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INFORM - N. 223 - 22 novembre 2002

Presentati i primi tre volumi della collana editoriale "Libri Neri". Uno sguardo a 360° sul disagio sociale italiano

ROMA - Sono stati presentati a Roma, dal Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), i primi tre volumi della nuova collana ?Libri Neri?. Un’interessante iniziativa editoriale, stampata e diffusa dalla casa editrice Meridiana, che propone un’articolata e dinamica lettura della complessa realtà sociale del nostro Paese. "Non passa lo straniero", "Matti da levare", "Che bravi ragazzi": sono questi i titoli delle tre pubblicazioni che affrontano le problematiche dell’immigrazione, della psichiatria e dei minori e che saranno presto seguite da altri tre volumi dedicati alla prostituzione, alla tosssicodipendenza ed alla drammatica realtà carceraria.

Tematiche di estrema attualità che il CNCA - la struttura di Coordinamento nata venti anni fa a Bologna che accoglie oltre 260 associazioni, comunità e cooperative che operano in prima linea al fianco dei disagiati - ha cercato di far emergere ed approfondire attraverso pubblicazioni molto semplici e lineari che forniscono, dopo una puntuale descrizione del fenomeno in esame, utili indicazioni sia sulle soluzioni adottate dalle Istituzioni nazionali e regionali, sia sulle proposte vagliate ed elaborate dallo stesso Coordinamento. Per quanto riguarda ad esempio l’immigrazione, da Luigi Mughini, l’autore del libro "Non passa lo straniero" è stato infatti auspicato, dopo una riflessione sull’ineluttabilità del fenomeno migratorio, sia il superamento della logica che inquadra lo straniero come esclusivo soggetto di ordine pubblico, sia l’affidamento gestionale della materia ad un unico organo statale che raccolga le competenze dei vari Ministeri.

Dopo il breve intervento dell’autore del volume sulla realtà minorile Giovanni Godio - volto ad evidenziare la necessità di maggiori risorse per le politiche giovanili sul territorio e di nuovi modelli cittadini più vicini alle esigenze dei bambini e degli adolescenti - la giornalista Annachiara Valle, nell’illustrare i contenuti del suo libro sul disagio mentale, ha osservato come a tutt’oggi sia stia discutendo, facendo leva sui rischi sociali connessi alla pazzia e sulla parziale attuazione della tanto discussa legge Basaglia, sulla possibilità di reintrodurre la detenzione coatta del malato. Un’ipotesi non condivisa dall’autrice del libro che ha invece auspicato una piena e coerente attuazione della legge 180 che, anche attraverso un miglior raccordo tra i medici, i servizi pubblici ed il volontariato, consenta la cura del malato di mente senza l’annullamento dei diritti e della speranza.

Ma l’incontro è stato caratterizzato anche dall’intervento del Presidente del C.N.C.A. Don Vinicio Albanesi che ha sottolineato con forza il crescente isolamento dei disabili e della popolazione più disagiata. "In un futuro sempre più legato alla materialità della condizione esistenziale e dove nulla è gratuito - ha infatti evidenziato il massimo esponente del Coordinamento - non vi è molto spazio per l’attenzione dell’altro. Questi elementi strutturali della società rafforzano le differenze tra i cosiddetti normali, cioè coloro che hanno creato a vario titolo della risorse e quindi partecipano alle decisioni sociali, e chi è rimasto escluso dal circuito produttivo. Voglio inoltre ricordare che, nonostante l’aumento ad un milione di lire al mese delle pensioni sociali e la concessione di altre risorse alle giovani famiglie per l’acquisto della prima casa, per le casalinghe, i disabili sociali ed i malati di AIDS non è stato deciso alcun adeguamento dell’assegno di 211 euro erogato con cadenza mensile dalla prefettura. In questo contesto – ha continuato Don Vinicio Albanesi lanciando un grido d’allarme sul crescente isolamento dei disagiati - la conseguenza più grave per chi sta male e non riesce a guarire è la solitudine. Un’emarginazione immensa e doppiamente penalizzante, mentre gli interventi di sostegno diventano sempre più precari chi si trova in difficoltà non ha titoli per esigere un migliore livello della qualità della vita, che colpisce anche la famiglia. Anche se i legami affettivi resistono all’emarginazione sociale, vi è infatti il concreto rischio che il nucleo familiare diventi un’isola, con i suoi carichi di disagio e di dolore, nel mare aperto della solitudine".(Lorenzo Zita-Inform)


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