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INFORM - N. 201 - 23 ottobre 2002

Caritas- Migrantes: presentato il Dossier Statistico Immigrazione 2002

Alle critiche rivolte alla nuova normativa ha risposto il Sottosegretario Mantovano

ROMA - A partire dagli anni settanta del secolo scorso la popolazione immigrata in Italia si è raddoppiata ogni dieci anni. Alla fine del 1991 gli stranieri soggiornati legalmente nel nostro Paese erano 648.935 mentre al dicembre del 2001 sono aumentati a 1.362.930. Una stima che, tenendo conto dei minori e dei nuovi nati, arriva a sfiorare 1.600.000 unità, con un'incidenza sulla popolazione residente del 2,8% Nello stesso anno i permessi di soggiorno per inserimento a carattere stabile hanno raggiunto quota 130.000, di cui quasi la metà per ricongiungimento familiare. Questi sono solo alcuni dei tanti dati contenuti nel XII Rapporto Statistico sull'Immigrazione presentato il 23 ottobre a Roma dalla Caritas e dalla Fondazione Migrantes.

Nel Dossier Statistico 2002, composto da 480 pagine e 226 tabelle, gli studiosi, gli operatori del settore ed i politici potranno trovare, oltre ad un dettagliato inserto sui rifugiati, preziose informazioni sia sull'ambito migratorio nazionale e regionale, sia sul più ampio quadro dei flussi migratori internazionali. Dal Rapporto emergono indicazioni sulla presenza stanziale degli immigrati. A tutt'oggi infatti le regioni del nord e del centro Italia - in questo contesto sono la Lombardia ed il Lazio le realtà più gettonate - stanno calamitando sempre di più la presenza degli stranieri. Per quanto riguarda invece i Paesi di provenienza la graduatoria delle nazionalità vede ai primi posti il Marocco con 158.000 presenze e l'Albania (144.000) che sono seguiti a distanza dalla Romania (75.000) dalle Filippine (64.000) e della Cina. Da segnalare inoltre un aumento, a causa della perdurante crisi economica, dei flussi migratori provenienti dall'Argentina. Quella che viene evidenziata dal Dossier è un'immigrazione strutturale - il 59% degli stranieri sono presenti Italia per motivi di lavoro, il 29 % per motivi familiari ed il 7% per ragioni religiose e di studio - mentre la presenza delle donne, pari al 46% del totale, è inferiore alla media mondiale.

Per i minori immigrati si calcola, tenendo conto dei nuovi nati e dei più recenti ricongiungimenti familiari, che la soglia delle 300.000 presenze, pari ad un quinto dell'intera popolazione straniera, sia stata abbondantemente superata. Una netta progressione che appare ancora più evidente - a tutt'oggi sono circa 182.000 gli alunni stranieri nelle scuole italiane - nell'ambito scolastico dove, secondo una recente stima del Ministero della Pubblica Istruzione, gli studenti non nazionali potrebbero arrivare, nel 2017, a 529.000 unità. Per stimare l'appartenenza religiosa delle comunità immigrate la Fondazione Migrantes ha preso a modello i vari contesti dei Paesi d'origine. Secondo questa ipotesi circa 660.000 stranieri in Italia sarebbero di religione cristiana - ogni dieci presenze 5,5 cattolici, 3 ortodossi e 1,5 protestanti - 488.000 mussulmani ed almeno 88.000 di religioni orientali. Per quanto riguarda infine gli immigrati irregolari, oltre ai dati certi sui respingimenti alle frontiere e sulle espulsioni coatte che nel 2001 hanno sfiorato quota 75.000, si presume che la loro presenza non possa superare le 350.000 unità.

Durante la presentazione del Rapporto il Direttore della Caritas diocesana di Roma mons. Guerino di Tora - dopo aver ricordato la crescente attenzione del mondo ecclesiale ad una corretta informazione sul fenomeno migratorio - ha auspicato che la presentazione del Dossier con i suoi dati possa contribuire al superamento dei consueti e perduranti pregiudizi. L'attenzione va infatti rivolta ai tanti immigrati regolari che con il loro lavoro favoriscono la creazione di una nuova società interculturale. "In questo contesto non bisogna poi dimenticare - ha continuato mons. Di Tora sottolineando la necessità di insistere nella ricerca di una convivenza credibile - che l'immigrato è e rimane una persona umana. Questa considerazione, che Caritas e Migrantes hanno sviluppato nell'introduzione del Dossier, non viene dai numeri ma da una riflessione sulla missione della Chiesa, sul fatto di essere delle persone umane credibili. Siamo per le regole e per il loro rispetto. Così come siamo per il dovere di non strumentalizzare le persone umane e per l'impegno a non classificare gli immigrati come categorie minori".

