* INFORM *

INFORM - N. 190 - 9 ottobre 2002

DOCUMENTAZIONE

Commissione Continentale del CGIE per l’Europa ed il Nord Africa

(La Chaux-de-Fonds / Neuchatel, 3-5 ottobre 2002)

L’intervento del Segretario Generale del CGIE Franco Narducci

"In questa riunione - ha rilevato nel suo intervento alla Commissione Continentale per l’Europa e l’Africa del Nord il Segretario generale del CGIE Franco Narducci - vogliamo affrontare un tema di grandissima attualità, vogliamo parlare delle dinamiche di espansione economica scendendo su un terreno inusuale per il CGIE, perché siamo allenati soprattutto nel rivendicare i diritti, nell’analizzare i problemi degli anziani, della formazione, dei corsi di lingua e cultura italiana, dello ‘status’ dell’emigrato. Questo è il terreno sul quale per anni abbiamo lottato e ci siamo confrontati, vincendo alcune battaglie, ottenendo anche riconoscimenti a livello dei diritti politici.

"Per anni gli italiani inconsciamente sono stati ricchezza; con le rimesse dirette hanno creato un flusso di risorse verso l’Italia che ha consentito di mantenere le piccole economie dei paesi del Sud come pure del Nord, perché dall’Appennino emiliano, dal Friuli, dal Veneto, dalla Lombardia, milioni di italiani hanno fornito mezzi economici al nostro Paese. Per anni la comunità italiana internazionale ha fatto da tramite al ‘know-how’, al marchio italiano, sicché senza grandi strategie di marketing l’Italia ha potuto conquistare mercati e collocare i prodotti in modo piuttosto semplice e poco costoso".

"Oggi che la situazione è cambiata, che cosa possiamo fare? È in quest’ottica che s’inquadra il ragionamento che stiamo avviando. Noi riteniamo che si debba creare un sistema tale per cui l’Italia, che a livello mondiale si colloca oggi tra le prime potenze in campo industriale ed economico, possa mettere a frutto questa rete portentosa che possiede nel mondo conseguendo vantaggi, che però non devono essere ancora una volta a senso unico e si devono invece configurare su un doppio binario di andata e ritorno… Cosa vuol dire fare sistema? Ponendomi con un atteggiamento critico considero anzitutto che manca un fulcro, un centro di coordinamento riconosciuto, poiché in molti hanno sottolineato che l’Istituto per il Commercio con l’Estero non ha soddisfatto le attese riposte. Il sistema camerale ha sicuramente svolto un ruolo da protagonista - forse meno in Italia e molto di più all’estero - caratterizzandosi per dinamismo, capacità d’iniziativa a 360 gradi e di innescare processi di tipo economico che hanno dato sostanza al lavoro in favore delle imprese italiane in termini di supporto logistico e di interrelazioni con i sistemi produttivi locali. Oggi però, di fronte alle accelerazioni dei processi economici in ogni direzione, occorrono idee nuove per la valorizzazione del prodotto italiano".

Ad avviso di Narducci si pone l’esigenza di "creare una rete relazionale che metta in sinergia le diverse realtà e sia in grado di promuovere l’esperienza acquisita sui territori all’estero, ma anche di valorizzare l’imprenditività degli italiani emigrati, che comunque hanno un riferimento nelle imprese italiane o nel prodotto italiano… Per valorizzare al meglio la nostra rete di presenze nel mondo è però necessario rilanciare prima di tutto il sistema imprese italiano, poiché vi sono situazioni di difficoltà tutte italiane, che ne frenano notevolmente lo sviluppo e il successo sui mercati mondiali. Negli anni ’60 e ’70 l’Italia deteneva il 4,2 % del commercio mondiale; oggi la percentuale è scesa al 3,9 %".

"Gli italiani all’estero - come dimostrano le statistiche dei singoli Paesi - sono sempre più protagonisti nel campo del lavoro autonomo e nella creazione d’impresa. Siamo al cospetto di un valore non indifferente da promuovere in una logica d’interrelazioni. Al riguardo occorre rimarcare la forte relazione tra formazione professionale e lavoro autonomo. Nel settore artigianale sappiamo bene - e non dobbiamo dimenticarlo - che un gran numero delle persone che si sono affidate alla formazione professionale hanno acquisito cognizioni, capacità, competenze e che hanno poi avviato una propria piccola impresa. La formazione ha rappresentato una carta importantissima ed oggi ha un valore ancora più grande se inquadrata nell’ottica formazione-lavoro-impresa. Questo deve necessariamente essere il nuovo trend, che potrà produrre effetti anche sulla microimpresa, un trend che trova conferma, del resto, negli interventi per i lavoratori immigrati messi in campo dalla Svizzera insieme ai suoi partner Portogallo e Spagna".

Cosa chiedono le nostre comunità, si è chiesto Narducci. "Anzitutto, che si guardi con maggiore attenzione al lavoro autonomo dei nostri connazionali all’estero e che si risolvano i problemi denunciati. Io credo che le piccole e medie imprese abbiano maggiore capacità di creare una rete relazionale e di entrare in sinergia con le comunità italiane all’estero che fanno impresa, che cercano di creare lavoro autonomo e che comunque sono un tramite fondamentale per il prodotto italiano. Non esiste però un approccio sistemico, se si escludono le imprese associate alle Camere di Commercio, che consenta al nostro Paese e ai nostri connazionali emigrati di trarre maggiormente vantaggio dalle realtà descritte. Oltre ad una cabina di regia integrata occorre coraggio e idee innovative. Basti pensare al credito d’onore, di cui più volte è stata evidenziata la necessità di estenderlo ai giovani italiani residenti all’estero, al fine di incentivare le possibilità di sviluppo del lavoro autonomo nel sistema a rete delineato; però, nonostante certe dichiarazioni, si continua a fare orecchio da mercante. È un terreno sicuramente difficile sul quale il Consiglio Generale degli Italiani all’estero, se ha la responsabilità del ruolo che è chiamato a svolgere, non può mancare di scendere. Deve farlo con molta umiltà, costruendo le conoscenze specifiche, le capacità di lettura e una visione ampia, tenendo presente i tanti italiani di passaporto che fanno impresa dimostrando fatturati di tutto rispetto".

Il Segretario generale del CGIE ha concluso rivolgendo l’invito a ricordare che "esistono anche situazioni di difficoltà, di disagio - probabilmente in numero inferiore in Europa che altrove - con la consapevolezza, però, che lavoro e impresa costituiscono una risposta in termini di soluzione. In definitiva, se non si crea impresa non si crea lavoro, se crollano le imprese si riduce il lavoro. Al riguardo non vogliamo dimenticare il richiamo alle ‘regole certe’ e la condanna delle operazioni selvagge, dei fenomeni cui abbiamo assistito in questi anni, di disgregazione delle imprese e massimizzazione dei profitti a scapito di un bene prezioso come il lavoro". (Inform)


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