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INFORM - N. 215 -12 novembre 2002

Presentata la Giornata Nazionale delle Migrazioni 2002. Quando l'accoglienza dello straniero diviene sinonimo di convivenza solidale

Petris: "Gli italiani all'estero rappresentano la memoria vivente dei tanti pregiudizi che oggi devono affrontare gli immigrati nel nostro Paese"

ROMA - Fu Papa S. Pio X ad istituire nel lontano 1914, al fine di ricordare presso tutte le chiese d'Italia la difficile realtà dei nostri emigrati, la Giornata Nazionale delle Migrazioni. Da allora molte cose sono cambiate e oggi l'iniziativa, pur non dimenticando le nostre collettività all'estero, rivolge la sua attenzione a tutte le persone coinvolte nella mobilità umana, non solo gli immigrati stranieri in Italia ma anche i rifugiati, i Rom, i Sinti, i circensi, i lunaparchisti, i marittimi e gli aereoportuali. Per l'edizione di quest'anno - la Giornata Nazionale delle Migrazioni sarà celebrata in tutte le parrocchie d’Italia domenica 17 novembre - le manifestazioni centrali, che di volta in volta vengono ospitate da una Regione diversa, sono state indette in Basilicata. Una serie di incontri e dibattiti, dedicati a tutti i settori della mobilità, idealmente conclusi, dopo la tavola rotonda del 16 novembre a Potenza sui problemi degli immigrati e degli emigrati, dalla concelebrazione eucaristica di domenica 17 presso la Cattedrale di Acerenza, teletrasmessa da RaiUno.

Per informare l'opinione pubblica sulle finalità e gli obiettivi dell'iniziativa, che ha come logo e tema conduttore il motto " Accoglietevi come Cristo ha accolto voi", e per presentare il 39° Quaderno della Migrantes - una pubblicazione che raccoglie testimonianze e riflessioni sull'avvenimento - si è svolta a Roma una conferenza stampa. Il Direttore generale della Migrantes, mons. Luigi Petris, dopo aver ricordato che l'accoglienza del diverso e dello straniero costituisce un imperativo categorico, una sfida ed un concreto banco di prova per ogni parrocchia e buon cristiano, ha sottolineato come a tutt'oggi sia quanto mai necessaria la sensibilizzazione e l'informazione dei tanti connazionali che vivono e lavorano nel mondo.

"Gli italiani all'estero sono importanti - ha infatti commentato Petris rispondendo alle nostre domande sul ruolo dei nostri connazionali nella manifestazione - perché rappresentano la memoria vivente dei tanti pregiudizi che oggi devono affrontare gli immigrati nel nostro Paese. Noi come Chiesa ringraziamo il Signore per coloro che nel mondo hanno avuto successo, ma il nostro occhio è sempre rivolto verso i tanti che sono andati all'estero e non sono riusciti a costruire un avvenire sereno per la propria famiglia. Non mi riferisco solo all'Argentina che oggi è sulla bocca di tutti, ma a tutte le Nazioni d'accoglienza, come ad esempio la Germania, la Francia e la Svizzera, dove sono ancora numerosi gli emarginati italiani che non ricevono il supporto e l'aiuto sociale che potrebbero avere in Italia. Oggi che il momento della prima accoglienza è superato - ha proseguito Petris passando a spiegare le finalità e le problematiche della presenza sacerdotale all'estero - appare quanto mai necessaria una mediazione culturale e religiosa che favorisca un definitivo e corresponsabile inserimento delle nostre collettività nelle società e nelle Chiese delle Nazioni d'accoglienza".

Anche da parte di Domenico Rosati, già presidente del Consiglio Italiano dei Rifugiati, è stata sottolineata la necessità di una concreta rivisitazione della storia che permetta la riscoperta sia della sostanza umana comune a tutte le migrazioni, sia del valore cristiano dell'accoglienza. Per Rosati, al fine di affrontare e regolamentare in maniera costruttiva il fenomeno migratorio, occorre inoltre una precisa scelta etica che, superando le contingenze del mercato, favorisca l'integrazione dell'immigrato in una dimensione sociale sempre più multiculturale e multireligiosa. Per quanto invece riguarda la recente sanatoria delle colf e dei lavoratori stranieri dipendenti in nero Rosati, dopo aver evidenziato l'alto numero delle domande presentate (sono circa 500.000 i moduli compilati), ha sottolineato come a tutt'oggi vi sia il rischio concreto che i fruitori della sanatoria rimangano per lungo tempo, in attesa della definitiva regolarizzazione, in una specie di "limbo".

Una situazione in piena evoluzione (l'attesa potrebbe durare anche un anno) che, secondo padre Bruno Mioli, direttore Migrantes per la pastorale degli immigrati stranieri in Italia, non porterà alcun danno occupazionale per gli italiani. A differenza delle precedenti sanatorie questa regolarizzazione non creerà infatti nuova occupazione ma farà emergere rapporti di lavoro già esistenti. Dopo l'intervento del coordinatore per la pastorale dei cattolici albanesi in Italia, don Pasquale Ferraro, volto a ricordare le profondo radicamento della collettività albanese in Italia - alcune comunità sono presenti nel nostro Paese da più di 500 anni - e la necessità di superare i pregiudizi e i luoghi comuni diffusi dalla stampa italiana su questa specifica realtà migratoria, il Vescovo di Sulmona mons. Giuseppe Di Falco ha evidenziato come nell'accoglienza allo straniero, che deve essere calda e sincera, la comunità cristiana metta in gioco la propria credibilità. Il credente, al di là delle ovvie motivazioni di civiltà, dovrà andare oltre, al fine di cogliere l'alto valore della solidarietà cristiana, la semplice accoglienza dello straniero. Un sincero sentimento di solidarietà che dovrà controbilanciare sia i silenzi sugli aspetti positivi e le generalizzazioni effettuate dalla stampa sull'argomento, sia le interpretazioni utilitaristiche del fenomeno che danno all'accoglienza motivazioni prettamente economiche. (Lorenzo Zita-Inform)


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