* INFORM *

INFORM - N. 208 - 2 novembre 2002

Da "Pagine", Venezuela

Se la Circoscrizione Estero diventasse Regione…

CARACAS - E’ convinzione non solo nostra, che se gli italiani all’estero fossero considerati definitivamente cittadini della Circoscrizione Estero, molte cose andrebbero diversamente.

Anche sul piano giuridico e legale, si eliminerebbero gli squilibri che si sono creati con l’inserimento nella Costituzione del loro status politico di cittadini raggruppati in un territorio, con una propria rappresentanza parlamentare.

Infatti in questo caso le loro rappresentanze dirette non sarebbero più apparenti, come sono attualmente, ma costituirebbero organi effettivi dello Stato, alla stregua dei consigli comunali e regionali: una struttura amministrativa propria, esperta ed informata delle realtà locali, capace di recepire le istanze e le prospettive della Comunità. Sarebbe sufficiente introdurre il principio nelle riforme in corso dei Comites e del CGIE.

Se fossimo Regione, ma non lo siamo, tanti problemi rappresentativi e politici scomparirebbero o sarebbero quanto meno ridimensionati e molte responsabilità sarebbero condivise, attribuite non a funzionari avulsi dalle realtà, ma a chi deve rendere conto del suo operato all’elettorato.

Assai diversa sarebbe la funzione degli organismi rappresentativi locali e nazionali, come il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) che, in questo caso, invece di dialogare con la Direzione Generale dell’Emigrazione, se la vedrebbero, come accade con le Regioni, direttamente con lo Stato ed i suoi interlocutori esterni sarebbero i governi dei paesi ospitanti.

Chissà cosa pensano del progetto il Presidente del Consiglio Berlusconi, il Min. Tremaglia, i partiti politici, i presidenti delle commissioni Affari Esteri, Costituzionali e della Commissione Parlamentare Permanente degli italiani nel Mondo!

Se fossimo Regione... molti "mali" sparirebbero, potremmo attraverso una lieve imposizione fiscale sugli incentivi pagati dallo Stato sulle esportazioni del Made in Italy che noi consumiamo, ottenere le risorse necessarie al nostro funzionamento: basterebbe una ritenuta dell’1 per mille sull’indotto (200.000 mld).

Se fossimo Regione non parleremmo più di pari condizioni e diritti lesi: le leggi sarebbero applicate con uguale efficacia verso tutti, senza limiti di territorio, e ciò varrebbe sia per l’estensione dell’aumento alle pensioni minime che per l’applicazione delle leggi che tutelano l’occupazione ed il lavoro dei cittadini all’estero.

Se fossimo Regione le leggi sull’occupazione e per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile, si applicherebbero automaticamente anche ai cittadini italiani all’estero, contribuendo, senza il ricorso alla solidarietà o alla generosità ministeriale, alla soluzione dei problemi che oggi affliggono le comunità d’America Latina.

Se fossimo regione (sarebbe troppo bello!) saremmo una grande Regione, ricca di risorse e potenzialità: saremmo una regione senza spese e tutta entrate che potrebbe raggiungere una propria indipendenza economica contando addirittura soltanto sul consumo delle proprie importazioni. (Vitaliano Vita-Pagine/Inform)


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