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INFORM - N. 215 -12 novembre 2002

Un intervento di Claudio Micheloni (CGIE) sulla riforma dei Comites e del CGIE: Non è solo il tempo quello che manca

Non sarebbe ora di dire invece con chiarezza che non è stato possibile fare la nuova legge sui Comites e convocare le elezioni con la legge attuale al più presto possibile?

ZURIGO - C'è bisogno di chiarezza. Siamo (forse) a otto mesi dalle prossime elezioni dei Comites e non sappiamo se questi ultimi saranno rinnovati sulla base dell'attuale legge o se saranno al beneficio di una nuova legge. Siamo ad un anno dal rinnovo del CGIE e anche qui non sappiamo se sarà rinnovato con l'attuale legge o con una nuova legge.

Il CGIE, i Comites, le associazioni hanno lavorato con impegno per contribuire all'elaborazione di un progetto di rinnovamento di questi organismi. Ricordo che i Comites sono stati prorogati di un anno per permettere il varo di una nuova legge. Tutti sappiamo che se entro inizio dicembre la nuova legge sui Comites non sarà promulgata, il MAE (Ministero Affari Esteri) dovrà dare inizio ai preparativi per le elezioni dei Comites sulla base della legge attuale.

Il Ministro per gli italiani nel mondo, on. Tremaglia, si è impegnato ad ottenere una nuova legge per i Comites. Tra l'altro, facendo sue le proposte avanzate dal CGIE. E di questo dobbiamo rendergliene atto, indipendentemente dalle nostre diverse e opposte radici politiche. Dall'altra parte il Ministero degli Affari Esteri non brilla per il suo impegno teso ad avere in tempo la nuova legge sui Comites. A questo punto è legittima la domanda: chi sta giocando e a quale gioco?

Qui mi tornano in mente le perplessità che espressi in occasione dell’annuncio dell’istituzione del Ministero degli italiani nel mondo, senza portafoglio, anticipando probabili problemi di competenze, potere, con il MAE. Mai il governo è stato, di fatto così assente dal CGIE come da quando esistono i due Ministeri, con uno addirittura diretto ad interim. Basta vedere il livello gerarchico sempre più basso di presenza del MAE, alle sedute del Comitato di Presidenza o alle Continentale del CGIE. Questo fatto sembra non disturbare nessuno, a me appare un dato preoccupante.

Il Ministero per gli italiani nel mondo e il Ministero degli Affari Esteri stanno davvero lavorando di concerto per raggiungere l'obiettivo oppure il Ministero degli Affari Esteri disfa di notte ciò che il Ministero per gli italiani nel mondo ha fatto di giorno? È ancora serio parlare di una nuova legge che dovrebbe essere promulgata oramai in sole sei settimane, conoscendo i tempi necessari al Parlamento italiano per elaborare una legge?

Non sarebbe ora di dire invece con chiarezza che non è stato possibile fare la nuova legge sui Comites e convocare le elezioni con la legge attuale al più presto possibile? Tentiamo di avere il coraggio di prendere atto di una triste realtà. I Comites, oggi, sopravvivono solo grazie all'impegno e allo spirito di abnegazione delle donne e degli uomini che li compongono. Dobbiamo tutti avere molto rispetto e riconoscenza per queste persone. Infatti non è raro che i Comites raggiungano con fatica il numero legale per svolgere le proprie funzioni.

Un argomento debole

Argomentare che una nuova legge rappresenterà un forte motivo di mobilitazione e di partecipazione elettorale, mi appare per lo meno un argomento molto debole se non demagogico. Io credo che la gente apprezzerebbe un discorso chiaro che dica: il problema non è solo di rinnovare la legge dei Comites, poi la legge sul CGIE e poi vedere cosa succederà con la rappresentanza parlamentare degli italiani all'estero. C'è invece bisogno di una riflessione globale sulla rappresentanza degli italiani all'estero che preveda ruoli e poteri chiari, collegamenti efficienti tra tutti gli organismi di rappresentanza degli italiani all'estero. Partendo dall'associazionismo, dalle forze politiche, passando ai Comites, al CGIE per arrivare alla rappresentanza parlamentare.

