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INFORM - N. 186 - 3 otttobre 2002

Unione Europea - Impulsi per l’armonizzazione della politica migratoria

BRUXELLES - I ministri della giustizia e degli interni dell’Unione Europea si sono riuniti recentemente a Copenaghen per discutere su questioni riguardanti l’asilo politico, l’integrazione degli immigrati che soggiornano regolarmente nell’UE e le misure di allontanamento dei clandestini. All’incontro era presente anche l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Ruud Lubbers.

L’obbiettivo era quello di dare nuovi impulsi ad una politica comune dei paesi UE, così come auspicato nel recente vertice di Siviglia. Entro l’anno dovrebbe essere istituito un programma di rimpatrio (volontario, ma anche forzato in alcuni casi) per richiedenti l’asilo non riconosciuti e migranti senza permesso. Lubbers si è offerto di favorire un accordo tra l’UE, il suo Commissariato (UNHCR) e alcuni paesi di provenienza, dove ora è possibile un rientro dei profughi: priorità viene data ai 100'000 afgani presenti nell’UE. Al tempo stesso, però, l’Alto Commissario ha sottolineato lo stretto legame che deve intercorrere tra politica migratoria e politica di aiuto allo sviluppo e la necessità di sostenere finanziariamente i paesi più poveri che accolgono i profughi provenienti da stati confinanti.

Ancora una volta è emersa l’urgenza di realizzare una maggiore armonizzazione nelle politiche dell’asilo dei diversi paesi dell’UE. Questo compito non è facile, perché vi sono discrepanze anche nell’interpretazione della Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Solo alcuni stati riconoscono lo status di rifugiato anche a chi è perseguitato da organizzazioni non statali (gruppi paramilitari, ribelli, bande criminali). La Commissione, tuttavia, ha emanato delle disposizioni che vanno in questa direzione. Ancora meno accordo si ha sull’accettazione dei motivi di fuga specificamente femminili. Alla difficoltà di armonizzare 15 diverse tradizioni di asilo politico, si aggiunge il contrasto esistente tra la linea più umanitaria perseguita dalla Commissione Europea e le forti tendenze restrittive che hanno avuto la meglio in diversi paesi, anche in seguito a recenti cambiamenti di governo. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)


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