* INFORM *

INFORM - N. 216 - 13 novembre 2002

La circolare INPS sul trasferimento virtuale dei contributi svizzeri

ZURIGO - Finalmente l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha emesso la circolare applicativa del decreto-legge che prevede la possibilità di ottenere la pensione dei 35 anni italiana con il cumulo dei contributi svizzeri. La circolare n. 162 del 28 ottobre 2002, applicativa del decreto legge convertito in legge lo scorso 24 luglio, stabilisce che i soggetti rimpatriati definitivamente dalla Svizzera dopo il 1° giugno 2002, che vantano almeno 35 anni di lavoro coperto integralmente di contribuzione e che si iscrivono nelle liste di collocamento italiane da lavoratori rimasti disoccupati in svizzera possono conseguire il diritto alla pensione di anzianità italiana , quasi come se avessero trasferito i contributi svizzeri (quindi trattasi di una specie di trasferimento virtuale) a condizione che: l’ultima attività lavorativa prima del rimpatrio sia stata svolta in Svizzera; che il lavoratore che chiede la pensione rimanga definitivamente in Italia; che non venga rioccupato professionalmente in Italia; che si iscriva regolarmente alle liste di collocamento; che abbia versato almeno una settimana di contribuzione in Italia (o da lavoro, o da versamenti volontari, o da servizio militare).

Questo diritto permane improrogabilmente fino al 31 dicembre 2003!

Il problema più consistente riguarda tuttavia l’importo (quindi la misura) della pensione che risulterebbe da questo meccanismo garantito dalla legge.

La circolare dello scorso 28 ottobre non esplicita più di tanto questo aspetto della norma. Rimane chiaro, come si evince dalla lettura del testo di legge, che la contribuzione svizzera verrà presa in considerazione solo per il computo numerico dell’anzianità assicurativa complessiva, cioè per stabilire se il lavoratore ha raggiunto i 35 anni ovvero le 1820 settimane contributive. Mentre per la misura della prestazione vale solo la retribuzione pensionabile risultata dalla contribuzione versata in Italia prima di emigrare in Svizzera, oppure dalla retribuzione pensionabile acquisita mediante i versamenti volontari.

Questo fa sì che la pensione che il pensionato riuscirà a prendere con il meccanismo di questa nuova legge sarà al massimo (purtroppo!!!) di circa 400 euro al mese, cioè al massimo il valore dell’integrazione al minimo. Tenendo conto che l’integrazione al minimo l’INPS la concede solo se il pensionato dimostra di avere un reddito annuo personale inferiore a 6.713 euro ed un reddito annuo coniugale inferiore a 13.426 euro.

La pensione concessa verrebbe attribuita ed erogata fino all’età di pensione svizzera, 65 anni per l’uomo, 64 anni per la donna. Con la concessione della pensione svizzera, la pensione di anzianità-vecchiaia italiana verrebbe ridotta al pro-rata, se il pensionato ha fatto valere almeno un anno di contribuzione in Italia, altrimenti, nel caso di un periodo di contribuzione italiana inferiore ad un anno, la pensione verrà revocata; questo appunto dopo l’assegnazione della pensione di vecchiaia svizzera AVS.

L’INPS segnala che ulteriori specificazioni verranno fornite con un messaggio supplementare di prossima pubblicazione. (Antonio Giacchetta-Inform)


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