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INFORM - N. 245 - 20 dicembre 2002

A colloquio con il Presidente dell'Istituto Fernando Santi Piero Puddu

Sarà la formazione professionale la nuova frontiera della grande Europa

ROMA - Sono passati oltre trent'anni dalla nascita dell'Istituto Fernando Santi e molte cose sono mutate nel panorama sociale italiano. Cambiamenti radicali, come ad esempio il lento declino della grande industria e l'inesorabile avvento dell'economia dei servizi, che hanno coinvolto anche il mondo dei migranti. L’Italia dopo molti decenni di dolorose diaspore è infatti diventata uno dei principali Paesi d'accoglienza dell'Unione Europea. Mutazioni profonde che, a differenza di altre strutture che operano in questo particolare settore, non hanno colto di sorpresa gli esponenti dell'Istituto. Sin dalla sua fondazione il "Santi" si è infatti attivato per essere al fianco sia degli italiani nel mondo sia delle nascenti comunità immigrate. Ancor oggi, nonostante la crescente incidenza sociale dell'immigrazione, l'Istituto continua ad operare sui due fronti.

Per comprendere meglio lo spirito e gli obiettivi prioritari di questa struttura dalla doppia vocazione migratoria abbiamo rivolto alcune domande a Piero Puddu, Presidente dell'Istituto Fernando Santi.

"Per quanto concerne l'emigrazione - esordisce Puddu rispondendo alla nostra domanda sulle priorità operative dell'Istituto - il 'Santi' si pone degli obiettivi prevalentemente culturali, finalizzati alla salvaguardia dell'identità italiana nelle diverse realtà internazionali. In questo contesto seguiamo infatti con particolare attenzione l'emigrazione residua diretta verso il continente americano. Diversa invece la situazione all'interno dell’Unione Europea dove gli italiani residenti nei vari Paesi membri possono sostanzialmente godere di una libera mobilità.

"La nostra attenzione - continua il Presidente Puddu passando all'illustrazione delle principali iniziative dell'Istituto nelle varie aree geografiche - si rivolge anche ai Paesi emergenti dell'Est europeo. Voglio ad esempio ricordare il caso della Romania. Per questa Nazione abbiamo realizzato, attraverso il ‘Santi’ dell'Emilia Romagna, dei corsi professionali e linguistici per la formazione di nuove categorie di operatori economici, di piccoli imprenditori e di esperti del turismo. Un fenomeno, quello delle nuove nazionalità che confluiranno nella casa comune europea, che a nostro giudizio dev’essere accompagnato dell'attivazione di specifici corsi per la formazione, l'aggiornamento e la riqualificazione professionale delle persone".

Un impegno a tutto campo, quello dell'Istituto Santi, che supera i confini della nuova Europa e cerca di instradare e limitare l'impatto sociale dei grandi flussi migratori provenienti dai Paesi in via di sviluppo del bacino del Mediterraneo. "Per quanto concerne invece l'immigrazione dall'area mediterranea - continua Puddu - guardiamo con rinnovato interesse ai Paesi dell'Africa. In questo contesto geografico abbiamo infatti già stipulato con le autorità del Marocco specifici accordi per la realizzazione in loco di appositi corsi di formazione professionale. Un'iniziativa che darà concrete opportunità lavorative agli immigrati e fornirà manodopera certa e qualificata alle diverse attività industriali del nostro Paese. Stiamo portando avanti lo stesso discorso formativo in Tunisia e nella complessa realtà del Senegal. In definitiva, con le nostre iniziative stiamo cercando di creare degli 'sportelli migratori' che diano ai giovani del luogo, che si apprestano a varcare le frontiere dell'Unione Europea, indicazioni utili sulla nostra lingua e su tutte le norme che assicurano la parità dei diritti di cittadinanza anche ai lavoratori immigrati".

"Voglio infine ricordare - conclude Puddu sottolineando l'estrema attualità delle intuizioni del sindacalista ed uomo politico socialista nato cento anni fa di cui l'Istituto prende il nome - la recente presentazione di una dettagliata ricerca, realizzata con la collaborazione dell'Università di Parma, sul pensiero e l'eredità politica di Fernando Santi". (Lorenzo Zita-Inform)


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