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INFORM - N. 229 - 29 novembre 2002

Celebrato il 115° anno di fondazione della Congregazione dei Missionari Scalabriniani

In Campidoglio un convegno sul contributo della religione ai processi integrativi degli immigrati

ROMA - Si è svolto a Roma, nella sala Pietro da Cortona del Campidoglio, il Convegno su "Migrazioni e società: il contributo della religione ai processi integrativi". Una mattinata di intenso dibattito - organizzata dalla Fondazione Scalabrini in collaborazione con il CSER (Centro Studi Emigrazione Roma) ed il SIMI (Scalabrini International Migration Institute) - che ha posto in evidenza il grande potenziale coesivo delle religioni che, nell’ambito delle moderne società multiculturali, potrebbero svolgere un ruolo determinante per la nascita di una nuova convivenza pacifica, democratica e solidale.

"Questo convegno - ha ricordato rispondendo alle domande dei giornalisti il Presidente della Fondazione e Vicario Generale della Congregazione Scalabriniana Gaetano Parolin - celebra innanzitutto il 115° anno di fondazione della nostra Congregazione religiosa che è nata, con finalità missionarie, per seguire ed assistere gli italiani nel mondo ma che oggi rivolge la propria attenzione a tutti i gruppi etnici che vivono fuori dal loro contesto d’origine. Oggi, inoltre, celebriamo il terzo anno accademico dell’Istituto SIMI, una struttura nata due anni fa e convenzionata dalla Pontificia Università Urbaniana, che dà la possibilità, ai circa trenta studenti che la frequentano, di conseguire una licenza od un master per operatori sociali culturali e religiosi nel campo delle migrazioni. Il terzo punto riguarda l’incontro di culture ma anche di religioni diverse nello stesso ambito territoriale. Una realtà ormai divenuta strutturale alla società italiana. E noi Scalabriniani - una Congregazione che ha 115 anni di esperienza - diciamo che le migrazioni fanno scoprire anche nuovi angoli della realtà e della società e della religione. Una religione che non deve porsi in conflitto con altri contesti, ma favorire la costruzione di una società pluralista dove possa nascere un dialogo basato sui diritti fondamentali della persona".

Una necessità, quella di cercare un nuovo progetto di convivenza, che è stata ribadita anche dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi . "L’iniziativa odierna - ha affermato - è sicuramente positiva perché, mentre il Governo ed il Parlamento possono dettare regole al fine di disciplinare e regolamentare un fenomeno con cui dovremmo obbligatoriamente convivere - quello della presenza di milioni di immigrati che provengono da un centinaio di etnie diverse – all’interno di questo progetto di convivenza assume rilevanza il problema dell’identità culturale e religiosa degli immigrati e cioè come coniugare questi due elementi con le esigenze di una piena integrazione. In questo contesto una tipologia di riuscita convivenza basata sulla valorizzazione dell’identità e dell’integrazione - ha rilevato Giovanardi dopo aver ricordato i tanti e drammatici conflitti religiosi presenti nel mondo - è ad esempio quella della collettività ebraica che vive in Italia da oltre duemila anni. Non sappiamo se questo modello sarà applicabile con successo anche ad altri contesti religiosi, come ad esempio quello mussulmano, ma in ogni caso continueremo a cercare nuove strade e soluzioni".

Dopo l’intervento dell’Assessore all’emigrazione del Comune di Roma Chon Elchent volto ad illustrare il massimo impegno del Comune per lo sviluppo di una fattiva politica multiculturale e l’idea di trasformare il Campidoglio in una "casa laica" dove tutte le componenti religiose della città potranno celebrare in piena libertà le loro ricorrenze, il Cardinale Esilio Tonini ha evidenziato come sempre di più nel futuro le grandi migrazioni di massa porranno, anche a popolazioni fino ad oggi solo sfiorate dal fenomeno, il problema di una fattiva convivenza tra etnie profondamente diverse. Una grande sfida per il futuro dell’umanità, strettamente legata alle nostre capacità di adattamento e di convivenza, che potrebbe essere ulteriormente complicata dall’avvento delle nuove teconologie. Queste ultime, oltre ad accelerare l’evoluzione del processo migratorio, stanno infatti mettendo a rischio, con l’avvento della clonazione umana, la stessa sopravvivenza della nostra specie.

Nel corso del convegno sono state svolte alcune importanti relazioni. Il prof. Stefano Zamagni dell’Università di Bologna ha approfondito le problematiche connesse all’identità del migrante nel passaggio dall’integrazione economica a quella culturale, mentre il sociologo Stefano Allievi dell’Università di Padova ha evidenziato la crescente pluralità religiosa del continente europeo. Un caleidoscopio religioso che, contrariamente a quanto si possa pensare, spesso favorisce una buona integrazione dell’immigrato. Una tendenza specifica - l’identità europea è molto più forte di quanto si pensi e finisce quasi sempre per mutuare le diversità dello straniero - che si manifesta anche nell’ambito della comunità mussulmana. Dopo l’intervento dell’editorialista del quotidiano "La Repubblica" Magdi Allam volto a sottolineare una preoccupante differenza tra la realtà del fenomeno migratorio e quello che viene percepito dall’opinione pubblica italiana, Antonio Perotti missionario scalabriniano ha evidenziato, traendo spunto dall’esperienza della Congregazione a New York, alcuni aspetti che hanno caratterizzato l’evoluzione della pastorale migratoria, come ad esempio lo sviluppo di un costruttivo dialogo con l’esterno, direttamente connesso all’intrinseca capacità dialettica della comunità religiosa, e la fattiva scoperta delle diversità sociali e delle nuove sensibilità religiose presenti nel mondo. (Lorenzo Zita-Inform)


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