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INFORM - N. 208 - 2 novembre 2002

DOCUMENTAZIONE

Filomena Narducci (CGIE) al Sottosegretario agli Esteri Mario Baccini: "Allarmante la situazione dell’Uruguay"

MONTEVIDEO – Pubblichiamo qui di seguito l’intervento che Filomena Narducci, componente del Comitato di Presidenza del CGIE e segretaria del Comites dell’Uruguay, ha tenuto il 27 novembre in occasione della visita del Sottosegretario agli Esteri Mario Baccini.

Sig. Sottosegretario agli Esteri On. Mario Baccini,

mi associo alle parole di benvenuto espresse sia dal Presidente del Comites che dal Signor Ambasciatore.

In questa sala oggi sono presenti i membri del Comites e del CGIE, i presidenti delle più numerose associazioni ed enti che costituiscono la nostra collettività di Montevideo e dell’interno del paese.

Ci sono inoltre alcuni parlamentari uruguaiani di origine italiana ma soprattutto c’è gente, c’è gente italiana anziana e giovane, ci sono cittadini italiani con passaporto e ci sono i loro discendenti.

L’Uruguay staggi vivendo in una situazione di forte crisi socio-economica. Alcuni economisti la considerano la più profonda della sua storia.

C’è stata una discesa del Prodotto Interno Lordo del 7,8% stimandosi che alla fine dell’anno questa cifra potrebbe arrivare all’11%. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto i livelli più alti con una percentuale del 30% circa tra i giovani minori di 26 anni.

Si prevede che per la fine dell’anno il reddito pro-capite arrivi al di sotto dei 3.000 dollari.

A metà anno l’Uruguay ha modificato la sua politica cambiaria passando dal sistema di banda alla libera quotazione della moneta americana. La fuga di massa dei depositi bancari dei non residenti e dei residenti, tra altre motivazioni, hanno collassato il sistema finanziario imponendo anche in Uruguay una specie di corralito sui depositi a termine nella banca dello Stato, e la sospensione di almeno quattro banche private.

Dall’inizio dell’anno l’inflazione ha già superato il 20% e la svalutazione il 100%.

Oltre alla situazione proveniente dall’esterno (effetto contagio Argentina) in Uruguay, si stanno vivendo le conseguenze dell’applicazione del modello neoliberista che ha sommerso il paese in una crisi produttiva e sociale profonda che non permette parlare di semplice recessione.

In termini sociali la situazione è allarmante.

In Uruguay la povertà è storicamente esistita ma si concentrava in aree periferiche della città . Oggi la novità è la crescita della stessa sia in estensione che in intensità. Non solo ci sono più poveri, ma codesti approfondiscono le loro condizioni di povertà aumentando la percentuale di persone che vivono in condizioni d’indigenza totale.

Non sono solo marginali, sono operai, sono impiegati che essendo rimasti disoccupati non ritrovano più una collocazione nel mondo del lavoro. Sono anziani che con una pensione minima locale non riescono neanche a pagare le spese mediche.

Sono piccoli e medi imprenditori, che dopo una vita di lavoro hanno perso oltre alla loro attività tutti i loro risparmi.

Migliaia e migliaia di questi uomini e donne negli ultimi due anni hanno dovuto intraprendere la via dell’emigrazione cercando all’estero condizioni di vita più degne.

Ogni 10 bambini 5 nascono sotto la linea della povertà il che vuol dire che la riproduzione demografica della società uruguaiana avviene nella povertà.

Insomma gli effetti di questa crisi nella società sono devastanti. Il deterioro ha raggiunto gli aspetti vitali vincolati all’alimentazione, alla salute e alla convivenza sociale.

Se è vero (e certo che lo è) che il 40% circa della popolazione uruguaiana ha ascendenza italiana, è evidente che la famiglia italiana in Uruguay, in una alta percentuale è colpita da questa crisi.

Oggi non voglio fare un elenco della spesa sulle nostre richieste tradizionali che d’ altronde sono quelle di tutto il mondo dell’emigrazione e cioè contributi per l’assistenza, per la cultura, per l’informazione, ecc. Voglio lanciare un appello alla sua sensibilità e a quella del governo affinché si capisca il momento storico e cruciale che si sta vivendo in questo paese.

Così come quella dell’Argentina questa è una situazione di emergenza.

