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INFORM - N. 236 - 9 dicembre 2002

Giorgio Mauro: "Il rinnovo dei Comites va fatto con una legge di riforma e non certo con l’attuale"

ROMA - "Emerge ormai inequivocabilmente che siamo davvero arrivati ad uno dei momenti più importanti del nostro mandato. Guai a tradire oggi le attese di quanti, italiani all’estero, si impegnano attraverso i Comites nella partecipazione, nella difesa dei diritti civili, nella promozione delle comunità dove essi operano". E’ quanto sostiene Giorgio Mauro (CGIE Paesi Bassi) in una nota inviata il 7 dicembre ai colleghi componenti del Consiglio Generale. "Se si deve votare - prosegue Mauro - va fatto con una legge di riforma e non certo con l’attuale che in sedici anni ( ricordate? novembre 1986) ha ampiamente dimostrato limiti ed insufficienze ad oltranza. L’annullamento del convegno sulla partecipazione del 17 e 18 dicembre prossimi ha di fatto tolto ai rappresentanti dei Comites la possibilità di manifestare coralmente, con forza, ancora una volta e direttamente, la propria convinzione sull’inadeguatezza della legge attuale e sulla necessità di procedere alle elezioni con una normativa più dignitosa e rispettosa del requisito del suffragio universale.

"Resta ormai, come pubblica occasione di testimonianza delle comunità italiane all’estero su questo argomento, solo l’assemblea straordinaria del CGIE. Sappiamo infatti che i Consolati sono già stati attivati per organizzare il voto sulla base della normativa attuale. Sappiamo che il Parlamento è in tutt’altre faccende affaccendato e che nessun politico, oggi, chiede priorità in Parlamento, con autorevolezza, nella definizione di un ordine del giorno che preveda la discussione della nuova normativa sui Consites in tempi utili.

"Dannatamente, questo momento cade in un contesto dove le peraltro umane e consequenziali ambizioni personali di questo o quello esponente del CGIE alla promozione nella propria carriera politica, fanno prevedere il loro pubblico disimpegno nel dibattito sulla elezione dei Comites anche senza la nuova normativa. Peggio, da parte di qualcuno sono già state rese note posizioni di benevolenza sul voto a tutti i costi. Proprio come vogliono i romani. Si tratta di esponenti in vista, usi a frequentare ad abbondanza le agenzie di stampa specializzate sulle questioni degli italiani all’estero. Voci che possono aver peso, coerenti come sono, con il disimpegno dei partiti. Atteggiamenti personali, possono in questo caso anche portare a premi molto ambiti, ma a costi enormi per la gente che aveva creduto e sperato in nostri comportamenti ben diversi ed anche per il progetto complessivo della partecipazione. La gente che ci ha eletti vuole contare, vuole comitati che servano alla comunità, è gente sulle cui spalle pesa il compito di promuovere la conquista del voto politico in loco tra connazionali che dopo cinquant’anni di attese hanno da tempo deciso di preoccuparsi di cose ben diverse, come tutti noi ben sappiamo e che possono essere riconquistati alla partecipazione solo con l'esempio ed il facile approccio delle sue motivazioni. Attenzione. Tradire le attese della base sarebbe drammatico e schiaccerebbe il CGIE al livello dell’opportunismo più indegno. E guai a giustificare personalismi con la pretesa del dibattito democratico. Sappiamo tutti, nessuno escluso, dove stiamo.

"Spero vivamente - conclude Giorgio Mauro - che il dibattito dei prossimi giorni sia coerente con le attese di chi ci ha eletti. Conto e con me migliaia di esponenti dei Comites, che il CGIE sappia promuovere al massimo attenzioni politiche, istituzionali e culturali di rilievo sulla questione che andiamo a trattare". (Inform)


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