* INFORM *

INFORM - N. 187 - 4 otttobre 2002

L’editoriale del Direttore de "La Voce d’Italia", Venezuela

Cinquantatré anni dopo

CARACAS - Per noi, "italiani del Venezuela", la lunga notte calata su questo Paese oggi tanto nostro, rovesciandovi malanni naturali e scelleratezze politiche, cominciò col malaugurato e impropriamente detto "Anno dell'Italia nell'America Latina", che tale poi non risultò affatto in quanto non si esitò a spazzare via dal suo itinerario nazioni come il Venezuela, benché queste vantassero propaggini della Madrepatria saldamente integrate ed ammirate, le stesse alle quali nei discorsi di circostanza ci si spertica di definire "grande risorsa", "incommensurabile ricchezza". E ciò per secondare, diciamolo pure, determinati poderosi consorzi arroccati nel Cono Sud ai quali l'emigrazione ha fatto da battistrada senza ricavarne neppure un acino di vantaggio se si eccettua l'orgoglio di saperli italiani.

E’ da allora, da quel presunto "Anno dell'Italia nell'America Latina" che - messe da un canto le incipienti iniziative mai uscite dalle crisalidi delle buone intenzioni - non si sono più avuti, come accadeva una volta, avvenimenti d'un certo spessore e non meno consistenti proiezioni nell'ambito degli interessi italo-venezolani. Vero è che non tutte le istituzioni ufficiali e di Collettività hanno brillato per assenza laddove più se n'è reclamata la presenza. Vero è che non tutti i funzionari mandati dalla Farnesina se ne sono stati a scaldare le poltrone. Ne è una bella riprova, ci fermiamo a un solo esempio, il cospicuo apporto partito a suo tempo dalla nostra rappresentanza diplomatica a Caracas a sostegno di rilevanti iniziative italiane all'ONU.

Poche sono, purtroppo, le esigenze della Collettività doverosamente appagate. Vi è stata una nobile eccezione, qual è la missione venuta da Roma con a capo gli ambasciatori Incisa di Camerana e Legnaioli, a portare solidarietà e soccorsi al Venezuela colpito dall'immane disastro di Vargas che è costato a più d'un connazionale i sacrifici di tutta una vita. Uno squarcio di luce, questo, nel buio che ci ha ammantati ed entro il quale ancora ci troviamo.

E’ in siffatto contesto che "La Voce d'Italia" varca il traguardo dei 53 anni, tre di essi come quotidiano e da meno tempo in edicola col "Corriere della Sera", un abbinamento che ha, e non di poco, allargati gli orizzonti del nostro giornale. Oggi non vi è una sola città, da un capo all'altro del Venezuela, dove la mattina non ci siano in edicola la "Voce" e il "Corriere" a dare il buongiorno agli "italiani del Venezuela".

Contro venti e maree, è proprio il caso di dirlo, sono state realizzate nuove tappe e una di particolare rilievo porterà presto in Colombia, tra i connazionali colà residenti, i nostri giornali.

E’ recente l'SOS sulla situazione delle comunità italiane nell'America Latina scaturito dall'assemblea continentale che il CGIE ha tenuto a Buenos Aires. Un SOS quanto mai opportuno che non può rimanere inascoltato né circoscritto all'Argentina in quanto la crisi non ha risparmiato altre nazioni come questa, dove gli italiani hanno sufficienti meriti per reclamare da Roma una giusta e doverosa attenzione attraverso interventi e programmi mirati coerenti con le esigenze imposte da spietate calamità.

Condividiamo, e sinceramente ci auguriamo che incontri uguale ricettività nei destinatari, la lettera diretta dal Segretario Generale del CGIE Franco Narducci al Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia ed al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, esortandoli a prodigare il maggiore impegno affinché il Governo traduca in immediata realtà le promesse fatte all' "Altra Italia" contenute nel documento di programmazione economica e finanziaria. Un documento al quale l'on. Tremaglia si è riferito di recente definendolo "un fatto nuovo" e sottolineando che, "dopo il conseguimento del diritto di voto ai cittadini italiani residenti all'estero, é obiettivo del Governo avviare una reale politica in favore delle nostre comunità all'estero, attraverso una serie di interventi non più procrastinabili; interventi concernenti più settori: sociale e previdenziale, scolastico e culturale, economico, diritti, interscambio e integrazione tra le comunità italiane e tra queste ed il paese di origine". Non è mancato, nell'intervento del Ministro Tremaglia, un significativo richiamo al "ruolo delle comunità d'affari italiane all'estero, quale elemento di raccordo tra il Paese estero e il tessuto produttivo italiano".

Lungi dagli "italiani del Venezuela" l'intenzione di contestare quanto l'Italia sta facendo per l'Argentina ed i connazionali che vi risiedono ma - non possiamo esimerci dal rilevarlo - induce ad amare considerazioni l'inadeguata attenzione verso il Venezuela ed il resto dell'America Latina le cui comunità di origine italiana sono ugualmente esposte a rischi che ne condizionano l'avvenire.

Nel messaggio di saluto alla Commissione Continentale per l’America Latina del Consiglio Generale degli italiani all’estero riunitasi a Buenos Aires il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi ha puntualizzato che "la situazione in Argentina e nel resto dell’America Latina rimane al centro dell’attenzione del Governo italiano". Ha indicato il Premier, tra le priorità: un aumento di 6.5 milioni di euro per l’assistenza diretta a favore dei connazionali indigenti; concessione di crediti di aiuto; un tavolo di assistenza alle nostre imprese presso il Ministero delle Attività Produttive, affiancato da un centro di monitoraggio sulla situazione economica generale e sulle esigenze degli imprenditori. E poi il rafforzamento della rete consolare, le questioni previdenziali, le altre, l’assegno sociale.

Escludere la nostra Collettività dagli interventi indicati dall’on. Berlusconi equivarrebbe a una enorme ingiustizia e un danno ugualmente enorme ne soffrirebbe il patrimonio italiano all’estero.

Tornando alla "Voce", non è la prima volta che varchiamo in piena tempesta il traguardo di un anniversario, accanto e in mezzo agli "italiani del Venezuela". Concludiamo quindi, come ebbe a dire qualche mese fa su queste stesse colonne il fantasioso uomo di teatro Antonio Costante, attingendo alla saggezza di Eduardo De Filippo: "Ha da passà 'a nuttata". (Gaetano Bafile-La Voce d’Italia/Inform)


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