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INFORM - N. 224 - 23 novembre 2002

Attualità di Dante: presentato a Copenaghen libro di Giacomo Oreglia

COPENAGHEN . Dante Alighieri, il grande poeta, il padre della lingua italiana, è ancora attuale, oggi, a distanza di 800 anni. Lo motiva Giacomo Oreglia nel suo libro "Dante - Liv, Verk og Samtid" (editore Hjalmarson & Högberg) presentato a Copenaghen nella sede dell'Istituto Italiano di Cultura e alla Dante Alighieri di Aarhus in due conferenze tenute dall'autore rispettivamente il 13 e il 15 novembre in presenza di un pubblico numeroso e appassionato. Un pubblico che nella capitale danese ha visto confluire anche molti soci della Dante Alighieri di Malmö e Lund (Svezia).

Oreglia ha dedicato la sua vita a promuovere la lingua e la cultura italiana in Svezia e in Scandinavia con moltissime iniziative che sono valse ad attribuirgli alcuni prestigiosi riconoscimenti come la Laurea "honoris causa" dell'Università di Stoccolma. Nel 1958 ha fondato e dirige tuttora la casa editrice di cultura Italica che ha pubblicato in svedese, con testo originale a fianco, alcuni dei maggiori autori italiani come Quasimodo, Montale, Saba, Ungaretti, Luzi. Ha tradotto in italiano opere di scrittori svedesi introdotte con articoli e saggi e ha ottenuto il raro consenso di Ingmar Bergman per tradurre alcuni manoscritti dei suoi film, che sono stati trasmessi per radio dalla Rai. Ha curato diverse antologie monografiche sui poeti svedesi, due antologie in svedese dedicate agli scrittori italiani classici e moderni, ha scritto opere su Giordano Bruno e su Tommaso Campanella, un libro sulla Commedia dell'Arte pubblicato recentemente in Svezia da Ordfront Förlag, e poi Dante: il libro già nominato e un poema ideologico-visionario dal titolo "Dante Anarca", che è stato musicato dal compositore Eliasson e trasmesso dalla radio svedese.

Giacomo Oreglia è senza dubbio un profondo conoscitore della cultura italiana e di quella svedese. Ciò nonostante forti dissidi avuti con alcuni settori dello Stato italiano negli anni Ottanta, lo hanno portato ad abbandonare il lavoro all'Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma e gli hanno dato molte amarezze. Tuttavia non ha mai perso la sua vivacità, il suo estro, la sua voglia di studiare, scrivere, comunicare. Perché Oreglia è anche un ottimo comunicatore, un uomo che ama il contatto con il pubblico, che non usa un linguaggio accademico e che sa avvincere gli ascoltatori. Forse nella figura di Dante scorge anche parti di sé quando, parlando al pubblico, sostiene che con la Divina Commedia il Poeta ha sempre destato grandi entusiasmi e grandi furori polemici.

Dante, dice Oreglia, era politicamente "scorretto", un libertario che non aveva rispetto per i potenti al punto da aver messo all'inferno cinque Papi per colpe gravissime, come la pederastia, che fa pensare ancora oggi al caso dei preti negli Stati Uniti. E Dante ha una grande attualità. La sua lingua è particolare, insieme dotta e semplice e il Poeta sa dare risposta a tutte le nostre problematiche, da quelle politiche a quelle religiose, culturali, sessuali. L'invito rivolto a chi lo ascolta è di studiarlo (anzi di portarsi sempre in tasca il "Dantino") perché leggendolo dice Oreglia di trovare ogni volta sempre qualcosa di nuovo. "Nella Divina Commedia troviamo una dinamica tensione, un fluido caleidoscopico, un'opera aperta che il lettore ha il compito di portare avanti nella sua interminabile realizzazione. Dante si proietta sempre nel futuro, fa riflettere sul destino del mondo. Eppure nel corso dei secoli è stato denigrato. Marx lo ha molto apprezzato, ma spesso è stato visto dal potere laico e curiale come un pensatore pericoloso verso le mire espansionistiche, trattato come un eretico da scomunicare. Era un francescano, un pauperista, un intellettuale militante che per i suoi ideali di libertà, di pace, di unità del mondo ha messo a rischio la sua vita. Per questo, afferma Oreglia, ai nostri tempi, di viltà, di mancanza di coraggio nell'esprimere le proprie opinioni, è ancora un modello a cui ispirarsi". (Inform)


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