Il coordinatore del Dossier Franco Pittau ha annunciato l'inserimento del Dossier in un progetto più ampio, promosso dall'Organizzazione Nazionale delle Migrazioni, dal titolo "L'immagine dell'immigrato", un'iniziativa che si prefigge di dare un quadro veritiero e reale del fenomeno migratorio. Ha poi illustrato gli aspetti salienti del rapporto sottolineando la presenza di un'immigrazione consistente e capillare, di adeguati flussi annuali, di un accentuato fabbisogno del mercato del lavoro e di una persistente difficoltà del mondo politico ad inquadrare il fenomeno migratorio in tutta la sua portata. Secondo Pittau si registra inoltre, nonostante un lieve aumento degli irregolari, una forte tendenza alla stabilità del fenomeno migratorio. Una realtà che non viene certamente favorita della nuova legge sull'immigrazione che limita a sei mesi la permanenza sul territorio nazionale dei licenziati in cerca di lavoro. Dopo aver mosso critiche alla nuova legge anche per quanto riguarda le norme sui rifugiati, l'esponente della Caritas ha infine invitato la classe politica a riflettere e ad avere maggiore attenzione per un fenomeno, quello migratorio, che caratterizzerà il futuro della nostra società.

Dopo una testimonianza della giornalista albanese di Radio Vaticana, Claudia Bumci volto a sottolineare la necessità di non guardare all'immigrazione attraverso il filtro dei luoghi comuni e di portare avanti una politica che favorisca l'interculturalità - il Presidente della Caritas Italiana mons. Benito Cocchi ha evidenziato come, con la nuova legge sull'immigrazione vi sia il rischio reale che gli stranieri debbano affrontare duri sacrifici per rimanere nel nostro Paese. "E' per questo ha detto - che rimaniamo attenti con intenzioni costruttive agli sviluppi della legge, dai regolamenti di attuazione alle revisioni delle normative regionali, alla pratica gestione delle procedure ed ai casi umani nei quali si imbattono i nostri operatori e volontari. Dello spirito con cui ci muoviamo - ha pure affermato mons. Cocchi - non si può dubitare, il dovere di dare aiuto a chi versa in stato di bisogno è insito nel comando evangelico della carità e dell'amore per il prossimo. "Sorprende e non poco - ha concluso il Presidente della Caritas Italiana - che quando si parla di sbarchi, si pensa sempre a immigrati clandestini, dimenticando che molti di loro sono dei richiedenti asilo venuti per sfuggire a situazioni di gravissimo pericolo, come avviene per i curdi o quelli provenienti da vari paesi dell’Africa e dell’Asia. I richiedenti asilo sono stati circa 10.000 nel corso del 2001: la maggior parte delle domande presentate è stata respinta, mentre non bisogna dimenticare che molti tra essi non hanno interesse a fermarsi in Italia".

A poi preso la parola il Sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano che - dopo aver ricordato l'importanza di avere maggiori certezze sull'identità e lo status di chi viene in Italia - si è soffermato su alcuni aspetti della legge Bossi- Fini, come ad esempio la necessità di limitare gli aiuti allo sviluppo per quei Paesi che esportano illegalità, la possibilità di rilasciare un permesso pluriennale per i lavoratori stagionali e la creazione di uno stretto legame tra il permesso di soggiorno ed il contratto di lavoro. Una novità, quest'ultima, che, secondo il Sottosegretario, appare in linea con i dettami della futura normativa europea sull'immigrazione. Mantovano ha inoltre difeso le nuove norme sul diritto di asilo, ritenute però inadeguate dall'Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, e la funzionalità del Comitato dei minori, una struttura che decide il futuro italiano dei bambini stranieri abbandonati.

Al termine della riunione è infine intervenuto il Direttore generale della Migrantes mons. Luigi Petris che ha ribadito con forza l'importanza di non dimenticare, al fine di comprendere meglio l'attuale contesto migratorio, il sacrificio e la memoria dei tanti emigranti italiani. Dopo aver sottolineato la necessità di rifiutare il "terrorismo delle cifre", che viene spesso utilizzato per drammatizzare la situazione migratoria, mons. Petris, pur confermando le critiche, ha chiesto il superamento dell'attuale clima di ostilità che accompagna la legge, auspicando l'apertura di un dialogo con le istituzioni finalizzato all’elaborazione del regolamento di attuazione. (Lorenzo Zita-Inform)


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