* INFORM *

INFORM - N. 238 - 11 dicembre 2002

Un intervento di Giovanni Castagna (Comites Rio de Janeiro)

Non solo "rose" ma anche "spine" nella storia dell’emigrazione italiana

RIO DE JANEIRO - E’ abbastanza comune incontrare nello Stato di Espírito Santo, cittadini di origine italiana, infatti su una popolazione di 3 milioni di abitanti, sono circa la metà coloro che hanno radici in Italia, prevalentemente nel Veneto e Lombardia, ma anche in altre regioni.

In ogni incontro si scoprono storie sempre più interessanti, la vita in Brasile infatti é imprevedibile, per la sua varietà di gruppi etnici, di culture, religioni, di lingue, di colori, di musiche scatenate; di giovani allegri e scanzonati, o semplicemente ragazzi di strada (meninos de rua); ragazze dal portamento danzante e seducente, erroneamente interpretate come "ragazze facili", che fanno di questo paese, un paese "esotico" - si dice in Italia -, qui semplicemente, si dice, un paese bello per vivere e che desta nella mente e nella fantasia dei giovani italiani il "sogno" di venire in Brasile, perché qui è tutto facile. Sogno! Non è tutto facile, lo dicano i giovani e meno giovani che qui si sono avventurati, senza avere un contratto di lavoro sicuro, senza una rendita sicura, senza una copertura sanitária sicura, e allora si vedrà che la vita riserva a costoro amare sorprese. I sogni di successo si trasformano in incubi di fallimento.

Viviamo un momento interessante come italiani all'estero, tutti ci "amano " ci chiamano di "ricco patrimonio culturale", con dovizia di testimonianze e di servizi televisivi e radiofonici, di interventi parlamentari, esaltando le persone di successo, imprenditori e artisti, sembra che essere italiani all'Žestero e sopratutto in Brasile, significhi oggi essere al "top" della civiltà. Tra questi italiani diventati importanti, ci sono parlamentari e senatori, inoltre "abbiamo centrato il bersaglio più alto" : la moglie del nuovo Presidente Luiz Inácio Lula da Silva è di origine italiana. Se la stirpe italiana sul territorio nazionale marca un indice di natalità quasi negativo, qui prospera, la nostra autostima va alle stelle!

Ecco allora, lŽabilità e capacità tipica degli italiani, che appare per vendere di tutto; dal parmigiano, all'Žaceto balsamico, dai modelli Armani o Versace alle preziosità di Gucci ed altri; ad un popolo dove circa il 30% della gente è a livello di miseria. Dove anche tra i discendenti italiani non tutto è festa, molti ancora relegati ad una agricoltura manuale, senza macchine, o nelle periferie (favelas) dove quando cŽè una malattia, in non pochi casi, questa è fatale.

Non è vergogna riconoscere che anche in Brasile e non solo in Argentina, la situazione degli "Italiani" é grave, troppi ancora vivono in miseria; non è sufficiente essere orgogliosi per la "Primeira Dama", dobbiamo sostenere i progetti del Nuovo Presidente specialmente contro la fame e la miseria, questa sarebbe la "vera gloria" che i posteri potranno riconoscerci.

In questo contesto desidero segnalare una storia di quelle, che non sono di moda, che non sarà filmata dalla Tv, non sarà documentata da belle fotomodelle sorridenti; ma che dal punto di vista umano, mette in evidenza uno dei valori più belli della cultura italiana, della quale dobbiamo esserne fieri, la tenace lotta di una madre per la vita e la salute del suo figlio. Mi riferisco alla storia di Odete Moschen pronipote di emigrati veronesi, la sua bisnonna Maria Franchi, nel suo "esilio" verso il Brasile, portò insieme ad un sogno, non del tutto realizzato, il germe di una malattia chiamata "neuropatia optica ereditaria de Leber, a NOHL," che porta alla cecità totale specialmente i maschi in giovane età. La Signora Odete Moschen non si è nascosta per la "vergogna di avere un figlio" in quelle condizioni, al contrario ha reso pubblico questo suo dramma, ha scritto un libro, "A Trajetoria de um sangue", (Il percorso di un sangue), pubblicato nel 2002, che si legge dŽun fiato, tanto è semplice ed avvincente.

Ne ha parlato a giornali e riviste compresa la "Veja" forse la maggiore come tiratura di copie. Mi esimo dal ripetere quanto é stato scritto. La comunità scientifica mondiale, e tra questi, è il caso di dire "grazie al cielo", anche una équipe italiana con il Dott. Valerio Carelli dellŽUniversità di Bologna si è interessata a questa malattia.

Vorrei ora interessare anche le autorità civili, in modo particolare di Verona e di Soave paese dŽorigine della signora Odete, anche altri a cui compete lŽesame di queste situazioni per gli italiani allŽestero, vorrei segnalare che anche i portatori di questa malattia sono "italiani", forse non hanno svolto il processo comprovando la cittadinanza, (non esiste però prova piùú schiacciante che il DNA), ma dalle loro testimonianze scritte e verbali, si sa che hanno sofferto stenti e difficoltà, alcuni sono anche morti per la malattia.

È un caso atipico e speciale che così deve essere trattato e che un oculato amministratore può risolvere. Nel divulgare questo fatto si potrebbero cercare due obiettivi, sostenere la ricerca scientifica già in atto, a scoprire un vaccino e sarebbe una grande conquista per tutti, inoltre mettere in guardia che ci sono sia in Italia che allŽestero portatori di questa malattia.

Non vorrei creare false speranze o suscitare dei sogni alla Signora Odete o al suo figlio, ma credo che un impegno pubblico in questa direzione, migliorerebbe lŽimmagine dellŽItalia, legata non solo alle solite critiche di clientelismo o corruzione, scioperi o manifestazioni di ogni tipo, ma impegnata nella lotta per lŽumanità.

LŽItalia è considerata oggi una delle nazioni più industrializzate e ricche, la provincia di Verona e dintorni non sono certo tra le aree più povere dŽItalia. Penso quindi che non perderanno il loro prestigio, impegnandosi in uno sforzo per sollevare dalle difficoltà chi ha ricevuto dalla vita il pesante fardello di dover emigrare e per di piú con una malattia ereditaria. (Giovanni Castagna*-Inform)

* Vice Presidente del Comites di Rio de Janeiro, Direttore culturale del Circolo Italiano dello Stato di Espírito Santo

 


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