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INFORM - N. 201 - 23 ottobre 2002

Congresso dei Ds di Monaco di Baviera: le proposte per prossime elezioni del Comites e del CGIE

MONACO - Domenica 20 ottobre si è tenuto il Congresso programmatico della Sezione "Alexander Langer" dei DS di Monaco di Baviera. Ai lavori, durati l’intera giornata, hanno partecipato in momenti diversi Alexander Reissl (vicesegretario della SPD di Monaco), Hervè Guyot (vicesegretario della Sezione di Monaco del PS francese), Antonio Pellegrino (presidente del Comites di Monaco), numerosi rappresentanti di circoli culturali ed associazioni regionali operanti nel capoluogo bavarese.

Tre i temi principali in discussione: il rapporto con la SPD e gli altri partiti socialisti europei di Monaco, le proposte per le elezioni del Comites e del CGIE, le prossime iniziative culturali e politiche.

Su Comites e CGIE il giudizio dei Ds di Monaco di Baviera è severo. la Sezione - è detto in un comunicato emesso al termine dei lavori - si rivolge ai vari circoli ed associazioni operanti nella circoscrizione consolare affinché si arrivi alle prossime elezioni dei Comites con candidature che esprimano un personale nuovo e non compromesso con le fallimentari gestioni passate del Comites. Occorre dare spazio a rappresentanti delle forze nuove dell’emigrazione (giovani e professionisti). Occorre soprattutto garantire una presenza qualificata di persone motivate, capaci di dare spessore all’attività del Comites e disponibili a confronti e verifiche regolari con la Comunità italiana che li ha eletti.

La Sezione DS di Monaco auspica l’approvazione della legge di riforma dei Comites. Occorre dotare i Comites di maggiori poteri e mezzi. Questo è necessario perché in futuro i Comites avranno un ruolo ancora più importante di oggi come strumenti di raccordo tra i cittadini italiani all’estero ed i loro rappresentanti diretti in Parlamento (eletti in aree geografiche così vaste da rendere impossibile un rapporto diretto e costante tra eletti ed elettori).

Molti dubbi sono stati invece espressi sul CGIE, la cui esistenza ­ dopo l’elezione in Parlamento dei rappresentanti degli italiani all’estero ­ è sembrata a molti solo la riproposizione di un’ormai inutile burocrazia. Nel caso la riforma del CGIE fornisse un senso nuovo all’organismo, unanime è stata la convinzione che il metodo di elezione del CGIE debba essere rivisto. È ora che anche i membri del CGIE si sottopongano democraticamente al giudizio dei cittadini attraverso il suffragio universale. Le modalità di elezione attuali (che arrivano a penosi mercanteggiamenti ed accordi sottobanco fra rappresentanti di reali e sedicenti realtà locali) sono infatti un’offesa alla dignità ed al buon senso. (Inform)


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