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INFORM - N. 211 - 6 novembre 2002

Il lavoratore immigrato come risparmiatore: le rimesse

ROMA – "Proprio perché gli immigrati lavorano, sono in grado di sostenere con i loro risparmi le proprie famiglie e, quindi, i paesi di origine". Lo ha detto mons. Benito Cocchi, presidente della Caritas Italiana, nel corso della recente presentazione a Roma del Dossier Statistico Immigrazione 2002, XII Rapporto Caritas-Migrantes sull’immigrazione.

Le rimesse inviate dagli stranieri soggiornanti in Italia nel corso del 2001 sono state 749,4 milioni di euro, con un aumento del 27,4% rispetto allo stesso flusso del 2000: in meno di 10 anni il loro volume è aumentato di ben sette volte (erano 103,2 milioni di euro nel 1992). Se poi la quota di risparmio inviata in patria viene riferita agli 800.000 immigrati soggiornanti per lavoro la rimessa pro capite sale a 937 euro.

"Volendo tener conto anche degli altri beni inviati in patria - ha evidenziato mons. Cocchi - si vede che il valore di questi flussi è tutt’altro che trascurabile: per questo motivo è stata rivalutata la funzione trasnazionale che gli immigrati, con questo loro apporto, esercitano per lo sviluppo dei loro paesi".

Rapportando l’ammontare delle rimesse inviate al numero di titolari di permesso di soggiorno si può trovare una misura della capacità di risparmio degli immigrati. Secondo tale indice, nel corso del 2001, le rimesse pro-capite degli immigrati presenti sono passate da 424 euro a 550, con un aumento annuale di 126 euro (+30%). Il flusso delle rimesse transita anche per vie non ufficiali (pur se pienamente legali) per cui si stima che complessivamente l’importo annuo effettivo sia stato pari al doppio e potrà essere incrementato se questa tendenza al risparmio verrà sostenuta e gli immigrati verranno considerati in maniera più diffusa clienti "normali" delle banche. (Inform)


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