* INFORM *

INFORM - N. 236 - 9 dicembre 2002

Una lettera a Inform

Interessa gli esuli dalla ex Jugoslavia: il 5 gennaio 2003 scade il termine per l’istanza di risarcimento per i beni situati nell’attuale Croazia

Egregio direttore,

segnalo l’importanza che gli aventi diritto, esuli dalla ex Jugoslavia, tra i quali sono numerosi quelli residenti all’estero, non lascino scadere il termine del 5 gennaio 2003 stabilito dalla recente Legge croata del 5 luglio 2002 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 80/02 e 81/02). Questa Legge è stata emanata dopo che la Corte Costituzionale Croata con la sentenza 21 aprile 1999, n. U-I 673/1996 (in Gazzetta Ufficiale della Repubblica di Croazia del 23 aprile 1999, n. 39/1999) ha dichiarato incostituzionale, nella parte relativa alla cittadinanza, la precedente Legge croata sul risarcimento della proprietà privata avocata allo Stato nel periodo dell'ex Governo comunista jugoslavo.

Nonostante la sentenza della Corte Costituzionale, anche la recente Legge del 2002 pone la discriminazione in base alla cittadinanza. Infatti, nell'art. 2 esclude la restituzione e/o il risarcimento "qualora la questione dell'indennizzo è stata risolta con accordi internazionali." Inoltre, la Legge stessa allude alla cittadinanza anche nei successivi articoli 10, 11 e 12.

Tenuto conto di ciò, io ritengo che dovrebbero considerarsi sussistenti tutti i presupposti favorevoli affinché gli interessati possano ottenere, rispettando il termine del 5 gennaio 2003 fissato dalla Legge croata, il risarcimento per l'alienazione dei beni posseduti all'epoca della soppressione della proprietà privata da parte dell'ex governo comunista jugoslavo.

Qualora l'istanza di risarcimento venga rigettata, a causa delle deroghe previste dalla Legge croata (accordi internazionali, cittadinanza straniera, ecc..), tuttavia gli interessati potranno proseguire l'azione avanti al Giudice croato competente, facendo valere il loro diritto ed invocando l'illegalità e incostituzionalità della discriminazione fondata sulla cittadinanza.

Qualora, anche da parte dei Tribunali croati competenti non venga riconosciuto alcun diritto agli interessati, la questione potrà essere sottoposta alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo con ricorso da presentarsi soltanto dopo avere esaurito tutte le vie interne croate di ricorso (cioè dopo avere avuto la pronuncia dell'ultimo grado dei Giudici croati competenti). Il termine per proporre il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo è di sei masi decorrenti dall'ultima sentenza del Giudice croato di ultima istanza pronunciata sulla domanda dell'interessato.

A mio giudizio, se per un verso sulla violazione del diritto di proprietà commessa dall'ex governo jugoslavo a partire dal 1945 non è competente a giudicare la Corte Europea "ratione temporis", considerata anche l'inapplicabilità retroattiva della C.E.D.U. (Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali, del 1950), per altro verso non dovrebbe esserci alcun dubbio sulla competenza della Corte e sull'applicabilità della C.E.D.U. alle recenti leggi croate sul risarcimento della proprietà espropriata riconosciuto in via generale agli aventi diritto, dopo la reintroduzione della proprietà privata in Croazia, ma recanti deroghe discriminatorie in base alla cittadinanza.

Pertanto, io sono fermamente convinto che, anche se la strada può sembrare lunga, l'istanza (se tempestivamente presentata (*) e poi coltivata innanzi ai Tribunali croati e successivamente avanti alla Corte Europea) dovrebbe trovare alla fine pieno accoglimento avendo presente la ormai quarantennale giurisprudenza della Corte Europea, che ha sempre riconosciuto un'equa soddisfazione a coloro che hanno subito dagli Stati facenti parte del Consiglio d'Europa (sottoscrittori della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali) la violazione del loro diritto di proprietà.

Ovviamente, conviene che gli interessati abbiano l'assistenza legale adeguata al caso. In questo brevissimo appunto non posso scendere nel particolare, ma resto a disposizione di tutti gli interessati che volessero avere indicazioni su come agire, su dove rivolgersi, sugli indirizzi degli Studi legali croati che, in collegamento con il mio studio, possono essere in grado e disponibili ad assisterli per portare avanti alle autorità croate competenti le loro istanze.

L'indirizzo del mio studio è il seguente: Studio Legale Bozzi - 20122 Milano - Largo Ildefonso Schuster, n. 1 - Telefoni: 0039 0289012327- 003902867283 - E mail : avvbozzialdo@studiobozzi.it - avv.bozzi#tiscali.it - telefax: 0039 02867850.

Mi è gradita l'occasione per inviarLe i più cordiali saluti. (Avv. Aldo Bozzi)
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(*) E' ipotizzabile, anche se molto più difficile, l'azione tardiva da parte di coloro che non riusciranno a presentare tempestivamente la domanda entro il 5 gennaio 2003. In questo caso occorrerebbe sostenere che la discriminazione in base alla cittadinanza preclude l'applicazione del termine per le persone discriminate. La tesi è più ardua. Mentre la situazione sarebbe più solida per coloro che riuscissero a presentare tempestivamente l'istanza.


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