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INFORM - N. 210 - 5 novembre 2002

Trasferimento virtuale dei contributi svizzeri: i beneficiari e gli esclusi

Dino Nardi (CGIE): finalmente l’INPS ha emanato l’attesa circolare esplicativa

ZURIGO - Finalmente! È proprio il caso di esclamare che "finalmente" è arrivata la circolare della Direzione Generale INPS, tanto attesa dai lavoratori italiani in Svizzera, con la quale l’Istituto previdenziale italiano fornisce le prime ed indispensabili istruzioni per l’applicazione dell’articolo 3 del decreto legge n.108 dell’11.6.2002, convertito con legge n. 172 del 31.7.2002. La norma, per intenderci, con la quale il governo italiano ha cercato di trovare una soluzione al blocco dei trasferimenti contributivi dell’AVS all’INPS, intervenuto dal 1.6.2002 con l’entrata in vigore degli Accordi Bilaterali tra la Svizzera e l’Unione Europea. Una soluzione, peraltro, non del tutto soddisfacente per i diretti interessati, l’associazionismo italiano, i patronati, i sindacati, i Comites, ed il Cgie. Una norma che, a suo tempo, abbiamo definito del "trasferimento virtuale" dei contributi svizzeri e che, fin dalla sua emanazione, fece sorgere forti dubbi interpretativi sui possibili beneficiari, tanto che finora quell’articolo di legge era rimasto praticamente inapplicato in attesa che la Direzione Generale dell’INPS desse gli indispensabili chiarimenti sollecitati più volte dallo stesso CGIE, ma non solo. Chiarimenti che, dopo mesi di attesa, solo ora sono arrivati con la circolare INPS n. 162, dello scorso 28 ottobre, che, tra l’altro, fornisce alle sedi periferiche le seguenti istruzioni:

1 – Soggetti beneficiari

Soggetti beneficiari della norma sono i "cittadini italiani rientrati definitivamente in Italia in stato di disoccupazione".

Nei confronti degli interessati deve, pertanto, essere accertato che abbiano svolto l’ultima attività in Svizzera, che abbiano e mantengano definitivamente la residenza in Italia, che non si siano rioccupati in Italia dopo la cessazione dell’attività svizzera, che risultino iscritti nelle liste ordinarie di collocamento.

Il comma 2 della norma in esame dispone che l’importo della pensione calcolato ai sensi del comma 1 viene corrisposto sino al compimento da parte dell’interessato dell’età pensionabile prevista nell’ordinamento pensionistico svizzero, che attualmente è fissata a 65 anni per gli uomini ed a 63 anni per le donne.

Ne consegue che nei confronti di coloro che, alla data di decorrenza della pensione, hanno una età pari o superiore ai 65 anni, se uomini, ed a 63 anni, se donne, dovrà essere liquidata direttamente una pensione calcolata in pro rata ai sensi della normativa comunitaria.

La pensione dovrà parimenti essere calcolata direttamente in pro rata ai sensi della normativa comunitaria nei confronti di coloro che già beneficiano di una pensione diretta svizzera calcolata sulla base dei contributi dell’assicurazione generale vecchiaia e superstiti (AVS) e invalidità (AI)..

A questo proposito riteniamo, pertanto, che gli unici lavoratori italiani in Svizzera esclusi da provvedimento siano: a) gli ex emigrati che, dopo aver lavorato in Svizzera, hanno poi ripreso l’attività lavorativa in un altro Paese; b) tutti coloro che, pur avendo tutti i requisiti, prima dello scorso 1.6.2002, per il pensionamento italiano di anzianità/vecchiaia, con il trasferimento dei contributi AVS consentito dalla precedente normativa, non avevano presentato la domanda di pensione.

2 - Requisito contributivo

Secondo quanto previsto dalla norma in esame i soggetti di cui al punto 1, inoltre, devono maturare "il diritto a pensione anche con il computo dei periodi contributivi maturati in Svizzera".

Deve, pertanto, trattarsi di soggetti che perfezionano il requisito contributivo grazie alla presa in considerazione dei periodi assicurativi svizzeri.

La norma, pur non prevedendo un limite minimo di contributi italiani, presuppone l’esistenza di una posizione assicurativa italiana nel momento in cui stabilisce che la pensione debba essere calcolata sulla base della retribuzione pensionabile italiana.

Ne consegue che è necessaria l’esistenza, alla data di entrata in vigore della normativa in oggetto, di almeno un contributo settimanale italiano, comunque accreditato, dal quale sia possibile ricavare la citata retribuzione pensionabile.

