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INFORM - N. 221 - 20 novembre 2002

Al Maurizio Costanzo Show presentato il libro di Gian Antonio Stella " L’orda: quando gli albanesi eravamo noi"

Tremaglia: " L’accoglienza dei disperati che approdano sulle nostre coste è un fatto di umanità e di civiltà"

ROMA - Il mondo degli italiani all’estero è approdato di recente sul "Maurizio Costanzo Show". Il noto programma che viene trasmesso in seconda serata da Canale 5 ha infatti dedicato un’intera trasmissione alla complessa storia dell’emigrazione italiana. L’occasione è stata data dalla pubblicazione del libro dell’editorialista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella dal titolo "L’orda: quando gli albanesi eravamo noi", un interessante accostamento letterario tra la storia dei primi anni dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti e l’odierno contesto d’accoglienza del nostro Paese. Alla trasmissione, condotta dal noto giornalista e conduttore televisivo di Canale 5, hanno preso parte, oltre all’autore dell’opera, il Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia, il Vice Presidente della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia, Alessandra Guerra, il professor Ermanno Bencivenga, l’attore Leo Gullotta ed alcuni esponenti dell’emigrazione italiana e degli immigrati stranieri.

" Fermo restando l’indubbia valenza positiva dell’emigrazione italiana ­ ha in primo luogo sottolineato l’autore del libro ­ con questa opera ho cercato di ricostruire e di comprendere il profondo odio xenofobo che ha accompagnato la presenza negli Stati Uniti dei nostri connazionali". Un odio che ha portato "al linciaggio in piazza di alcune centinaia di emigrati italiani", ha precisato Stella dopo aver ricordato che gli italiani erano additati anche per la loro scarsa igiene personale.

Un contesto difficile - anche l’emigrazione italiana ha vissuto il dramma della clandestinità e dei mancati ricongiungimenti familiari - che oggi è profondamente cambiato. Il Ministro Tremaglia, dopo aver ricordato la grande vittoria del voto, ha infatti sottolineato il profondo rispetto che le popolazioni d’accoglienza nutrono nei confronti dei nostri connazionali che ormai - sono 350 i parlamentari di origine italiana nel mondo, risultano avviati verso la piena integrazione. Ma il rappresentante del Governo, nel ricordare la tragedia mineraria di Marcinelle, ha anche evidenziato la necessità di aiutare i tanti migranti che ancora oggi sopportano nel mondo sacrifici e sofferenze inaudite. "Noi italiani dobbiamo capire questo perché in passato abbiamo sofferto tanto, così come oggi soffrono gli immigrati che giungono e a volte muoiono nei mari del nostro Paese". Tremaglia, dopo aver sottolineato che il problema dell’immigrazione non si risolve con la politica delle espulsioni, ha inoltre ricordato la previsione su suo suggerimento, contenuta nella relazione che accompagna la legge Bossi­Fini, di investimenti dall’Europa per il Nord Africa al fine di evitare che le giovani generazioni siano costrette a lasciare la propria terra d’origine per cercare all’estero un futuro migliore, attraverso la creazione di posti di lavoro nelle Nazioni di provenienza dei flussi migratori.

Ma la trasmissione è stata animata anche da un’accesa polemica su alcuni aspetti del libro, come ad esempio il confronto tra l’emigrazione italiana e la presenza degli immigrati nel nostro Paese, che ad Alessandra Guerra appare del tutto inaccettabile, improponibile ed offensivo per i nostri connazionali che hanno tenuto alto l’onore degli italiani nel mondo. Secondo lal Vice Presidente della Giunta regionale, mentre i friulani all’estero si sono conquistati il rispetto della popolazione locale proponendo modelli culturali molto simili a quelli della società d’accoglienza ed andando ad occupare nuovi e liberi spazi lavorativi, gli immigrati che giungono oggi in Italia devono invece confrontarsi con un mercato del lavoro già saturo ed appaiono portatori di tradizioni culturali scarsamente assimilabili a quelle europee. Una valutazione che per Gian Antonio Stella, anche alla luce del grande rispetto e della profonda pietà per le condizioni di vita dei nostri connazionali che pervade tutta l’opera, non appare giustificata. D’altra parte, secondo l’autore del libro, non si possono dimenticare alcuni aspetti obiettivi che hanno caratterizzato la prima emigrazione italiana negli Stati Uniti. Come ad esempio l’alto numero di carcerati italiani detenuti negli Istituti di pena di New York (circa il 40 % del totale) e le discriminazioni xenofobe che dovettero subire per anni i nostri connazionali insieme alle altre minoranze etniche degli Stati Uniti.

L’autore del libro, dopo aver ricordato il doppio paradosso di una storia tutta americana in cui un uomo di colore fu assolto dall’accusa di atti promiscui con una donna bianca solo perché la vittima era di origine italiana e quindi non apparteneva alla pura razza anglosassone, ha infine invitato tutti a riflettere sul rischio che ognuno di noi possa diventare "il terrone di qualcun altro". Da segnalare inoltre il simpatico collegamento telefonico con Umberto Manca, direttore dei programmi dell’emittente di Toronto "Radio Chin" , ed il breve intervento del presidente del Comites di Zurigo Luciano Alban che ha sottolineato la scarsità di fondi per i corsi di corsi di lingua e cultura italiana. (Lorenzo Zita-Inform)


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