* INFORM *

INFORM - N. 212 - 7 novembre 2002

RASSEGNA STAMPA

Il Tempo, 7 novembre 2002

Margherita Boniver: "Abbiamo un ruolo importante nella stabilità dei Paesi islamici"

Il sottosegretario Margherita Boniver è da due giorni a New York per partecipare ai lavori della Terza Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In programma nella tappa a New York è anche un colloquio con il relatore speciale per i diritti umani in Afghanistan Kamal Hossein per uno scambio di idee sulla situazione in quel paese dove il sottosegretario italiano si è già recato quattro volte. Margherita Boniver, sottosegretario agli Esteri, ha concluso un ampio giro in Afghnistan, Pakistan e Iran proprio alla vigilia dei terribili fatti di Mosca. Tre Paesi islamici, quelli visitati dalla Boniver, dove gli integralismi religiosi sono per fortuna minoritari, seppure presenti e attivi. Ma insieme, anche se con diverse motivazioni, questi tre Paesi possono contribuire in maniera determinante a combattere il terrorismo internazionale. La costante presenza dell’Italia nell’area con suoi rappresentanti di governo, punta a favorire proprio il raggiungimento di quest’obiettivo.

Signora Boniver, come è vista nei paesi che ha visitato l’alleanza trasversale in nome dell’odio islamico che si temeva esistesse e che sembra aver preso corpo a Mosca?

"Naturalmente con grande preoccupazione. Afghanistan, Pakistan e Iran sono consapevoli che nell’ampia area geografica occupata dai rispettivi territori gli integralismi religiosi possono provocare danni gravissimi. Per cui le ragioni di dover combattere il terrorismo alla fine, pur essendo diverse, diventano anche convergenti."

Fino a registrare un’auspicabile identità di vedute?

Obiettivo non impossibile. Attualmente Iran e Pakistan sono convinti sostenitori del fatto che la stabilità del vicino Afghanistan sia indispensabile e da difendere, così come convengono che la presenza prolungata di forze armate alleate in territorio afghano dopo la cacciata dei talebani sia una necessità imprescindibile. Per riorganizzare il Paese, ma soprattutto per evitare che rifiorisca il commercio internazionale di droga con il quale si finanzia il terrorismo. Infine, è da guardare con attenzione la posizione dell’Iran nei confronti di Saddam Hussein. Dopo l’11 settembre gli iraniani hanno condannato il terrorismo in maniera netta. Essi guardano oggi positivamente le pressioni e anche le "minacce" dell’America su Baghdad, ma insistono sul rispetto delle risoluzioni dell’Onu. Il ministro degli Esteri Kharrazi mi ha più volte sottolineato che la via giusta non è l’uso della forza."

Tutto ciò fa intravedere una non lontana ripresa dei rapporti fra Iran e America?

Senza dubbio, che l’Iran sia ancora oggi considerato dall’America un paese incluso nel famoso "asse del male" non aiuto il disgelo. Il lavoro del nostro governo punta a ridurre le distanze, anche perché l’Iran veda confermato il suo ruolo-guida nella regione, ruolo che, secondo il loro punto di vista, sarebbe messo in forse da un eventuale asse Usa-paesi centroasiatici-Pakistan. Perciò l’Iran mostra una certa volontà di aprirsi all’Occidente, dal punto di vista del rispetto del dialogo costruttivo per il rispetto dei diritti umani. Proprio nei giorni della mia visita, il governo ha concesso l’amnistia a 750 prigionieri politici. E’ iniziato su questi temi un confronto a distanza, che ci vede protagonisti."

L’Italia, dunque, come punta avanzata dell’Europa, in una zona nevralgica dell’Asia?

Allacciare e mantenere rapporti stretti e proficui con paesi asiatici di tendenza moderata fa parte degli obiettivi prioritari del nostro governo. D’altra parte l’Italia è uno dei primi partner politici ed economici dell’Iran, che guarda noi - mi confermava il ministro Kharrazi - "con molta speranza". Fra i due paesi ci sono ottimi scambi commerciali, soprattutto con l’importazione di petrolio da parte dell’Italia e l’esportazionedi macchine per l’industria e know how. Inoltre, a conferma dei legami molto stretti, la lingua italiana è al secondo posto dopo l’inglese tra gli idiomi stranieri studiati nelle università iraniane. Perciò, a fine mese è attesa con molto interesse a Teheran la visita del Presidente della Camera dei Deputati, on. Casini." (Intervista a cura di Marco A. Tarquini)


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