto da noi in tanti anni, che si è riuscito a strappare ai politici italiani la Prima Conferenza nazionale dell¹Emigrazione".

"Poi sono venute le strutture regionali, provinciali, ecc. Neanche i consoli e gli ambasciatori sapevano che cosa fare con questi italiani emigrati, perché, se erano stati cancellati dalle anagrafi, non erano più italiani e quindi non aveva senso occuparsi di loro".

Poi il Gr. Uff. Pallaro ricorda le successive tappe. Il riconoscimento della cittadinanza ai discendenti, "per difendere le famiglie e mantenerle unite", i primi corsi di lingua e cultura italiana, la grande battaglia per il voto.

"Parlo di queste cose per ricordarle e per spiegarle alle nuove generazioni. Bisogna trovare l’armonia superare le difficoltà ideologiche. Per tutto questo abbiamo messo in piedi il Comitato unitario, con l¹intenzione che al di sopra delle ideologie, al di sopra di tutto si doveva fare una politica per tutti gli italiani dell’Argentina, che ci aiutasse a superare le difficoltà, per far spazio agli interessi di tutti gli italiani dell’Argentina. Abbiamo analizzato le cose su cui eravamo d’accordo, su quelle che erano le richieste della nostra comunità e siamo arrivati a dei bei risultati".

Poi entra nella più scottante attualità. "Per questo ci voleva l¹unità degli italiani, che ancora adesso è necessaria. E lo dico in funzione dell’ultima riunione del CGIE, dove noi dell’Argentina non abbiamo fatto una bella figura, perché gli interessi personali hanno preso il posto degli interessi globali".

"Non è che perché c’è un Comites a Rosario, a Bahía Blanca a Córdoba, a Buenos Aires, noi dobbiamo esser per forza divisi e non far più gli interessi della comunità italiana in generale. La prima cosa che dobbiamo fare è metterci d¹accordo sugli obiettivi e dopo segnalare le persone che hanno più possibilità e su loro essere tutti d¹accordo. Abbiamo perso Macrì, e ce ne dispiace, che ha fatto un bel lavoro e il posto lasciato vuoto da Macrì corrispondeva all’Argentina. Però lo abbiamo perduto forse... io non voglio pensare in malafede, ma dobbiamo ripescare il passato, per vedere come abbiamo superato le difficoltà individuali, perché al di sopra di tutto ci sono sempre gli interessi della comunità italiana in Argentina. Anche per il futuro.

"Tanto i Comites come le associazioni, come il CGIE, devono privilegiare gli interessi della nostra comunità e tutti i progetti devono avere quella finalità. Senza nulla togliere al fatto che ci possa essere anche una finalità politica. Bisogna ricordare che il Comites è una struttura politica. Ciò non toglie che prevalgano gli interessi della comunità. E se permetti, lo dico con l’autorità che mi dà il fatto di aver lavorato per gli italiani dell¹Argentina ininterrottamente da più di trent’anni. Sempre e continuamente.

"Il mio messaggio di Natale è un invito a ritrovare quell’armonia. C’è spazio per tutti e in modo speciale per i giovani che vanno invitati a partecipare. Abbiamo ancora molte cose da fare, anche se è stato fatto molto e si fa molto. Come in questi giorni che al Patronato Italiano, le donne che si occupano hanno lavorato a quattro mani per dare il pacco a mille persone e ognuna di loro è andata via con qualcosa. Allora come non ringraziare?"

Elenca e saluta quindi, oltre al Patronato, anche i Patronati, le associazioni regionali, mutualistiche, le scuole e gli ospedali, le federazioni, i circoli cittadini, i consultori regionali e quanti lavorano nella collettività e ricorda che sono enti che conoscono molto bene la comunità, per segnalare chi ha bisogno di aiuti. "La nostra comunità e senza dubbio tra le più organizzate dell’Argentina".