Noi siamo consci che un paese così piccolo e con una economia così dipendente , come lo è l’ Uruguay, non è una priorità per l’Unione Europea e per l’Italia, dal punto di vista strategico e dei rapporti commerciali, ma l’effetto 40 % d’italianità e le sue diverse manifestazioni sulla società, deve fare sì che il governo spenda uno sguardo molto italiano sugli italiani dell’Uruguay, quale componente importante di questo paese e agisca di conseguenza già non solo con piccoli interventi solidaristici dei quali ne siamo certamente grati, ma con alcuni interventi di tipo strutturale che vadano a colpire i settori vitali che coinvolgono gli italiani di questo paese:

  1. In questo paese l’assistenza sanitaria è maggioritariamente privata ed il sistema sanitario oggi è in crisi. Gli italiani non abbiamo una mutua nostra. Per avere accesso all’assistenza sanitaria nel sistema mutuale, dobbiamo pagare una quota mensile che, per gli anziani alle volte significa spendere un terzo della loro pensione. Non abbiamo un ospedale che ci assista i nostri vecchietti malati e poveri, nonostante ci sia un ospedale chiamato italiano.
  2. Pertanto un intervento nel settore sanitario è vitale per il futuro dei nostri italiani in Uruguay.

    Qui apro una parentesi e mi voglio soffermare sull’attuale situazione dell’Ospedale Italiano dell’Uruguay.

    Da un po’ di mesi nei mass media di questa società si sente parlare della crisi dell’Ospedale, della chiusura imminente, dei licenziamenti, del personale che sta lavorando da mesi senza prendere lo stipendio. Con rammarico tutti abbiamo potuto assistere sulla televisione le scene quando le 4 suore, simbolo dell’ospedale, hanno dovuto andarsene, dopo avere dedicato praticamente una vita allo stesso.

    Sig. Sottosegretario la natura giuridica dell’Ospedale, lo statuto e la volontà del Consiglio Direttivo, hanno lasciata la collettività orfana di un ospedale italiano.

    Il trascorrere del tempo ha permesso alle persone di modificare le situazioni originali. Io ci tengo a ribadirlo, qui c’è un padrone morale, intellettuale ed ideologico dell’Ospedale italiano che si chiama collettività italiana dell’Uruguay

    Pertanto io chiedo che così come in Argentina si sta dando, attraverso la cooperazione, un forte sostegno al sistema sanitario locale, si faccia lo stesso con l’Uruguay e si dia avviamento immediato ad un progetto nel settore, che utilizzi l’attuale struttura dell’Ospedale italiano. Con un intervento del genere non solo si darebbe riscontro alla situazione del paese ma si starebbe aiutando a risolvere la situazione di molti italiani.

  3. Con soddisfazione possiamo dire che in questi giorni stanno arrivando ai nostri pensionati, titolari di una prestazione italiana, gli assegni con il pagamento della maggiorazione sociale di 123 Euro.
  4. Però il problema non sono solo quelli che sono già titolari di una prestazione. Sono i connazionali, anziani, indigenti, che non hanno niente.

    Chiediamo che questo beneficio sia allargato, sotto forma di contributo sociale, ai connazionali che hanno già compiuto i 65 anni e che pur essendo emigrati dall’Italia non sono titolari di una prestazione italiana e che oggi versano in condizioni di povertà.

  5. Situazione della rete consolare.-
  6. Un riflesso diretto della crisi è la forte tendenza emigratoria che negli ultimi due anni si è accelerata.

    Circa trenta persone al giorno emigrano da questo paese. Non è solo mano d’opera generica, sono operai specializzati, sono tecnici, sono giovani laureati, ecc. che cercano un riscontro in termini di lavoro soprattutto in Europa e negli Stati Uniti. Tra i paesi europei la Spagna è di privilegio per diversi motivi, la lingua soprattutto, ma anche per l’offerta di lavoro.

    Le leggi immigratorie dei paesi europei sono molto rigide pertanto per poter emigrare in condizioni di sicurezza, occorre farlo con un passaporto europeo.

    Ovviamente dovuto alla composizione della società uruguaiana e per le caratteristiche della legge di cittadinanza italiana il nostro passaporto è uno di quelli più ricercato.

    Il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis è una formalità ed il passaporto un titolo di viaggio. Allora quando tutti insieme, data la situazione di crisi e per poter emigrare in condizioni di sicurezza, ne hanno fatto richiesta del loro diritto, ci hanno messo in situazione di emergenza.

