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INFORM - N. 246 - 22 dicembre 2002

In un clima incandescente il Senato ha approvato un emendamento alla Finanziaria che riconosce l’incremento della maggiorazione sociale ad una limitata platea di italiani all’estero

Dieci anni di contribuzione in Italia il requisito per ottenere l’aumento della pensione oltre i 123 euro mensili, salvo ulteriori verifiche. Per Tremaglia "una vergognosa discriminazione"

ROMA - Che la battaglia parlamentare sull’incremento della maggiorazione sociale per i nostri connazionali nel mondo sarebbe stata difficile lo si era capito sin dall’inizio, ma che il dibattito al Senato sarebbe sfociato in una vera e propria rissa pochi lo avrebbero potuto immaginarlo. Dopo lanci di telefonini, spintonamenti ed espulsioni l’Aula di Palazzo Madama ha infatti approvato a notte inoltrata l’emendamento che attribuisce agli italiani all’estero la corresponsione della differenza fra i 123,77 euro già erogati dall’INPS e i 516,46 euro previsti dall'innalzamento del minimo pensionistico. Un risultato apparentemente positivo che nasconde però delle amare sorprese.

L’emendamento approvato dal Senato contiene infatti alcune sostanziali modifiche rispetto a quello presentato dal Ministro Tremaglia che, nel corso dell’ultima assemblea plenaria, aveva incamerato anche il via libera del CGIE. Importanti differenze, introdotte dalla Commissione Bilancio, che sono state prontamente rilevate ed illustrate nell’emiciclo del Senato dallo stesso Tremaglia, da giorni presente al Senato. Il Ministro per gli Italiani nel mondo, dopo aver ricordato i criteri di equità e giustizia che ispiravano l’ordine del giorno accolto sull’argomento dalla Camera, si è infatti detto profondamente amareggiato per le ulteriori modifiche apportate all’emendamento che non pone sullo stesso livello i nostri connazionali all’estero e gli italiani in Patria.

Una discriminazione - dall’emendamento modificato viene prevista l’erogazione del suddetto adeguamento pensionistico solo per gli italiani all’estero che in Italia abbiano accumulato dieci anni di contributi, lasciando comunque qualche spiraglio qualora dalle verifiche risultasse un onere complessivo inferiore a 60 milioni di euro all’anno - che secondo Tremaglia apporta una lesione al principio di uguaglianza tra i cittadini sancito dalla Costituzione. Il Ministro, dopo aver ricordato i numerosi accorgimenti tecnici finalizzati al contenimento della spesa già presenti nell’emendamento - come ad esempio la dilazione della decorrenza al 2003 e l’adeguamento dell’erogazione al costo della vita dei vari Paesi d’accoglienza - ha poi precisato che, anche senza questa ulteriore limitazione introdotta dalla Commissione, solo 80.700 connazionali all’estero avrebbero beneficiato dell’operazione, con un costo di circa 60 milioni di euro. "Com’è possibile - s’interroga Tremaglia - che dopo tanto lavoro la situazione sia improvvisamente mutata e che io, come Ministro degli Italiani nel mondo, non sia stato tempestivamente informato… Faccio appello a voi Senatori - continua Tremaglia dopo aver auspicato una votazione per parti separate dell’emendamento - affinché le cose si possano aggiustare e venga eliminata questa discriminazione. Credo di poter dire, con sufficiente amarezza, che dopo questo evento, informerò doverosamente il Presidente del Consiglio e il Capo dello Stato, anche per valutare le mie responsabilità personali e le compatibilità con questa situazione ed anche per riguardarla, se questa sera dovesse accadere qualcosa di negativo e spero di no, sotto l'aspetto di eccezioni di carattere costituzionale".

Un intervento, quello del Ministro per gli Italiani nel mondo, che ha suscitato attestati di stima nei rappresentanti dell’opposizione. Dopo il commento del senatore Battafarano (Ds) che si è chiesto quanti siano i connazionali all’estero che hanno dieci anni di contributi, sottolineando la solitudine del Ministro Tremaglia all’interno del Governo, il responsabile per gli italiani all’estero della Margherita Franco Danieli ha espresso la sua solidarietà a Tremaglia per l’onestà intellettuale dimostrata ed ha evidenziato la sua piena opposizione per questo emendamento che creerà "differenziazioni devastanti e costituzionalmente inammissibili" tra i cittadini in Italia e quelli all’estero. Sullo stesso piano anche il commento del senatore Marini del Sdi che ha dato atto al Ministro Tremaglia di coerenza, di impegno, di una grande tensione ideale e gli ha espresso infine la sua ammirazione.

Una serie di riconoscimenti che, evidentemente, hanno fatto perdere l’abituale compostezza al senatore Nania capogruppo di An, che ha apertamente accusato l’opposizione di compiere un’azione di sciacallaggio nei confronti di Tremaglia, al quale si rivolto direttamente: "come mai ministro Tremaglia oggi sono accanto a lei e in dieci anni di governo del Paese questi signori non hanno aumentato le pensioni?". Nania ha infine annunciato il sì di An al provvedimento così come integrato, assumendo nei confronti del Ministro un impegno: "Il problema dell’ammontare è condizionato al fatto che non conosciamo l’ampiezza della platea; ci batteremo affinché, una volta appresa esattamente qual è la platea di riferimento, gli italiani nel mondo abbiano la stessa pensione degli italiani residenti in Italia".

Un duro attacco alle opposizioni che ha infuocato il clima parlamentare. Dopo la richiesta da parte del senatore Boco dei Verdi di verifica del numero legale, il confronto verbale si è infatti trasformato in scontro fisico, con il lancio dai banchi di An di un telefonino che ha colpito il senatore Laconi dei Ds il quale, per giunta, nella confusione è stato espulso dall’Aula. C’è stata una lunga sospensione, poi in piena notte il dibattito è ripreso, al termine della conferenza dei capigruppo, con l’intervento del Presidente Pera (che ha riammesso il senatore Laconi espulso per errore), una dichiarazione di rammarico del senatore Nania per i suoi toni eccessivi e gli interventi dei rappresentanti dell’opposizione. Chiuso l’incidente, il Senato ha proseguito i suoi lavori ed ha approvato l’emendamento compreso il subemendamento. La possibilità di aumento della pensione minima oltre i 123,77 euro mensili viene così limitata a quei connazionali all’estero che possono vantare almeno dieci anni di contributi in Italia, salvo ulteriori verifiche. Questo vuol dire il riferimento, contenuto nell’emendamento approvato, al "possesso del requisito di cui all’articolo 8, comma secondo, della legge 30 aprile 1969, n. 153, e successive modificazioni".

Un requisito che non esiste per i pensionati residenti in Italia e che per Tremaglia rappresenta una vergognosa discriminazione ai limiti dell’incostituzionalità. (Lorenzo Zita-Inform)


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