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INFORM - N. 216 - 13 novembre 2002

Franco Narducci (CGIE): "Scuola e figli dei clandestini, soluzioni cercasi"

ZURIGO - di altri paesi europei la Svizzera non è stata risparmiata dal fenomeno degli immigrati clandestini, che negli ultimi anni – nelle sue varie sfaccettature, dai sans-papier ai clandestini entrati illegalmente - ha sollevato infinite discussioni e tanti interrogativi sul piano politico e giuridico, ma anche su quello dell’etica sociale. Le forze politiche più a destra hanno trasformato il fenomeno in un cavallo di battaglia politico, un gioco in cui nemmeno ai bambini – figli di sans-papier e immigrati illegalmente - sono risparmiati colpi.

Da un comune all’altro, in particolare nella svizzera di lingua tedesca, si moltiplicano i postulati indirizzati a chi ha compito di governo e il dovere di dare risposte affinché esaminino "come si possa garantire che non vengano scolarizzati bambini figli di genitori che vivono illegalmente in Svizzera".

Sarebbe probabilmente ingiusto tacciare i postulanti di razzismo o sentimenti analoghi, poiché si tratta palesemente di argomenti che concorrono ad oliare la macchina propagandistica, un atteggiamento che a noi pare ancora più brutalmente cinico. Sorge spontanea, in ogni caso, la domanda di come s’inquadra nella realtà giuridica il problema della scolarizzazione di detti bambini.

Il trattamento scolastico dei bambini che non hanno un legale permesso di soggiorno è regolato dalla "raccomandazione" emanata nel 1991 dalla Conferenza dei direttori all’educazione, che si applica uniformemente in tutti i Cantoni. La raccomandazione statuisce che tutti i bambini in età scolare obbligatoria, che risiedono di fatto da oltre tre mesi in Svizzera, hanno il diritto all’istruzione e il dovere di frequentare la scuola. Riconosce inoltre che la predetta norma comportamentale serve gli interessi dei bambini e della scuola. Un riconoscimento importante, poiché consente alla scuola di non trasmettere all’Ufficio del controllo dei cittadini o alla polizia degli stranieri i dati personali dei bambini, altrimenti i genitori si guarderebbero bene dall’inviarli a scuola.

Detta regola soddisfa il dettato sancito negli articoli 11 e 19 della Costituzione Federale e la convenzione dell’ONU sui diritti dei bambini. Ma, andando oltre il quadro giuridico, riteniamo che la società abbia un grande e fondato interesse nel perseguire l’integrazione a partire soprattutto dai bambini in età scolare. Inoltre, sarebbe estremamente più preoccupante se i figli di genitori residenti illegalmente in Svizzera venissero "adottati dalla strada".

Il fatto che i bambini non debbano pagare per i peccati dei genitori è da ascrivere al progresso più qualificato delle nostre civiltà, una conquista di cui dobbiamo essere fieri, anche quei rappresentanti della destra che in nome della lotta politica e della propaganda di cui si alimenta, perdono di vista non solo le gerarchie delle norme del diritto e l’insegnamento superiore della Costituzione, bensì e soprattutto l’attenzione, la sensibilità e il rispetto che dobbiamo a tutti i bambini del mondo. (Franco Narducci-Inform)


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