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INFORM - N. 222 - 21 novembre 2002

Le riflessioni di Vito D’Adamo in vista del convegno sul futuro degli organismi elettivi indetto dall’Ambasciata d’Italia

Che cosa ci diremo a Berlino?

BERLINO - Sul tema "Nuova rappresentatività: il ruolo futuro degli organismi elettivi della comunità italiana alla luce della legge 459/01", l’Ambasciata d’Italia organizza a Berlino, dal 22 al 24 novembre prossimi, un convegno, gli scopi del quale sono rivolti all’avvicinamento delle istituzioni italiane all’estero con chi fa politica attiva in Germania; alla raccolta d’informazioni utili per la conoscenza e la comprensione delle reali condizioni dei connazionali in Germania; a come estendere ed accrescere la rappresentatività politica degli italiani, qui residenti; alla ricerca di un effettivo ed efficace coordinamento fra Ambasciata, Consolati, membri CGIE e presidenti di Comites operanti in Germania.

Sono tre giorni di riflessione, scanditi da un programma fitto. E’ stato però rilevato che il risultato delle giornate di lavoro sarebbe stato più concludente se le sedute fossero state comuni e non suddivise, volta per volta, per gruppi. Il primo giorno, infatti, sono invitati i membri CGIE e i presidenti dei Comites suddetti, con i giornalisti del settore d’emigrazione. Il secondo giorno parteciperanno ai lavori i connazionali eletti negli organismi comunali e provinciali tedeschi; i suddetti membri CGIE e ed i membri dei Comites. Il terzo giorno, infine, avverrà l’incontro tra Ambasciata, Consoli, presidenti Comites, ed i suddetti membri CGIE.

Sarebbe opportuno, in quella sede, non trascurare l’occasione per informare i convenuti sulle soluzioni, scaturite dal convegno dello scorso anno e finora realizzate. Riteniamo questa relazione molto importante per un sondaggio sullo stato delle attività avviate e/o portate a termine; per un’opportuna diffusione della conoscenza di esse presso i connazionali, al fine di sfatare la taccia d’inazione, che da più parti si leva sul conto delle patrie istituzioni, dell’Amministrazione e degli stessi organismi, votati dal corpo elettorale italiano all’estero.

Certo, le questioni da prospettare e da riproporre in tale assise sono veramente tante: un mare magnum, nel quale è facile disperdere ed affogare ogni iniziativa, che non converga nel tornaconto delle parti interessate; ovvero a celare mancanze o fallimenti, non certo imputabili a quanti all’estero operano nelle più disastrose delle condizioni, anche a causa delle ben note inadempienze; dei prenditempo e perditempo; dei complicati percorsi burocratici, utili a mascherare le inadempienze dei tanti governi, succedutisi in tutti questi anni, nei riguardi degli italiani all’estero. I cinquant’anni e passa, occorsi per consentirci di votare in loco, siano di valevole esperienza.

I Comites presenteranno un documento unificato a compendio di quanto discusso nel corso delle sedute dai vari Comitati e più volte pubblicamente denunciato in tutti questi anni. Sarebbe auspicabile che tale testimonianza risultasse ferma, rivelatrice delle reali condizioni dei connazionali in Germania e delle loro attese, in vista di svolte politiche di vasta portata, come l’estensione delle varie possibilità di voto, sia nella Nazione d’accoglimento, sia in madrepatria, e il raggiungimento del traguardo della doppia cittadinanza.

C’è del nuovo, tuttavia: una scelta di fondo, che i Comitati hanno adottato, essendo prevalso il proposito di prospettare in positivo la summa di quanto in tutti questi anni sperimentato ed emerso. Aperto, pertanto, è da considerare il senso della loro adesione al convegno di Berlino. Come segnale e speranza d’avvento di una novella cooperazione tra le forze attive in emigrazione e l’Amministrazione, hanno infatti optato di lasciarsi alle spalle tutta le esperienze negative, derivate dalla partecipazione a tanti consimili forum", finora troppo schiusi alle passerelle ed eccessivamente limitativi dei contributi della base. Molto in avvenire dipenderà da quel che sapremo dirci a Berlino, da quel che questo simposio vorrà per tutti significare. E’ chiaro che indietro non si torna e, ovviamente, converrà andare avanti. (Vito d’Adamo (de.it.press/Inform)


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