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INFORM - N. 209 - 4 novembre 2002

Lettera aperta di Gaetano Cario ed Enzo Rapisarda al Presidente della Calabria

Dall’assistenzialismo al vero processo di crescita

BUENOS AIRES - Gaetano Cario ed Enzo Rapisarda, membri della Consulta Regionale dell’Emigrazione, rivolgono al Presidente della Regione Calabria, alla vigilia del suo arrivo a Buenos Aires, una riflessione per "una vera politica d’esercizio delle responsabilità".

La visita del Presidente della Giunta Regionale della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, è avvenimento importante per la comunità calabrese in Argentina. La sua prima visita in Argentina, anche quale titolare della Delega dell’Assessorato all’Emigrazione ed Immigrazione. Vale a dire, un interlocutore diretto, senza necessità d’intermediazione che gli emigrati calabresi hanno e godono della tutela diretta della Presidenza, il che ci onora e privilegia.

Si eleveranno le voci di ringraziamento ed elogio, peraltro meritate, per come si è prodigato a favore dei corregionali bisognosi dopo il "terremoto" socio-economico che ha posto in ginocchio un intero Paese, quell’Argentina ricca e opulenta, che ha fatto sognare molti emigrati, alla ricerca di pace, lavoro e benessere, ma che ha, purtroppo, tradito un’intera società nelle aspettative migliori, nelle aspirazioni di libertà e democrazia, nel rispetto dei diritti e nella prospettiva del futuro. I nostri figli, i nostri nipoti hanno intrapreso la via dell’emigrazione di ritorno. Scriveranno anche loro la stessa storia d’emigrazione, anche se con una penna stilografica o di colore diverso, annoverando storie di strappi e lacerazioni, di partenze e nostalgie, di dolori.

Proprio in questi giorni giungono notizie ed immagini terrificanti dal Molise. Il terremoto che, con le sue scosse sismiche, ha generato paura, panico e macerie, lasciando sepolte molte vite umane, soprattutto bambini. Il tempo si è fermato a San Giuliano di Puglia, in provincia di Campobasso, come, a suo tempo, "Cristo si è fermato a Eboli" e a Soverato, durante l’ultima alluvione. La Calabria ha nella sua carta d’identità il riconoscimento di zona sismica d’alto rischio e di Regione d’emigrazione con il più alto tasso d’esodo. Due aspetti della stessa medaglia, in correlazione diretta. Un medesimo destino, che condanna i calabresi all’assistenzialismo storico e al paradossale "nemo profeta in Patria".

Con questa "lettera senza francobollo", che segue alle due precedenti lettere aperte, inviate in questi ultimi mesi - rimaste senza risposta - come esperti del settore emigrazione, sentiamo il dovere di responsabilità di comunicare queste riflessioni, non come critica strumentale e sterile, ma come momento di apertura necessario per "capirsi" e poter costruire insieme a tutte le componenti in emigrazione una base di dialogo, che miri ad edificare una vera politica di responsabilità da assolvere.

Noi per "politica" non intendiamo la stucchevole polemica interna ai Palazzi, le intromissioni e i padrinaggi, ma intendiamo la ricerca e l’applicazione delle regole generali, quindi delle certezze.

La differenza sta nel fatto che Noi parliamo pubblicamente, ci rivolgiamo a Lei senza tergiversare sui temi, senza mascherare le intenzioni - possiamo peccare della presunzione di considerarle buone - ma sempre con la prospettiva di costruire nel rispetto reciproco una progettualità nuova.

Signor Presidente, siamo convinti che anche Lei è consapevole che l’assistenzialismo non basti a risolvere i problemi. Anzi, non è la strada da percorrere. Può essere una risposta emozionale in particolari situazioni d’emergenza, com’è successo per l’Argentina, ma non può essere la regola.

E veniamo ai punti della riflessione.

1) La Legge N.17 dell’Emigrazione, parla di due sedute annuali della Consulta, ma che negli ultimi anni non sono state mai convocate. Un esercizio "a singhiozzo" che rende mutilati i progetti presentati.

