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INFORM - N. 227 - 27 novembre 2002

Tremaglia e Veltroni alla presentazione del libro "L’orda: quando gli albanesi eravamo noi". Il richiamo di Gian Antonio Stella alla coerenza

ROMA - "Quando ho cominciato a leggere gli inaccettabili epiteti citati nel libro di Stella con i quali venivano appellati gli italiani nel mondo non ho visto in questo niente di positivo, ma poi ho iniziato a colloquiare con l’autore ed allora ho notato nell’opera altre interessanti sfaccettature ed anche qualche indicazione sui grandi personaggi italiani che si sono affermati all’estero"

Con queste parole Mirko Tremaglia, Ministro per gli Italiani nel mondo, ha commentato la presentazione del volume "L’Orda: quando gli albanesi eravamo noi". Un libro di cui è autore il giornalista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella che ricostruisce, nel bene e nel male, le grandi migrazioni italiane da fine Ottocento al secolo scorso. Una difficile realtà caratterizzata da eccidi di nostri emigrati, atteggiamenti xenofobi - veramente irripetibili alcuni appellativi affibbiati ai nostri connazionali all’estero - e situazioni di clandestinità che si sono protratte nel tempo: nel 1992, mentre i primi albanesi arrivavano in Italia, erano ancora mille i bambini italiani la cui presenza in Svizzera non era riconosciuta dalla legge. A questo si aggiungano le attività criminose per cui, secondo l’autore del libro, le ragioni e i torti erano spesso equamente suddivisi tra i nostri emigrati e le popolazioni d’accoglienza. Secondo Stella, inoltre, per coerenza verso il drammatico vissuto migratorio del nostro Paese, non dobbiamo considerare gli immigrati in l’Italia una minaccia, bensì una risorsa umana ed economica che supplirà alle carenze demografiche della società italiana.

"In questo contesto bisogna ricordare - ha affermato Tremaglia ribadendo il valore assoluto della solidarietà - le tante sofferenze e discriminazioni subite dai nostri emigrati e lo dobbiamo fare, poiché l’accoglienza è un fatto di civiltà, nel momento stesso in cui tanti disperati sbarcano sulle nostre coste e vengono dai noi in cerca di rifugio". "Non siamo degli sciocchi - ha aggiunto un po’ amareggiato rispondendo ad un valutazione di Stella sull’impossibilità di frenare l’immigrazione con l’esclusivo utilizzo delle politiche di cooperazione - e vogliamo fare in modo che ogni uomo possa essere accolto in Italia e, allo stesso tempo, abbia la possibilità di lavorare nel proprio Paese d’origine".

Auspicata l’istituzione da parte dell’Unione Europea di uno specifico fondo sociale finalizzato alla ripresa dell’economia argentina, Tremaglia ha sottolineato la necessità di divulgare, oltre alle difficoltà del passato, anche la nuova realtà degli italiani all’estero. Italiani che hanno avuto successo nel mondo e che rappresentano una vera e propria ricchezza per il nostro Paese. Ma non dobbiamo dimenticare neanche i nostri connazionali che vivono nell’indigenza e che sono in attesa del promesso innalzamento della pensione minima a 516 euro (il famoso "milione al mese"). Un apposito ordine del giorno è già stato approvato dalla Camera e si attende il definitivo sì del Parlamento per l’inserimento di questo aumento della pensione nella Finanziaria 2003. Per quanto concerne invece la storica vittoria dell’esercizio del diritto di voto, da Tremaglia è stata auspicata l’elezione in Parlamento di validi esponenti dell’associazionismo d’emigrazione e la formazione di uno specifico gruppo parlamentare degli italiani all’estero.

Dopo l’intervento del Vescovo di Terni Vincenzo Paglia - che ha ricordato le profonde radici storiche e sociali insite nella paura dello straniero ed il grande spirito di abnegazione dei tanti religiosi italiani che seguirono le nostre comunità nel mondo per portare sostegno spirituale e materiale - il Sindaco di Roma Walter Veltroni ha sottolineato come dal libro emerga sia l’orgoglio dell’autore di essere italiano, sia la consapevolezza che la drammatica storia della nostra emigrazione si stia oggi in qualche modo ripetendo. L’intera opera sembra infatti sottendere ad una specifica domanda di grande valore etico e cioè come un grande Paese d’emigrazione come l’Italia, con milioni di connazionali che vivono all’estero, possa scegliere un atteggiamento di chiusura nei confronti degli immigrati. Una presa di posizione che appare paradossale soprattutto se si considera che gli stranieri residenti in Italia contribuiscono in maniera determinante allo sviluppo sociale, economico, previdenziale e demografico del nostro Paese.

Una materia complessa, quella dell’immigrazione che necessita sia di leggi giuste, sia di decisioni certe che consentano una corretta gestione del fenomeno ed un’adeguata visione della globalizzazione. Secondo Veltroni, infatti, in un mondo dove l’Occidente non riesce a ridistribuire le proprie ricchezze, 30 mila bambini africani muoiono ogni giorno di fame, quasi due miliardi di persone vivono al di sotto della soglia di povertà e il fanatismo terroristico affonda le sue radici nella disperazione di intere popolazioni, appare ormai inderogabile un’apertura finanziaria e di mercato del mondo industrializzato verso i Paesi più poveri e bisognosi. "Se questo salto di qualità non avverrà - ha concluso Veltroni dopo aver ricordato il valore intrinseco di ogni persona umana - l’Occidente continuerà ad essere dominato dalle paure e si creeranno tutti i presupposti per la nascita di nuovi conflitti sempre meno governabili in un contesto altamente globalizzato". (Lorenzo Zita-Inform)


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