Riflettiamo un attimo. Alle prossime elezioni politiche italiane, gli italiani all'estero eleggeranno 12 deputati e 6 senatori. Si prevede, stiamo ragionando per ipotesi quindi il valore numerico è puramente esemplificativo, che l'Europa eleggerà 5 deputati e 2 senatori. Dunque queste 7 persone dovranno rappresentare gli oltre due milioni di italiani che vivono in Europa. Qui, due sono le cose: o eleggiamo 7 supermen o superwomen oppure, se eleggeremo 7 persone normali, questi parlamentari per fare seriamente il loro lavoro, avranno sicuramente bisogno di strutture di rappresentanze locali molto forti. Queste strutture devono essere in grado di esprimere le esigenze, le aspirazioni degli italiani che vivono nei numerosi Paesi d'Europa. Questi organismi non possono che essere i Comites e il CGIE sul piano istituzionale, nonché un mondo associativo fortemente rinvigorito.

Che senso ha rinnovare la legge dei Comites e del CGIE, senza avere in mente questo dato di fatto?

Siccome nessuno di noi è in grado di prevedere il futuro, non avrebbe più senso rimandare la riforma degli organismi di rappresentanza a dopo le elezioni politiche degli italiani all'estero? Chi meglio dei parlamentari, che saranno stati eletti sulla circoscrizione estera, potrà capire il tipo d'organizzazione, di ruolo, di potere che devono avere gli organismi di rappresentanza degli italiani all'estero?

Evitiamo la politica dello struzzo

Per fare una riflessione di questa portata c'è bisogno di tempo, di volontà politica trasversale dei vari schieramenti politici. Non riesco a capire questa fretta di rinnovare ad ogni costo delle leggi, ad organizzare conferenze, convegni mondiali sui più svariati temi (italiani nel mondo, giovani, meno giovani, scienziati ecc.) e l'impossibilità di investire il tempo necessario per costruire un "sistema Italia all'estero" che abbia funzionalità, efficienza e che dia speranza alle nuove generazioni di creare un rapporto vero con l'Italia.

Far finta che non serpeggia tra gli italiani all’estero la domanda "ma servono ancora tutti questi carrozzoni?" vuol dire fare la politica dello struzzo. Penso che questi organismi di rappresentanza servano ancora ma profondamente ripensati, riformati con spirito unitario al di sopra del classico gioco delle parti.

Gli italiani all'estero manterranno il loro impegno nelle istanze di rappresentanza delle comunità, siano esse associative o istituzionali. E le nuove generazioni ci si avvicineranno se vedono, se sentono, se percepiscono una vera volontà dell'Italia di instaurare con loro un rapporto serio, costruttivo, operativo, cioè, utile agli italiani all'estero e all'Italia. Se ciò non avviene, ci accorgeremo che anche il voto all'estero, tanto auspicato e combattuto, sarà un ennesimo fallimento.

Per scongiurare questo rischio, che danneggerebbe comunque tutti gli italiani all'estero, ma sicuramente in modo più profondo l'Italia, è urgente un messaggio chiaro del governo, del parlamento e delle forze politiche di maggioranza che oggi dovrebbero governare l'Italia.

Questo messaggio deve giungere nei prossimi giorni, con un impegno serio del Governo e del Parlamento di riformare tutta la rappresentanza degli italiani all'estero in modo organico e funzionale. Inoltre, la finanziaria 2003, che, senza andare nei dettagli, non può ulteriormente penalizzare gli italiani all'estero. Nelle prossime settimane capiremo se c'è una sintonia tra la politica a favore degli italiani all'estero dichiarata dal Ministro per gli italiani nel mondo, che raccoglie le richieste e proposte del CGIE, e la politica vera, quella attuata dal Governo e ben lontana da quella declamata.

Non voglio qui rifare la lista della "spesa". Tutti sappiamo in quali condizioni si trovano i corsi di lingua e cultura, i servizi consolari, l'informazione ecc. Il Governo non può pensare di abbagliare gli italiani all'estero con semplici dichiarazioni di apprezzamento, di valorizzazione, con trasmissioni televisive, e poi realizzare una politica che nulla ha a che vedere con le intenzioni dichiarate.

Sono queste le cose che determineranno la partecipazione alle prossime elezioni dei Comites e del CGIE e non una legge che modifica sì un po' la situazione attuale, ma certamente non la rivoluziona e non rende più operativa e concreta la rappresentanza degli italiani all'estero. Comunque vadano le cose, una è certa, c'è immediato bisogno di chiarezza. (Claudio Micheloni, componente del Comitato di presidenza del CGIE)

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