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INFORM - N. 219 - 18 novembre 2002

A colloquio con il Presidente della "Dante Alighieri" Bruno Bottai

La cultura italiana: "una barca che naviga a gonfie vele ma senza motore nelle acque del mondo"

ROMA - Dopo anni di scarsa visibilità internazionale la cultura italiana sta nuovamente tornando di moda. Un successo a tutto campo che appare direttamente connesso sia al rinnovato interesse delle giovani generazioni per la terra d'origine - nei grandi paesi d'accoglienza sono sempre più numerosi gli oriundi che frequentano corsi d'italiano - sia alla crescente affermazione del modello di vita italiano. Una positiva congiuntura che non ci deve però trarre in inganno. A tutt'oggi infatti i maggiori successi italiani, nel campo della moda, della cultura e della gastronomia, sono scaturiti soprattutto dalla creatività degli operatori culturali e dalle capacità promozionale dei singoli imprenditori e non dall'azione di una concreta e capillare politica di sostegno. Una lacuna tutta italiana - i rischi di omologazione commerciale connessi alla globalizzazione non miglioreranno certamente le cose - che il Ministero degli Affari Esteri sta cercando di superare attraverso il miglioramento delle capacità operative degli Istituti di Cultura e la creazione di una concreta sinergia tra l'azione politica, culturale ed economica del nostro Paese. Per approfondire la situazione e comprendere meglio come si possa contribuire, in attesa che il progetto della Farnesina dia i suoi frutti, alla diffusione della lingua e cultura italiana nel mondo, abbiamo rivolto alcune domande al Presidente della Dante Alighieri, Ambasciatore Bruno Bottai.

- Durante il Convegno sull'identità dell'Italia nel mondo organizzato dalla Provincia di Roma Lei ha evocato la suggestiva immagine di una barca a vela per sottolineare, nonostante il crescente successo della nostra lingua, la necessità di nuovi e mirati interventi atti a favorire la diffusione dell'italiano nel mondo. Ci può spiegare questo insolito paragone?

- Una barca a vela è una cosa molto bella ma poi tutto dipende dal vento. Forse noi italiani qualche volta siamo portati a ritenere che una cosa bella, come appunto la vela, sia in grado di fare delle manovre che in realtà non possono essere compiute. Questo ragionamento vale anche per la diffusione della lingua e della cultura italiana che, come la barca a vela, ha bisogno di motori supplementari e cioè di persone che lavorino per consolidare la nostra presenza culturale nel mondo. Ma in questo contesto sono necessari anche appositi stanziamenti perché senza soldi le iniziative non possono essere portate avanti. Quindi è certamente positivo che il nostro modo di vivere sia alla moda e che alla lingua e alla cultura italiana si stiano aprendo prospettive molto promettenti, ma, come ho già ribadito, il vento non basta.

- In questo rinnovato contesto internazionale, sicuramente più favorevole alla diffusione della lingua italiana, come si è mossa la Dante Alighieri?

- La Dante ha colto e giustamente interpretato questa fase favorevole caratterizzata da una crescente richiesta d'italiano. Sono ormai sette anni che presiedo la Dante e l'ho vista crescere. Il merito di tutto questo va alla Dante, al suo Segretario Generale Alessandro Masi ed ai tanti collaboratori della Società. Non verrei dire nulla di esaltante ma credo che la Dante Alighieri abbia compreso le potenzialità di questo momento favorevole e voglia continuare a farlo. Naturalmente anche in questo contesto sarebbero necessarie nuove prospettive, soprattutto nel campo della televisione e dei moderni mezzi della comunicazione globale. Su questo specifico settore il Parlamento dovrebbe forse intervenire per aiutare la Dante Alighieri.

- Anche nei periodi più bui della nostra espansione culturale la Dante non ha mai cessato di lottare per la diffusione della lingua italiana nel mondo. Oggi il contesto è fortunatamente mutato e ci si interroga sulle motivazioni di questo repentino miglioramento. A suo giudizio quali sono le cause di questo positivo cambiamento di rotta?

- Il rinnovato interesse nei confronti della lingua e della cultura italiana non è casuale. Stiamo infatti probabilmente assistendo ad una reazione all'eccesso di auto-denigrazione in cui, nell'ultimo decennio del secolo scorso, eravamo caduti. Una giusta e sana reazione che si manifesta anche nell'ambito politico e che, al fine di comprendere la crescente richiesta della nostra lingua, va associata anche ad altri fattori come ad esempio l'aumento su scala mondiale del tempo da dedicare alla cultura ed al turismo di lusso. Rinnovati interessi che, attraverso crescenti sollecitazioni, vengono indirizzati verso l'Italia. (Lorenzo Zita-Inform)


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