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INFORM - N. 198 - 18 ottobre 2002

Seconda Settimana della Lingua italiana

In videoconferenza alla Farnesina con i cultori della nostra lingua sparsi nel mondo sul ruolo dell’italiano

ROMA - Nell'ambito delle manifestazioni della "Seconda Settimana della lingua italiana nel mondo" giovedì 17 ottobre alla Farnesina si è discusso in videoconferenza sul ruolo dell’italiano nel mondo. Gli Istituti Italiani di cultura di sette importanti città di tre continenti - Pechino, Varsavia, Lugano, Tunisi, Parigi, Los Angeles e Buenos Aires - si sono collegati con noti rappresentanti del mondo culturale italiano. Un confronto a tutto campo tra cultori della lingua italiana sparsi per il mondo, moderato dal conduttore televisivo Michele Mirabella, che è stato caratterizzato anche da un interessante collegamento con la "Dante Alighieri" di Buenos Aires sulla deriva linguistica prodotta dalla fusione dall'italiano parlato dai nostri emigrati con gli idiomi locali. Un incontro-scontro tra il dialetto dei primi emigrati italiani e lo spagnolo argentino che ha dato vita (l'argomento è stato trattato con dovizia di particolari dal professore Meo Zilio) a dei linguaggi misti a livello generale, dialettale e gergale.

Gli aspetti salienti ed il significato dell'iniziativa sono stati illustrati, nel corso di una conferenza stampa, dal Direttore generale per la Promozione Culturale ambasciatore Francesco Aloisi. Il primo obiettivo di questa Settimana dedicata alla lingua italiana nel mondo - ha spiegato - è quello di mobilitare i tanti docenti ed italianisti stranieri operanti nei vari continenti. Il secondo aspetto ha invece una valenza interna è consiste nel far sapere agli italiani che la loro lingua è molto richiesta all'estero e che, nonostante i nostri connazionali siano meno dell'uno per cento della popolazione mondiale, l'Italia si colloca tra il quinto ed il quarto posto nella classifica mondiale dello studio delle lingue straniere. Tutto questo è dovuto sia al prestigio della cultura italiana, sia alla presenza delle grandi collettività all'estero. Ma il costante aumento della domanda d'italiano - ha proseguito Aloisi dopo aver ricordato la buona tenuta della nostra lingua nel difficile contesto della globalizzazione - è dovuto anche alla crescente internazionalizzazione dell'Italia che da terra d'emigrazione si è trasformata in Paese d'accoglienza che esporta in tutto il mondo merci e turismo.

Per quanto concerne gli italiani all'estero e le decine di milioni di oriundi - ha sottolineato l’ambasciatore Aloisi rispondendo alle domande dei giornalisti sul rapporto tra la diffusione dell'italiano nel mondo e le nostre collettività all'estero - il discorso varia a seconda delle comunità. Numerosi italiani che sono giunti nell'America Latina e negli Stati Uniti a cavallo tra l'Ottocento ed il Novecento quando ancora metà della popolazione italiana parlava esclusivamente il dialetto. In questi casi, al fine di favorire la diffusione della lingua, dobbiamo dunque lavorare sulle seconde e terze generazioni. Uomini e donne che non parlano più l'italiano ma che cercano, tramite l'apprendimento della nostra lingua, di recuperare l'identità di origine. Comunità più recenti, come ad esempio quelle che risiedono in Belgio, Canada ed l'Australia, hanno invece mantenuto una discreta conoscenza della lingua e possono vantare una notevole produzione letteraria. "Ma l'immagine internazionale del nostro Paese – ha concluso Aloisi ricordando gli stretti legami che uniscono la cultura all'economia - appare fortemente connessa anche al successo che riscuotono nel mondo la moda, il cinema, la cucina e gli stili di vita italiani. Armi in più che favoriscono la diffusione della nostra cultura ed incrementano le esportazioni".

Motivazioni, queste ultime, che sono state ribadite anche dal professore Tullio De Mauro. "Fino a cinquant’anni fa gli agenti che promuovevano lo studio dell'italiano nel mondo - ha sottolineato il noto italianista - erano individuabili nella tradizione artistica e musicale, nel turismo di élite e, a livello di alta cultura, nella diffusa conoscenza del latino. In questo ambito vi era poi un'agente meno evidente, ma su cui io insisto molto, e cioè la Chiesa in Italia e nel mondo che, dopo l'abbandono del latino, ha adottato l'italiano come lingua d'uso. Accanto a queste motivazioni - ha evidenziato De Mauro riferendosi ai risultati della ricerca promossa dal MAE ‘Italiano 2000’ - sono state a tutt'oggi individuate nuove motivazioni imprenditoriali, commerciali, economiche e finanziarie".

Un crescente interesse per tutto ciò che è italiano, almeno per quanto concerne il campo dell'arte e della letteratura, è stato ribadito anche dalla scrittrice Dacia Maraini. Dopo aver ricordato la grande diffusione all'estero dei libri italiani, ha aggiunto che "la lingua italiana è molto apprezzata perché non è strumentale al potere. L'italiano è la lingua del piacere, della conversazione, della musica. Un linguaggio dell'arte, lontano dalla guerra e dalla politica, che attrae le giovani generazioni".

Il Presidente dell'Accademia della Crusca Francesco Sabatini ha inquadrato storicamente l'apporto delle nostre comunità alla diffusione della lingua italiana nel mondo. "Gli italiani all'estero - ha detto - hanno sicuramente contribuito alla diffusione della lingua, ma non tanto quanto si possa immaginare. Gli emigrati che lasciarono la Patria tra la fine dell'ottocento e la metà del 900 provenivano infatti dagli strati più poveri della popolazione e non possedevano un’approfondita conoscenza della lingua italiana. Oggi invece le cose sono cambiate e le terze e quarte generazioni si avvicinano con rinnovato interesse alla nostra lingua. Un grande pubblico che dev’essere riconquistato e riportato alla cultura italiana". (Lorenzo Zita-Inform)


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