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INFORM - N. 190 - 9 ottobre 2002

Georg Brandes e l’Italia: conferenza all’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen

COPENAGHEN - La ricchezza della cultura italiana ha esercitato un grande fascino su Georg Brandes, il più grande critico letterario danese vissuto a cavallo fra gli ultimi decenni dell'Ottocento e i primi del Novecento. Il suo capolavoro "Le grandi correnti della letteratura del secolo decimonono", in sei volumi, venne tradotto in moltissime lingue e sollevò riflessioni e dibattiti accesi sia in Danimarca che all'estero. "Le grandi correnti" furono il risultato di studi e di incontri avvenuti nei tanti viaggi compiuti da Brandes nel corso della sua vita, ma i ripetuti soggiorni in Italia ebbero su di lui un'influenza tanto profonda da averlo indotto a modificare alcuni suoi giudizi e la sua visione dell'arte, facendone uno spregiudicato artefice dell'opera di rinnovamento della cultura nordica. Brandes per esempio fu il primo a scoprire il valore della filosofia di Nietzsche e la sua figura suscita ancora oggi un grande interesse in Europa, al punto che nei prossimi 7, 8 e 9 novembre si terrà su di lui a Firenze un convegno internazionale. Ma del rapporto di Brandes con l'Italia ha parlato recentemente anche uno degli organizzatori del convegno e uno dei suoi maggiori studiosi, il Prof. Jorgen Stender Clausen, docente di lingue e letterature nordiche all'università di Pisa, nel corso di una conferenza all'Istituto Italiano di Cultura a Copenaghen.

Clausen ha ricordato i lunghi periodi trascorsi da Brandes nel paese che amò di più, l' Italia, dove andò a più riprese nel corso di quel "Grand Tour" nel Vecchio Continente che lo mise in contatto con scrittori, filosofi, intellettuali e gente comune avviando anche una imponente attività epistolare. Nel suo primo soggiorno italiano, che si protrasse per undici mesi (visitando Torino, Milano, Parma, Firenze, Roma, Napoli, Capri, Siena, Pisa, Lucca, Bologna, Padova e Venezia) Brandes inviò una enorme quantità di lettere ai suoi genitori e molte di queste sono state tradotte in italiano e pubblicate in due volumi a cura dello stesso Clausen, con il titolo "Fra Mito e Realtà" (ETS Editrice). Sono lettere che contengono annotazioni vivaci, ricche di riferimenti non solo alla letteratura e all'arte, ma descrittive della società, degli stili di vita, delle tradizioni e delle questioni politiche di cui fu testimone proprio nel periodo decisivo della nascita della nazione, alla fine del Risorgimento.

L'esperienza italiana non poteva essere che il laboratorio migliore per mettere a fuoco i suoi interessi rivolti a valutare l'arte non solo in funzione del valore estetico, ma in rapporto alla società in cui si

esprime, a vedere la poesia come fonte di dibattito dei problemi della vita e come coscienza della realtà. In questo fu di grande importanza per lui l'incontro con personalità italiane, come Benedetto Croce, Giovanni Verga, Sibilla Aleramo e soprattutto, a Firenze, Pasquale Villari di cui condivideva il "positivismo critico", al cui approccio era arrivato attraverso l'amicizia con Stuart Mill. Nonostante la sua fama di critico in Europa, Georg Brandes non è molto conosciuto in Italia. Solo da poco alcune traduzioni di sue opere in italiano e alcuni studi stanno recuperando il ritardo e portando all'ordine del giorno questa grande figura della cultura europea. (Inform)


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