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INFORM - N. 205 - 29 ottobre 2002

RASSEGNA STAMPA

Il Tempo, 29 ottobre 2002

Il Sottosegretario agli Esteri Mario Baccini commenta la vittoria di Lula in Brasile: "Carisma e onestà sue armi vincenti"

La vittoria di Lula sicuramente porterà il Brasile ad approfondire il dialogo con tutta l’America Latina. Ma speriamo che la sua elezione serva a potenziare il Mercosur, non solo come area di libero scambio, ma anche come soggetto politico in grado di dialogare con Europa e Usa. Questo è ciò che al nostro Paese interessa particolarmente. La mia visita in Cile, Argentina e Uruguay testimonia la grande attenzione dell’Italia nei confronti dell’America Latina per affermare soprattutto un valore che, dopo l’11 settembre, assume in rilievo particolare: la cultura latina può diventare non solo un conduttore economico fortissimo, ma anche una politica di pace e di prosperità". Dall’Uruguay, dove si trova in missione, il sottosegretario agli Esteri con delega alle due Americhe, Mario Baccini, commenta il risultato elettorale in Brasile.

Lula piace un po’ a tutti, indipendentemente dall’ideologia. Quali sono i motivi alla base del suo successo?

"Il carisma di un leader dipende da una serie di motivi, uno dei quali è lo stretto collegamento con il popolo. La vita politica di Lula è stata caratterizzata da battaglie contro l’emarginazione sociale. Le sconfitte precedenti gli hanno insegnato a crearsi con attenzione un’immagine e ad avvalersi di molte professionalità di spicco che vengono non dalla politica, ma anche dall’economia. Plaudiamo alla sua scelta di avere nello staff consulenti di rango di origine italiana".

Lula ha vinto, ma la sinistra brasiliana ha perso a San Paolo e a Rio Grande do Sul, roccaforti del Partito dei lavoratori. Come mai?

"Il Partito dei lavoratori non è riuscito a far eleggere uno dei suoi leader storici, Tarso Genro, come governatore di Rio Grande do Sul, al 70% italiano. Analoga delusione per il Partido dos Trabalhadores a San Paolo, dove le elezioni sono state vinte dal giovane governatore uscente, Geraldo Alckmin, contro il compagno del partito di Lula, Josè Genoino. Questi segnali negativi in due Stati importanti confermano che il vero traino elettorale del Partito dei lavoratori è stato Lula, con il suo carisma, la sua onestà personale, la sua credibilità politica".

Quali sono i principali motivi per cui, dopo tre sconfitte, questa volta il tenace Lula è riuscito a conquistare l’elettorato?

"Le altre volte non è stato sufficientemente credibile verso l’elettorato moderato perché la sua politica in quelle campagne elettorali poteva sembrare troppo nazionalistica e antiamericana. Ma questa volta Lula ha spiegato con chiarezza di voler dare continuità alla politica estera di Cardoso, ha rassicurato mercati e investitori e, soprattutto, non ha considerato gli americani dei nemici".

Non c’è il rischio che, se non esaudirà velocemente i desideri del popolo, Lula potrebbe finire dagli altari alla polvere, così come è già avvenuto in altri Paesi latino-americani?

"Questo è un rischio reale che corrono in America Latina tutti i Paesi, ma speriamo non riguardi il Brasile, dove serve un governo solido che dialoghi con la comunità internazionale".

Come la vittoria di Lula condizionerà i rapporti con l’Italia?

"I rapporti saranno eccellenti. Vogliamo che la sua politica estera sia nel segno della continuità rispetto a quella di Cardoso. Auspichiamo che si intensifichino i rapporti su temi fondamentali come i diritti umani, la lotta alla povertà e il diritto al cibo".

Con il voto informatico il Brasile ha dimostrato di essere all’avanguardia sotto il profilo tecnologico. Come mai in altri Paesi viene impiegato solo sperimentalmente?

"In Italia c’è un progetto molto avanzato del ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, Stanca, di informatizzare il sistema elettorale".

Quali risultati ha già avuto nel suo tour in Sudamerica?

"In Argentina abbiamo lavorato per il rapido accordo con il Fondo monetario internazionale; in Cile abbiamo puntato ad intensificare gli investimenti e le eccellenze tecnologiche. In Uruguay, dove c’è una situazione difficile per tutta la comunità italiana, stiamo pensando di riaprire la Cooperazione per lo sviluppo". (Stefania Mordeglia)


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