* INFORM *

INFORM - N. 210 - 5 novembre 2002

Presentato il rapporto CER-SPI sulla legge finanziaria per il 2003

Quale la reale ricaduta della manovra sui bilanci delle famiglie e dei pensionati?

ROMA - "Già in passato noi avevamo proposto, ovviamente attraverso l'introduzione di specifici parametri di valutazione, di estendere l'adeguamento delle pensioni al minimo anche per i nostri connazionali all'estero. Ma oggi, che i finanziamenti eccedenti non spesi sono stati destinati ad un altro capitolo della finanziaria riguardante le pensioni dei lavoratori esposti all'amianto, l'estensione di questo diritto diviene più difficoltosa. Una misura, quest'ultima, che non aggiunge, ma crea competizione tra varie esigenze sociali. Ad ogni modo, mentre l'INPS sta studiando le modalità tecniche per l'estensione all'estero di questo diritto, le nostre richieste per l'utilizzo dei fondi residui in favore dei pensionati nel mondo hanno avuto fino ad oggi esito negativo".

Con questa riflessione della segretaria generale della SPI-CGIL Betty Leone, si è conclusa a Roma la presentazione della ricerca " Illusione finanziaria". Uno studio realizzato dal CER (Centro Europa Ricerche) e promosso dal Sindacato Pensionati della CGIL che, proprio mentre il dibattito parlamentare entra nel vivo, analizza gli effetti della riforma finanziaria 2003 sulle famiglie italiane e sugli anziani.

Dopo aver evidenziato l'avversità del sindacato nei confronti di una finanziaria che limiterà la crescita dei salari e quindi non consentirà il rilancio dei consumi, Betty Leone ha sottolineato l'assenza nella manovra di specifiche misure atte migliorare il potere d'acquisto dei pensionati. Ha poi ricordato, oltre alla mancata estensione dell'adeguamento delle pensioni al minimo a tutto il potenziale bacino d'utenza (circa sei milioni e mezzo dei pensionati), la negativa ricaduta della finanziaria sulla sanità - il pagamento del ticket è stato confermato e molti farmaci gratuiti sono passati nella fascia a pagamento - e sui fondi sociali. "Questa finanziaria - ha rilevato inoltre puntando il dito contro la riorganizzazione delle detrazioni fiscali inserite dalla manovra che finirebbe con il ridimensionare la posizione contributiva del pensionato - è solo il primo tassello di una più ampia ridistribuzione della ricchezza che, una volta approvata la legge delega attualmente in discussione al Senato, finirà per avvantaggiare i redditi più alti".

Una valutazione a lungo termine che si evince anche dalla ricerca del CER. Dai tabulati, illustrati dal ricercatore Corrado Pollastri, emerge come nei prossimi anni a trarre i maggiori profitti dalla riduzione delle aliquote saranno proprio i ceti più abbienti con un reddito annuo superiore ai 31.000 euro. Dallo studio viene inoltre evidenziato come le riduzione delle imposte prevista dalla finanziaria - valutabile intorno ai 6 miliardi di euro, sia, almeno in parte, attribuibile a precedenti detrazioni fiscali derivanti dalla finanziaria 2001 e dalla prevista restituzione del "fiscal drag". Il meccanismo fiscale che prevede l'attribuzione al cittadino di uno specifico rimborso nel caso in cui l'inflazione annua superi il 2%. Alla luce di queste considerazioni, solo il 30% dell'intera riduzione fiscale discenderebbe quindi in maniera diretta dall'introduzione di nuovi sgravi. Sulla base di queste valutazioni ogni singolo contribuente potrà dunque usufruire di un risparmio di imposta di circa 160 euro all'anno, ma di questi solo 47 euro saranno direttamente riconducibili all'introduzione di nuove facilitazioni. Inoltre, sempre secondo il ricercatori del Cer, vi è il rischio reale che lo sforzo della finanza pubblica in favore del contribuente venga vanificato dal crescente aumento dell'inflazione effettiva. Una problematica, quest'ultima, che, anche per dare una scrollata ai consumi, potrebbe essere superata attraverso un concreto aumento dei salari direttamente connessi al reale costo della vita. (Lorenzo Zita-Inform)


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