Va peraltro precisato che nel caso in cui la contribuzione italiana sia inferiore all’anno, al compimento dell’età pensionabile svizzera, dovrà trovare applicazione l’articolo 48 del regolamento (CEE) n.1408/71.

Ne consegue che dal mese successivo a tale evento la pensione dovrà essere revocata ed il periodo contributivo italiano, inferiore all’anno, dovrà essere preso in considerazione dalla Svizzera per il diritto e la misura della pensione erogata a suo carico.

Per il computo dell’anzianità contributiva svizzera dovrà essere richiesto alla Cassa di Compensazione di Ginevra il rilascio del formulario E205.

Per la valutazione dei periodi contributivi svizzeri si fa rinvio ai criteri finora adottati in applicazione delle disposizioni della convenzione bilaterale in materia di totalizzazione..

Rispetto a questo punto va evidenziato che, necessitando anche una sola settimana di contribuzione in Italia, per il trasferimento virtuale tornano buone anche le domande di autorizzazione ai versamenti volontari all’INPS come pure i versamenti di poche settimane che tantissimi emigrati avevano effettuato sino all’inizio degli anni novanta.

3 – Prestazioni

In assenza di una esplicita indicazione della norma in esame e in considerazione della finalità perseguita dal legislatore, le prestazioni da erogare sono le stesse per le quali era prevista la possibilità di trasferire i contributi svizzeri, per cui possono beneficiarne i soggetti che fanno valere i requisiti per la pensione di vecchiaia o di anzianità.

Data l’eccezionalità della norma, il legislatore ne ha previsto una efficacia limitata nel tempo, stabilendo, al comma 1, che coloro che maturino il diritto a pensione "a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’Accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera sulla libera circolazione delle persone", hanno diritto, fino al 31 dicembre 2003, ad una pensione calcolata sulla retribuzione pensionabile italiana tenendo conto dell’anzianità contributiva svizzera.

Ne consegue che la norma può trovare applicazione dalla data di entrata in vigore del decreto legge e, quindi, per le pensioni con decorrenza dal 1° luglio 2002 e fino al 31 dicembre 2003, con esclusione delle pensioni con decorrenza dal 1° gennaio 2004 in poi.

Fanno eccezione le pensioni di anzianità il cui requisito contributivo ed anagrafico è perfezionato prima del 31 dicembre 2003, ma la cui decorrenza, per effetto delle "finestre", è successiva a tale data.

In attesa della riliquidazione in regime comunitario, la pensione così calcolata, se necessario, potrà essere integrata al trattamento minimo in presenza delle condizioni richieste dalla legge per le pensioni liquidate in regime nazionale e cioè procedendo all’accertamento reddituale previsto dall’articolo 6 della legge n.638/83.

Ovviamente la pensione italiana calcolata con il trasferimento virtuale verrà poi ricalcolata d’ufficio, in pro-rata, come ricorda la stessa circolare INPS, al verificarsi di una delle seguenti ipotesi:

L’Istituto previdenziale italiano ricorda ancora che, peraltro, in assenza del requisito minimo di un anno di contributi italiani, in applicazione dell’articolo 48 del regolamento (CEE) n.1408/71, nelle ipotesi sopra descritte la pensione dovrà essere revocata.

Dopo aver preso visione della Circolare della Direzione Generale dell’INPS, dobbiamo riconoscere che, con l’interpretazione certamente estensiva che è stata data alla norma sul trasferimento virtuale (dovuta evidentemente all’ordine del giorno sollecitato dal CGIE, collegato all’articolo 3 del decreto legge n.108 ed approvato dal parlamento italiano contestualmente al decreto stesso), sono venuti a cadere molti dei dubbi e delle riserve che avevamo manifestato a caldo. Anche se, ovviamente, dovremo comunque verificare come, da parte delle sedi periferiche dell’INPS, verrà adesso applicata nella pratica la circolare e salvo restando ulteriori chiarimenti dell’Istituto. In ogni caso, resta il fatto estremamente negativo della criticatissima limitazione temporale al 31 dicembre 2003 della norma sul trasferimento virtuale che ben cinque proposte di legge, pendenti in Parlamento, chiedono di prolungare al 2007. Per cui, da parte di tutti i soggetti e le istituzioni interessati, sarà bene che si faccia un forte pressing nei confronti dei partiti politici, dei gruppi parlamentari e del governo affinché la proroga non cada nel dimenticatoio e venga invece approvata! (Dino Nardi*-Inform)

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* Presidente della Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE, Presidente dell’Ital-Uil Svizzera


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