* INFORM *

INFORM - N. 224 - 23 novembre 2002

L’editoriale di "Corrispondenza Italia"

Il Papa in Parlamento e la missione degli Italiani nel mondo

ROMA - Anticipiamo il testo dell’editoriale di "Corrispondenza Italia", notiziario per l’estero dell’Inas-Cisl del 30 novembre, dedicato alla visita di Giovanni Paolo II nel Parlamento italiano.

Vogliamo contribuire anche noi dell’Inas-Cisl a che non svanisca, ma anzi si radichi in profondità, il senso dell’avvenimento di maggior rilievo di questo mese: intendiamo la storica visita del Papa al Parlamento italiano. E vogliamo farlo in riferimento specifico ai connazionali che vivono in tutto il mondo.

Al di là (ma meglio dire: al di sotto) degli annunci eterni della verità cristiana, infatti, è accaduto che la Nazione italiana sia stata richiamata al ruolo e alla vocazione che la Provvidenza le ha affidato da quando il soglio di Pietro è stato stabilito a Roma. Una vocazione che ha attraversato mari tempestosi specialmente da quel 1848 in cui si dissolse l’ipotesi di una unità italiana intesa come Federazione di stati regionali presieduta dal Pontefice. E’ a quel capitolo, durato 154 anni, che la visita a Montecitorio ha posto fine, riconciliando ben più che Porta Pia e Concordati!

Il Papa ha parlato alla Nazione italiana prima ancora che alle istituzioni dello Stato italiano. Si è rivolto cioè all’anima del nostro popolo, alle generazioni che ne hanno costruito per secoli la civiltà, l’arte, l’identità. La missione che l’Italia ha adempiuto e adempie in Europa e nel mondo - ha detto il Papa polacco - ben difficilmente si potrebbe comprendere prescindendo dalle tracce gloriose che la religione cristiana ha impresso nel costume e nella cultura del popolo italiano.

Ecco l’orgoglio della nostra storia nazionale, ecco quel "primato degli Italiani" che fu il sogno del federalista Gioberti. Un primato che – oggi ormai lo sappiamo bene – non assicura privilegi, non consente ridicoli orpelli nobiliari, non copre pretese egemoniche imperiali e tanto meno razzistiche. Ma significa risposta ad una specifica chiamata al servizio fraterno dell’umanità.

Roma, l’Italia, l’Europa, il mondo, sono i cerchi concentrici attraverso cui si diffonde la spinta "ad aprire alla umanità nuovi cammini di pace", come dice il Papa.

La Nazione degli Italiani ha però portato nel mondo non solo la cultura e la visione alta dei suoi pensatori e artisti (e papi e dottori della Chiesa) ma la cultura "bassa" dei suoi ceti popolari anche i più umili, la sapienzialità manuale dei suoi emigranti operai, artigiani, contadini che hanno edificato certamente grattacieli, strade, fattorie e fabbriche ma hanno pure diffuso quella religiosità popolare che è il lievito che ancora adesso fa crescere e prosperare le nuove comunità interetniche in tutto il mondo, nel segno del solidarismo e della coesione sociale. Proprio quei segni nei quali il Pontefice ha riconosciuto le migliori caratteristiche di "questa grande Nazione", il cui cammino segue con "attenzione amica".

Altre volte, in queste conversazioni a distanza con gli amici connazionali, ci siamo interrogati circa gli strumenti e le strutture da organizzare concretamente per dare corpo a una nuova fioritura di umanesimo, per raccogliere e rilanciare nel nostro secolo i valori di solidarismo, costruttivi del bene comune. Un’impresa che non può essere frutto del volontarismo idealistico di una sola parte, fosse pure quella che rappresenta le grandi masse dei lavoratori, nel solidarismo della Cisl internazionale, Icftu, e nelle grandi confederazioni continentali come la Ces, o nazionali. La spinta di chi sente direttamente sulla propria pelle il pungolo del bisogno o dell’ingiustizia è certamente importante ed essenziale. Ma occorre un convenire generale rappresentato appunto dall’orizzonte che il magistero della Chiesa universale romana non si stanca di additare.

Essere all’altezza di tale orizzonte, per il nostro sindacato e per il patronato Inas, non è soltanto un dovere morale ma anche un punto di orgoglio nazionale. (Corrispondenza Italia/Inform)


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