* INFORM *

INFORM - N. 245 - 20 dicembre 2002

RASSEGNA STAMPA

Corriere della Sera, 20 dicembre 2002

Allargamento e riforme: lettera del ministro degli Esteri Frattini

Europa aperta a chi accetta la sua cultura

"L’ampliamento rappresenta l’unificazione politica e sociale e una immensa opportunità economica"

Caro direttore,

le decisioni adottate a Copenaghen segnano un passaggio estremamente importante per il processo di integrazione dell'Europa e pongono a carico dell'Italia - in quanto Paese di Presidenza dell'Unione nel secondo semestre 2003 - delicate, ma stimolanti, responsabilità.

Dal 1° maggio 2004, l'Unione Europea conterà 10 nuovi membri. Per il 2007 è già indicata la prospettiva dell'ingresso di altri due Paesi, Romania e Bulgaria. A richiesta italiana e di altri Stati, l'Unione ha stabilito un percorso che porterà ad avviare - con probabile inizio nei primi mesi del 2005 - negoziati di adesione anche con la Turchia, paese laico, di religione islamica, che ha confermato con forza la propria scelta europea e il proprio importante ruolo nella Nato. L'effettiva adesione della Turchia richiederà una attenta verifica, come avvenuto per gli altri candidati, della idoneità ad assumere pienamente gli obblighi derivanti dalla partecipazione a uno spazio economico-monetario integrato e a una comunità di diritti e valori. Ma a Copenaghen si è stabilito l'importante principio che non possono esistere esclusioni precostituite nei confronti di quanti chiedono di aderire alla nostra Unione e sono determinati a rispettarne i principi fondanti.

Sullo sfondo restano infine quei Paesi europei più duramente colpiti da un passato di totalitarismi e da terribili lacerazioni interne. Penso ai Balcani, ma anche ad alcuni Stati dell'ex Unione Sovietica per i quali si può ipotizzare una richiesta di adesione all'Unione in un arco temporale di cinque-dieci anni.

E infine - come spesso ricordato dal Presidente del Consiglio - non dobbiamo dimenticare la vocazione europea della Russia.

L'Europa di Jean Monnet e degli altri Padri fondatori delle originarie Comunità realizza oggi un modello ineguagliato di democrazia, libertà, pace, prosperità condivisa, coesione sociale e si pone sempre più come un fattore di stabilità sullo scenario internazionale.

L'ampliamento rappresenta l'unificazione politica, sociale e culturale del continente e una immensa opportunità economica, sia per i nuovi membri, sia per quelli attuali e certamente per il nostro Paese. Ma si tratta anche di una grande sfida. Per le sue dimensioni (il 30% circa in più di territorio e popolazione, ma solo il 4-5% in più di PIL rispetto all'Unione a Quindici), l'allargamento comporta un rischio di diluizione della struttura istituzionale e politica dell'Unione.

Nella consapevolezza di questi pericoli, i Capi di Stato e di Governo hanno deciso a Laeken nel dicembre 2001, la creazione di una "Convenzione sull'avvenire dell'Europa", presieduta dall'ex Capo di Stato francese Giscard d'Estaing (con Vice Presidente Giuliano Amato), composta da rappresentanti dei Governi e dei Parlamenti nazionali e delle istituzioni dell'Unione. La Convenzione, nella quale il nostro Governo è rappresentato dal Vicepresidente del Consiglio Fini, ha finora compiuto un eccellente lavoro e sta di fatto svolgendo una funzione pre-costituente attraverso i dibattiti democratici e i contributi propositivi dei suoi componenti. La Convenzione presenterà un progetto di trattato costituzionale all'esame del Consiglio europeo di Salonicco del prossimo giugno. Su tale base, la Presidenza italiana sarà chiamata a convocare una Conferenza dei Governi degli Stati membri per trasformare il progetto della Convenzione in un testo definitivo da sottoporre alla firma e alla ratifica dei venticinque Stati membri dell'Unione ampliata.

Dotare il processo di integrazione europea di una autentica base costituzionale è compito affascinante, ma pieno di difficoltà. Dobbiamo essere consapevoli del percorso stretto e accidentato che attende la nostra futura presidenza. Malgrado i suoi sforzi, la Convenzione non sarà verosimilmente in grado di presentare a Salonicco un progetto condiviso e consensuale. Resteranno - soprattutto nel settore istituzionale - alcuni punti controversi. Noi dobbiamo tuttavia porci l'obiettivo di chiudere il negoziato entro il dicembre 2003. Non solo per legittime motivazioni di orgoglio nazionale ed europeista (efficacemente sintetizzate nella formula "da Roma a Roma", cioè dai trattati del 1957 alla Costituzione europea che vorremmo fosse firmata nella nostra capitale), ma soprattutto perché esiste un fortissimo nesso tra la durata del negoziato e il livello di ambizione e di integrazione del futuro testo costituzionale. Più il negoziato sarà lungo, macchinoso, temporalmente distante dallo slancio costituente della Convenzione, più sarà forte la spinta verso compromessi al ribasso, soluzioni minimaliste e rabberciate. Vi è poi una scadenza fondamentale per i cittadini degli Stati membri: le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo del giugno 2004. Entro quella data dovranno essere noti i lineamenti definitivi della futura architettura costituzionale dell'Unione: sarebbe altrimenti impossibile mobilitare le opinioni pubbliche e la tanto lamentata lontananza dell'Europa dai suoi cittadini aumenterebbe drammaticamente. Quanti invocano, dunque, l'esigenza di lunghe pause di riflessione dopo il termine dei lavori della Convenzione non rendono un buon servizio alla trasparenza del processo costituente europeo.

Ho citato lo stretto legame tra calendario e contenuti del negoziato costituente. In modo sintetico, ritengo che gli elementi essenziali del futuro testo costituzionale debbano essere: la chiara indicazione della doppia legittimità dell'Unione fondata sui popoli e sugli Stati; la riaffermazione dei valori democratici cui tutte le costituzioni dei Paesi membri si ispirano; il conferimento di forza giuridica vincolante alla "Carta dei diritti fondamentali", definita dal Presidente Ciampi come il codice etico della futura Unione; una più chiara ripartizione di competenze tra Unione e Stati membri sulla base dei principi di efficacia, solidarietà e sussidiarietà che permetta all'Europa di agire incisivamente. Soprattutto in aree come la politica estera, il governo economico della moneta unica, la lotta all'immigrazione clandestina e ai fenomeni criminosi transnazionali. E, infine, un equilibrio interistituzionale che rafforzi il ruolo del Parlamento europeo, della Commissione e della Corte di Giustizia, contemplando anche una accresciuta partecipazione dei parlamenti nazionali alla vita dell'Unione.

Su questa ambiziosa piattaforma, il Governo italiano si impegnerà nell'esercizio della presidenza europea del prossimo anno. Confidiamo nel sostegno di tutte le principali forze politiche, economiche, sociali e culturali del nostro Paese. La sfida che abbiamo davanti è ardua e dobbiamo esserne consapevoli. Non possiamo essere sicuri del successo, come ricordava il Presidente Giscard citando George Washington. Ma faremo di tutto per meritarlo. (Franco Frattini*)

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* Ministro degli Affari Esteri


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