Saluta anche tutti i mezzi di stampa che comunicano agli italiani ciò che avviene fra noi, per il lavoro indispensabile che fanno. Pallaro rivolge un saluto anche alle autorità diplomatiche, all’Ambasciatore Roberto Nigido e ai consoli delle nove sedi consolari italiane in Argentina, all’Istituto Italiano di Cultura. "Questo è il momento di salutare e di ringraziare e anche di perdonare quelli che ci criticano, magari senza conoscere. Perché anche chi sbaglia ci aiuta a fare meglio il nostro lavoro".

Poi si rivolge ai giovani, con un messaggio "che non è nuovo", dice. "Non emigrate, impegnatevi nelle cose pubbliche e nella politica, perché l’Argentina è un grande paese che ha bisogno del loro contributo. "Non è sufficiente quello che abbiamo fatto noi, la casa, fare studiare i figli, creare lavoro e ricchezza. Bisogna impegnarsi. Chissà che in parte questa crisi dipende anche dalla nostra mancata partecipazione alla politica argentina. Voi siete cittadini di questo paese, insiste Pallaro, dovete impegnarvi di più, dovete impegnare i vostri governanti, essere esigenti con i politici che voi votate. Essere esigenti anche per mantenere le vostre tradizioni, la vostra cultura, quella che vi hanno lasciato in eredità i vostri padri e nonni, e anche per i rapporti con l¹Italia, relazioni per le quali noi abbiamo lottato per costruire un corsia preferenziale. Così riuscirete ad avviare una nuova tappa dell¹Argentina, che certamente sarà positiva e di grande ripresa" .

Poi rivolgiamo una domanda sulla questione delle pensioni in pagamento all¹estero. "Non ci devono essere differenze tra gli italiani, né tra quelli che stanno in Italia, né fra coloro che vivono nei differenti paesi di accoglienza". Un 2002 che è stato molto difficile anche per la collettività italiana in Argentina formata da emigrati che hanno lavorato tanto, hanno creato ricchezza, hanno risparmiato molto e dato molto al Paese che li ha accolti. "Non è colpa loro quindi - dice il Gr. Uff. Pallaro - se si trovano in condizioni di disagio e alcuni addirittura hanno perso anche la casa e hanno urgente bisogno di aiuti. Aiuti che l’Italia ha dato, che le Regioni hanno dato, ma, che ancora dovrà continuare a dare, fino a che questa situazione possa essere superata". "Per questo, prosegue il presidente del Comites di Buenos Aires, col Comites abbiamo reclamato alle numerose personalità politiche nazionali e regionali che sono venute quest¹anno in Argentina, di sostenere i fondi per l’assistenza".

Per quanto riguarda i pensionati, Pallaro non è d’accordo con la proposta fatta in sede di Finanziaria, di concedere l’aumento delle pensioni fino al minimo italiano di 516 euro, in base al costo della vita nei paesi di accoglienza, sottolineando che in questo i pensionati italiani in Argentina saranno penalizzati rispetto ai pensionati italiani che risiedono in paesi che hanno un tenore di vita più alto, perché oggi il costo della vita in Argentina, in euro, è molto basso rispetto a paesi come la Svizzera, la Germania o la stessa Italia. Ma i nostri pensionati vivono in una società nella quale sono crollate praticamente tutte le strutture di assistenza socio-sanitarie. E d¹altra parte per dieci anni i nostri pensionati hanno riscosso con la parità uno a uno e nessuno ha pensato allora di aumentare le pensioni perché vivevano in uno dei paesi più cari del mondo.

Sulla questione delle elezioni per il rinnovo dei Comites, dice Pallaro, siamo d’accordo che devono svolgersi entro il mese di giugno e con la nuova legge. Ma in quella dichiarazione c’è anche la porta aperta al rinvio delle elezioni per un altro anno (c’è da ricordare che le elezioni dovevano svolgersi quest’anno e sono state rinviate al 2003, ndr), e su questo non siamo d¹accordo. Si deve votare quest¹anno, meglio se con la nuova legge, ma si deve votare comunque.

Inoltre lancia l’allarme sul voto per corrispondenza per il Comites. "Non ha nessun senso, sostiene, si presta a situazioni poco chiare e si toglie lo spirito di festa democratica che devono avere queste elezioni, e si rischia inoltre la diserzione dal voto". (Tribuna Italiana/Inform)


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