* INFORM *

INFORM - N. 212 - 7 novembre 2002

Giornata Nazionale delle Migrazioni

La testimonianza di don Domenico Locatelli nuovo Direttore Migrantes per la pastorale degli italiani all’estero

ROMA - La Giornata Nazionale delle Migrazioni 2002 - che si celebra domenica 17 novembre in tutte le Chiese italiane facendo riecheggiare il messaggio di San Paolo nella lettera ai Romani " Accoglietevi come Cristo ha accolto voi" - rischia di far passare sotto silenzio i circa 4 milioni di connazionali, cittadini italiani con passaporto italiano, che nei decenni scorsi sono emigrati in Europa e in altre parti del mondo. Rischia di passare sotto silenzio anche il lavoro dei missionari italiani che hanno scelto di condividere all’estero la vita di questi lavoratori, fattisi anch’essi emigrati con gli emigrati. Uno di questi è don Domenico Locatelli della Missione Cattolica Italiana di Yverdon (Svizzera), già nominato nella Migrantes Direttore nazionale dell’Ufficio per la pastorale degli emigrati italiani all’estero. Trascriviamo una sua testimonianza, che per tanti anni ha vissuto anche in prima persona.

Un prete diocesano può avere la bella possibilità di operare all'estero fra gli emigranti italiani che da molto tempo vivono in Europa, anche solo per alcuni anni. Scopre molto presto quanto sia missionaria la sua identità di prete secolare. È la sua dignità intima che lo costituisce missionario, non soltanto una "missio canonica" che comunque esplicita e rende comprensibile la missione.

Perché non dare la propria disponibilità e chiedere al proprio vescovo di mettersi a servizio di altre chiese locali ed impegnarsi per gli italiani nel mondo? Si può vivere e lavorare per alcuni anni come missionario in una regione al centro dell'Europa, per esempio: in un mondo post-moderno, post-cristiano, dove il prete, e ancor di più se straniero, non è nessuno. Ha un ruolo molto secondario, dal punto di vista sociale, politico e produttivo.

Questa è anche l’Europa! E non credo che in futuro, le diocesi d’Europa diventeranno come alcune splendide ed efficienti diocesi d'Italia. Potrà essere vero il contrario, conosceremo la fatica e la crisi delle diocesi di Francia, del Belgio, dell’Olanda, della Svizzera. Soffriremo per la mancanza di vocazioni presbiterali, ma gioiremo per la riscoperta delle vocazioni ministeriali laiche, abbandoneremo molti edifici ora destinati al culto e all’attività pastorale o ricreativa perché ormai vuoti o perché non riusciremo più a mantenerli e a tenerli efficienti, ma recupereremo la serenità di gustare di nuovo l’essenziale che resta l’annuncio di una persona, del Cristo. Qualcuno dice: non c’è più bisogno di missionari fra gli emigranti, ormai sono tutti integrati e parlano la lingua del posto. Non è proprio così.

Se il missionario è "l’assistente sociale", il procacciatore di alloggi, il traduttore, colui che scrive la lettera di raccomandazione per il posto di lavoro, sì! Non ce n’è più bisogno! Almeno da 20 anni!

Ma la missione per cui siamo unti, inviati, non è di tipo civile, sociale, produttivo, bensì di tipo pastorale, ecclesiale.

Sicuro! Si tratta della "parola", ma che non è il tedesco, il fiammingo, il francese o l’inglese. Abbiamo la missione di imparare ed insegnare la lingua dell’amore, abbiamo la missione irrinunciabile di dire la Parola fatta persona che è Gesù Cristo.

E in Europa abbiamo più del 90% dei battezzati che vive una religione che sembra non essere la fede in Gesù Cristo.

In Europa vivi la sofferenza e la passione dell’evangelizzazione che ti incoraggia ad essere vero missionario ogni volta che ti chiedono il battesimo per il bambino: tu gli offri Gesù Cristo, e ti dicono, no, grazie! Voglio il battesimo non Gesù Cristo. E così per altri servizi religiosi. Là il Signore ti disarma di ogni tradizione, struttura, potere e sei solo con un’altra persona, uomo, donna, giovane, anziano, italiano, tedesco, svizzero, e puoi giocare solo la tua credibilità: non c’è marketing che tenga. Il Signore passa attraverso la tua impotenza, il tuo limite. E scopri con piacere che Lui è presente ed agisce comunque anche al di fuori della "canonicità", attraverso i fratelli e le sorelle protestanti e di altre confessioni. E cominci a vivere il tuo cammino di conversione personale e di comunità. Ti lasci convertire dal Signore e respiri ampio. (Don Domenico Locatelli-Migranti press/Inform)


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