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INFORM - N. 231 - 2 dicembre 2002

Inchiesta rappresentativa in Germania sui lavoratori stranieri e le loro famiglie

BERLINO - Il Ministero federale del lavoro (Bundesministerium für Arbeit) ha pubblicato un’inchiesta rappresentativa sulla situazione dei lavoratori stranieri e delle loro famiglie, realizzata nel 2001. Nella ricerca vengono prese in considerazione le maggiori comunità immigrate, vale a dire i turchi, i greci, gli italiani, e i cittadini degli stati dell’ex Jugoslavia, che insieme costituiscono il 56 % della popolazione straniera. L’inchiesta fornisce informazioni riguardanti la situazione famigliare, scolastica, lavorativa, finanziaria, abitativa degli immigrati e considera aspetti come il tempo libero, la religione, la partecipazione politica, la discriminazione, l’utilizzo dei media e i progetti per il futuro. L’edizione del 2001 segue il modello di quelle precedenti realizzate nel 1980, 1985 e 1995. In questo modo è possibile fare un confronto tra i risultati attuali e quelli degli anni precedenti.

Partecipazione politica

Tra le persone prese in considerazione dall’inchiesta ben poche fanno parte di un partito politico sia tedesco che del paese di origine: il 3% per gli italiani, i turchi ed gli ex jugoslavi e il 2% per i greci. Tre quarti di coloro che sono iscritti ad un’organizzazione politica fanno capo a movimenti del proprio paese. Solo per gli italiani la percentuale è inversa: due terzi si impegnano in organizzazioni tedesche.

Vi è grande ignoranza per quanto concerne l’esistenza e l’attività degli Ausländerbeiräte, gli organi consultivi che permettono agli stranieri una forma limitata di partecipazione politica a livello locale. Molti non sanno neppure che esistono e, se ne hanno sentito parlare, non conoscono precisamente la loro funzione. Un po’ più nota è la figura dell’Incaricato degli stranieri, presente a livello comunale nelle grandi città. Ma anche qui prevale il gruppo dei non informati riguardo alle attività e alle funzioni di questo ufficio.

Appartenenza religiosa

Dall’inchiesta del Ministero del lavoro si può anche rilevare l’appartenenza religiosa delle famiglie immigrate. Tra gli intervistati turchi l’85% ha affermato di essere musulmano, il 10% di non avere appartenenza religiosa, il restante 5% di appartenere ad una chiesa cristiana. L’85% degli italiani si dice cattolico, l’11 % non ha una religione e il 4% appartiene ad altre comunità. Tra i greci prevale la confessione cristiana ortodossa (71,7%), segue quella cattolica (13%). Tra gli jugoslavi vi è maggiore eterogeneità religiosa a motivo delle diverse etnie di provenienza: il 40% è cattolico, il 16,8% appartiene alla chiesa ortodossa, il 15,5% è musulmano, meno del 5% è di confessione evangelica. Un quinto degli jugoslavi non ha una religione.

Le conoscenze linguistiche

L’apprendimento della lingua tedesca è uno degli elementi a cui viene data più importanza nella politica di integrazione. La nuova legge, se entrerà in vigore, introdurrà per i nuovi immigrati il diritto a corsi di lingua gratuiti. Ma com’è la situazione di coloro che da più tempo vivono in Germania? Più del 90% dei turchi, ex jugoslavi, italiani e greci intervistati hanno affermato di non avere problemi nel quotidiano quando devono fare degli acquisti. Un po’ più difficile è la comprensione della lingua sul posto di lavoro, ma la percentuale di chi non ha difficoltà supera comunque il 90% per tutti i gruppi, tranne che per i turchi, soprattutto per le donne. Anche le conoscenze linguistiche per poter comunicare con i tedeschi nel tempo libero sono buone, benché gli intervistati più anziani si sentano in questo meno capaci dei più giovani. Le donne turche ed ex jugoslave sono coloro che presentano più problemi.

Il vero nodo da sciogliere è la lingua scritta; la quota di coloro che scrivono bene in tedesco è decisamente più bassa per tutte le nazionalità: il 57% per i turchi, il 63% per gli ex-jugoslavi, il 71% per i greci e il 75% per gli italiani. Anche in questo caso vi è differenza tra uomini e donne, ma solo per i turchi e gli ex-jugoslavi: è la componente femminile la meno preparata. In ogni gruppo sono comunque i più anziani ad avere maggiori problemi con i testi scritti.

I contatti nel tempo libero

Per quanto riguarda il tempo libero trascorso con persone della propria nazionalità, i turchi sono coloro che quasi per il 50% hanno contatti con connazionali tutti i giorni. Per gli altri tre gruppi, invece, si assiste ad una riduzione degli incontri quotidiani rispetto al 1995, ma comunque alta è la quota di chi vede i connazionali più volte la settimana. Questo ridursi del contatto può avere diversi motivi: nuovi modi di trascorrere il tempo libero (televisione, Internet…), aumento dell’età media anche per gli stranieri e quindi meno attività fuori casa e, infine, la forte riduzione nel numero degli alloggi collettivi per immigrati. Per quanto riguarda il tempo libero trascorso con i tedeschi ci sono differenze a seconda dell’età: più gli intervistati sono giovani maggiore è la frequenza degli incontri. Vi sono ancora persone che non hanno alcun contatto con i tedeschi al di fuori del lavoro: la percentuale oscilla tra il 13% (greci) e il 20% (turchi). Circa un quarto degli intervistati di tutti i gruppi ha contatti più volte la settimana, tra il 22% (italiani) e il 16% (turchi) si incontra quotidianamente con i tedeschi. Secondo le affermazioni delle persone interpellate, la qualità dei rapporti con i tedeschi sono buone; ma ci sono delle differenze tra le nazionalità: quasi tre quarti degli italiani e due terzi dei greci sono soddisfatti dei contatti nel tempo libero, mentre per gli jugoslavi la percentuale scende al 60% e per i turchi al 54%, il 9,2% di quest’ultimo gruppo non è contento delle relazioni con i tedeschi. Rispetto al 1985 e al 1995 ci sono stati miglioramenti nei rapporti: più forti per quanto riguarda i cittadini dell’Unione Europea. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)


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