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INFORM - N. 200 - 22 ottobre 2002

Il "sì" dell’Irlanda spiana la strada all’Europa dei 25 Stati

CATANIA - La proposta di Prodi al Parlamento di Bruxelles di concludere entro la fine dell’anno i negoziati per la ammissione alla UE degli altri 10 Stati candidati in modo di avere una Europa dei 25 Stati entro il 2004 e, possibilmente di 27, entro il 2007, ha dato una forte accelerazione al processo di allargamento dell’Europa. Lo stesso Prodi ha definito "storico il processo di unificazione del nostro continente per assicurare pace e stabilità all’Europa" aggiungendo con orgoglio che "questo è un grande atto politico". La proposta dovrà ora superare le tappe di Bruxelles e Copenaghen per arrivare alla ratifica di ammissione da parte del Consiglio il 13 dicembre prossimo. Se i 10 Stati candidati avranno rispettato le condizioni previste per l’ingresso, i nuovi cittadini europei potranno partecipare alle elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento nel 2004.

In parallelo procedono i lavori della Convenzione europea, organismo costituito nel 2001, formato da governanti e parlamentari, presieduto da Valery Giscard D’Estaing affiancato dall’ex premier italiano Giuliano Amato e dall’ex premier belga Jean-Luc Dehane con il compito di elaborare, entro il giugno 2003, un progetto organico di riforme istituzionali e politiche comuni per una vera e propria Costituente capace di attuare quella "cittadinanza europea" propugnata da Maastricht. Lo stesso Giscard D’Estaing, in una recente intervista, ha assicurato che i lavori della Convenzione sono a buon punto sia in termini di tempo rispetto all’estate 2003, sia in termini di sostanza essendo stata ultimata la "fase di raccolta" delle domande nazionali e locali poste all’Europa. Si tratta ora, ha affermato l’ex capo di Stato francese, di tirare le somme per giungere ad un testo finale. Sul futuro dell’Europa ha così risposto al suo intervistatore. "L’allargamento è un fatto compiuto, punto e basta". I tempi sono ora strettissimi in vista delle scadenze del giugno 2003 e della consultazione del 2004. I lavori della Convenzione sono quindi entrati nella fase cruciale per la formulazione delle regole che dovranno portare alla integrazione politica, sociale ed economica da consacrare nella nuova Costituzione europea. Cosa non facile se si pensa alla costruzione di un quadro istituzionale che dia personalità giuridica al complesso sistema europeo e che contenga modalità, termini e competenze relative alla nuova Europa rispetto a quella dei singoli Stati, ai raccordi tra Consiglio e Parlamento, al ruolo dei suoi soggetti istituzionali, ai modelli di governo federale o intergovernativo, ai meccanismi di intervento, di sussidiarietà, di scelte politiche e di sicurezza, etc.

Ridisegnare l’Europa ed assorbire l’impatto dell’allargamento in vista del voto europeo del 2004 non è una sfida di poco conto. Sull’Europa, la nostra impressione è che siamo di fronte ad un deficit di informazione, di conoscenze e di coinvolgimento della società civile organizzata, del volontariato e dell’associazionismo. La partecipazione è sempre la premessa di una integrazione reale e consapevole ed è sempre una scelta politica. Siamo convinti che per costruire una forte identità culturale ed europea, sia necessario colmare gli attuali vuoti di partecipazione per accorciare le distanze tra i cittadini europei e le nuove Istituzioni. L’Europa è certamente una identità culturale ricca di storia e di valori. La Carta Costituzionale che regolamenterà la vita dei 500 milioni di cittadini europei, dovrà essere espressione di questo patrimonio etico e culturale. L’Europa deve avere un’anima. Un’Europa senza valori e senza cultura è destinata a diventare solo mercato.

Abbiamo davanti agli occhi l’immagine dei nostri connazionali che negli anni ‘50 e ‘60, colmando i vuoti del mercato del lavoro europeo, hanno determinato il decollo e la fortuna del vecchio continente devastato dalla guerra. Da semplici lavoratori, superando pregiudizi e divisioni, diversità di culture, di lingua, di religioni e di provenienze, da soli, si sono costruiti spazi, spesso di prestigio, nelle società di accoglienza richiamando le famiglie, stabilizzandosi ed integrandosi senza mai perdere le identità di origine e della appartenenza ma portando il bagaglio della propria civiltà, cultura e tradizioni. Hanno creato la prima integrazione reale dell’Europa, sono stati i primi portatori di un modello di unità tra popoli, i primi cittadini europei, i precursori dell’Europa unita così come la vogliono gli europei di oggi. Il recentissimo "sì" della Irlanda spiana ora la strada all’Europa dei 25 Stati. (Mimmo Azzia*-Inform)

* Presidente di Sicilia Mondo


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