2) La Seconda Conferenza dell’Emigrazione o dei Calabresi nel Mondo - lasciamo a Lei il diritto di scelta per la migliore definizione - è abortita per mancanza di volontà politica. Questo ritardo ha creato un fossato profondo quindici anni, dopo la Prima Conferenza, dentro il quale l’associazionismo in emigrazione è stato "clonato" e protetto alla rovescia. Nel frattempo non sono mancate le richieste e le sollecitazioni per realizzarla, puntualmente e costantemente in ogni occasione. Dobbiamo prendere atto soltanto della "sordità" o "indifferenza" politica che é stata imperante e imperativa, come risposta concreta. Solo declamazioni e missioni esplorative e conoscitive all’estero, finalizzate a preparala nel migliore dei modi, ma che ancora non se ne vede la volontà reale di convocarla. Crediamo, Signor Presidente, che, in quest’occasione del suo viaggio in Argentina, ci possa dare una seria e definitiva risposta in merito.

3) Una Regione Calabria che non ha mai celebrato un solo Congresso dei Giovani e delle Donne in emigrazione. Stiamo elemosinando partecipazione e siamo diventati accattoni di nuove idee progettuali, di nuovi impulsi, ma osserviamo che nessun cedimento di "posizione" si profila. Questo atteggiamento ci condannerà a "seppellire" la propria discendenza.

4) Anche sulla ristrutturazione dell’Associazionismo e la costituzione di una sola Federazione in Argentina, come unica Istituzione di riferimento per tutti i calabresi, non sono stati rispettati gli accordi. Assistiamo al balletto delle "federazioni", che continuano a mantenere le proprie sigle per non cedere "territorio", facendo perdere alla comunità il proprio peso politico e di rappresentatività istituzionale. Un panorama che vede una generazione di dirigenti storici ancorati al loro immobilismo politico e alla perpetrazione monopolistica delle cariche presidenziali - come fossero investiture divine - con il risultato che, soprattutto i Giovani disertano le istituzioni, per mancanza di spazi partecipativi, mentre aumenta la mediocrità .

5) Cosa ne è uscito dalla Conferenza Stato-Regioni? Una svista macroscopica e inaccettabile se pensiamo che, una Regione Calabria non ha nessun rappresentante della sua collettività in seno al Coordinamento delle Regioni scelto per l’Argentina. Proprio qui in Argentina, dove esiste la più grande comunità calabrese, restiamo "orfani" di rappresentanza. Non crede, Signor Presidente, che il criterio di scelta debba esulare da interessi particolari e di colore partitico, senza obbedienti "pilotaggi", e basarsi sulla meritocrazia e rappresentatività?.

6) Sono stati giustamente sospesi i contributi previsti dalla legge regionale alle Associazioni e Circoli che operano all’estero, perché venivano elargiti a pioggia o "digitati". I contributi dovranno essere concentrati su veri progetti ed iniziative nuove, che abbiano un ritorno di reddito politico, sociale, turistico e imprenditoriale verso la Calabria e non siano soltanto a fondo perduto o per gratificazione per alcuni privilegiati.

Come conclusione, Signor Presidente, queste riflessioni a due voci, ci auguriamo vengano prese come processo propositivo di crescita verso una cultura della previsione, capace di portare a termine gli impegni condivisi da tutti e non ricorrere al rito scaramantico della prorogatio - parola latina e abitudine italica di rinviare legalmente obblighi e responsabilità, di cui Lei come alto magistrato conosce profondamente il senso. Siamo certamente un crogiolo di genetica, una mappatura di ibridazione etnica, con pregi, vizi e contraddizioni, ma siamo anche certezza di essere una comunità che più che di assistenzialismo puntiamo al vero processo di crescita.

Gaetano Cario (Presidente del Centro Calabrese di Buenos Aires)

Enzo Rapisarda (Presidente del Centro Studi Enotrio di Buenos Aires).

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