    Ma non solo al Consolato, anche ai Patronati che gratuitamente lavorano a sostegno del Consolato in materia di cittadinanza.

    Non è possibile che il Consolato recepisca soltanto 100 fascicoli al mese per il riconoscimento del diritto alla cittadinanza.

    Se qui si dessero gli appuntamenti a futuro con i ritmi del Consolato senz’altro saremmo già al 2008. Molte di queste persone potranno ufficializzare il proprio diritto soltanto dopo la scadenza elettorale alla quale per legge hanno diritto a partecipare.

    Allora faccio questa riflessione a voce alta. Se tutti questi giovani e non tanto, avessero una opportunità di vita degna in questo paese che li ha visti nascere, Lei pensa che se ne andrebbero?. Io sono certa che non se ne andrebbero. Così come sono sicura che una grossa percentuale tornerà se il paese cambia.

    Chiediamo allora che attraverso la Cooperazione si sostengano progetti di piccole e medie imprese, onde permettere a tutto questo capitale umano vivere la propria italianità in questo paese

    E per quelli che non hanno alternativa e devono emigrare lo stesso sostegno che si sta dando ai giovani italo-argentini.

  7. Il numero di cittadini iscritti all’anagrafe consolare supera oggi le 70.000 unità sparsi in tutto l’Uruguay, tra la città di Artigas che è il punto collocato più a nord e Montevideo al sud, con una distanza tra ambedue città di 700 km.
  8. Noi ci domandiamo e poniamo a Lei un’altra richiesta. E’ giusto che in Uruguay ci sia un Consolato di prima categoria e non un Consolato Generale?.

    Non vogliamo fare la guerra tra poveri ma una riflessione me la consenta, Bahia Blanca dell’Argentina ha un Consolato Generale e guarda a caso dista 700 chilometri da Buenos Aires ma anche La Plata che dista 70 chilometri ha un Consolato Generale.

    Il momento storico richiede per l’Uruguay un Consolato Generale e glielo chiediamo.

  9. E a proposito di struttura consolare.

Quando il Ministero nel lontano 1999, un paio di mesi prima dell’arrivo dell’attuale console Dott. Pasquale Velotti, ha dato all’Uruguay la possibilità di avere una sede consolare più ampia e adeguata alle necessità della collettività, ci siamo ritrovati con una sede che dista molto di soddisfare e onorare i diritti di questa collettività.

E io adesso voglio essere molto esplicita. Come mai in una città dove la metà della città è in vendita si affitta per poi comprare la peggior casa della zona? In una zona tra l’altro residenziale, senza locomozione adeguata.

Come mai si impiegano dei tre anni di affitto almeno due per ristrutturarla totalmente perché il Consolato si è trasferito quest’anno 2002. E dopo essere stata ristrutturata, ma qualcuno mi può spiegare come mai in questa sede, si sono trasferiti il Console ed i suoi 14 impiegati (gli stessi della sede vecchia) ma oggi che hanno assunto 8 questi non hanno posto lì dentro e devono andare ad affittare una sede supplementare ?

Come mai si risponde che questa sede è stata presa per la capienza della sala di attesa e appena ci stanno nelle cosiddette sale non più di 20 persone sotto e non più di 20 persone sopra ?

Quando si stava di fronte ad una iniziativa così importante per la collettività né il CGIE né il Comites sono stati interpellati.

Sia noi che il Console ci siamo trovati davanti questa situazione già compiuta.

Io voglio lasciar chiara la mia posizione e lo faccio davanti a Lei Signor Sottosegretario e a Lei Signor Ambasciatore e davanti alla mia collettività . Il mio dovere come membro del CGIE l’ho fatto in passato e lo continuerò a fare in futuro su questa sede.

Io ritengo che bisogna cambiare immediatamente sede e cercare una sede che risponda non solo alle attuali necessità ma a quelle future e sono certa che quando dico questo sono sostenuta dalla collettività.

Per ultimo faccio una richiesta politicamente importante. Vogliamo che l’Uruguay sia considerato paese in emergenza come l’Argentina e che sia incluso nell’unità di coordinamento della crisi promosso dal Ministro per gli Italiani nel Mondo.

Grazie della sua visita e speriamo che le nostre richieste siano prese in considerazione. (Filomena Narducci)

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