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INFORM - N. 240 - 13 dicembre 2002

L’editoriale di "Corrispondenza Italia"

Il Patronato INAS nei Paesi di emigrazione: la priorità Sud America

ROMA - Fare della presenza dell’INAS in America latina un punto di attenzione prioritaria per tutto il Patronato. Il nostro recente viaggio-missione in Sud-America non può rimanere né un episodio di routine né un’emozione, magari intensa ma chiusa in se stessa. Vuol essere invece per noi un capitolo da frequentare costantemente e sul quale investire le energie sociali e la capacità di coordinamento che l’Istituto ha non solo in Italia ma in tutti i Paesi di emigrazione.

La realtà dell’INAS nel sub-continente americano è per molti versi esemplare. Sullo sfondo di paesi nei quali è grande e radicata la presenza del lavoro italiano e c’è il legame di milioni di "oriundi" e di tanti connazionali che conservano il passaporto italiano o che bussano alle porte dei nostri consolati per vedersi nuovamente riconosciuta la cittadinanza del nostro Paese, l’INAS è un punto di riferimento tra i pochissimi che appaiono in grado di trasmettere una sensazione di speranza non infondata.

L’unanime e vasto riconoscimento, anche autorevolmente tributato al nostro Patronato, ci chiama dunque ad una responsabilità crescente. L’INAS non è soltanto il patronato più interpellato dai connazionali che necessitano di assistenza ma è anche quello qualitativamente primo per "serietà": una merce quest’ultima, purtroppo, diventa rara in contesti sociali che soffrono spesso di una profonda crisi di credibilità a carico delle istituzioni pubbliche. L’esemplarità della presenza INAS in America meridionale e in particolare nei quattro paesi toccati nel nostro viaggio-missione - Venezuela, Brasile, Uruguay, Argentina - è connotata non soltanto dalla passione sociale e dalla professionalità con cui gli operatori INAS si adoperano sulle specificità del loro mestiere, ma da tutto quel "di più" che "super est" non nel senso banale che talvolta si dà a questa espressione evangelica, confondendola col superfluo da dare ai poveri ma nel senso letterale dello "stare sopra", dell’essere la parte migliore e più pregiata del servizio reso agli altri: migliore proprio perché non dovuta, non oggetto di scambio utilitario, bensì di gratuità.

Non è un caso se sulla frontiera dei quattro paesi oggetto dell’ultima nostra visita ci siano quattro coordinatrici INAS, tutte donne con personalità e stili di guida diversi ma sempre connotati da grande dedizione e spirito di servizio.

Il fatto è che nei paesi a forte presenza di connazionali, specie in quelli più travagliati, come sono in queste difficile congiuntura internazionale i paesi latino-americani, il Patronato meno che altrove può limitarsi a svolgere la sola attività istituzionalmente riconosciuta, ma deve sconfinare continuamente sia verso l’alto che verso il basso. Non si tratta cioè di fare solo volontariato, di fare da studio dello psicologo o dell’avvocato o del fiscalista. Ma si tratta anche di essere "sussidiari" verso strutture e uffici pubblici in grave deficit di uomini, risorse e attrezzature. Un deficit che tendenzialmente si aggrava anziché essere colmato.

Nella sua esperienza di ministro degli esteri, il capo del Governo Berlusconi si diede la "missione" della produttività, anche economica, di ambasciate e consolati: ma la cosiddetta razionalizzazione della rete consolare finora ha significato solo tagli a carico soprattutto della domanda sociale dei nostri connazionali all’estero.

Di fronte a questa tendenza (che, beninteso, si riferisce anche ai servizi pubblici e sociali in Patria) noi abbiamo lanciato la sfida dell’ INAS Nuovo, sulla scia di quelle idee portanti della CISL che non hanno dogmi di statalismo da difendere ma sono bensì aperte al "welfare comunitario", alle pratiche dello sviluppo del settore privato-collettivo, delle convenzioni per l’esercizio normato e controllato di funzioni pubbliche, della cosiddetta bilateralità o trilateralità, partecipata responsabilmente dalla mano pubblica assieme al sindacato e/o alle forze produttive.

Ma a questa linea che ha portato alla legge di riforma dei patronati nel corso della passata legislatura (la legge 152 del 30 marzo 2001) non si dà nessun seguito operativo (decreti attuativi). Ciò non certo per semplice inerzia burocratica ministeriale, ma per una chiara scelta politica del Ministro del Lavoro.

Anche in questa ottica la priorità America Latina che come INAS vogliamo darci, non è soltanto un dovere morale che ci deriva dalla conoscenza diretta di situazioni e di bisogni che interpellano la nostra coscienza e sensibilità sociale; ma è anche un modo di alzare la nostra voce di protesta per chiedere l’onesta e più efficace attuazione della legge 152 per la quale tutto il movimento dei lavoratori italiani si è battuto. (Corrispondenza Italia/Inform)


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