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INFORM - N. 185 - 2 otttobre 2002

Elezioni 2002 in Germania ed immigrazione

BERLINO - Diversi commentatori politici si sono stupiti del fatto che il tema dell’immigrazione non abbia giocato alcun ruolo significativo nelle fasi più calde della campagna elettorale che ha preceduto le elezioni dello scorso 22 settembre. Nei due duelli televisivi tra il Cancelliere e il suo sfidante l’argomento non è stato assolutamente toccato, segno che i due candidati e i loro rispettivi partiti non avevano alcun interesse a menzionarlo. Probabilmente la coalizione al governo, realizzatrice nella scorsa legislatura della riforma della cittadinanza e di una nuova legge sull’immigrazione, non voleva ricordare ai lavoratori – soprattutto a quelli minacciati dalla disoccupazione – le sue, pur caute, aperture a nuovi immigrati. La CDU/CSU, da parte sua, pur avendo osteggiato fortemente l’approvazione del nuovo testo legislativo, non poteva farne il cavallo di battaglia della propria campagna elettorale, perché rischiava di scontrarsi con l’ampio consenso che in molti ambiti della società la legge sull’immigrazione ha raccolto: dalle associazioni assistenziali ai sindacati, dalle chiese fino alle organizzazioni degli imprenditori. Nella Commissione Süßmuth, il cui rapporto è stato parzialmente preso in considerazione dalla legge, erano rappresentati tutti i gruppi che in Germania hanno a che fare in qualche modo con i migranti. Una campagna elettorale troppo anti-immigrazione avrebbe rischiato di allontanare dalla CDU/CSU anche una parte del suo elettorato.

Dopo il 22 settembre, procede in avanti, dunque, il cammino di attuazione della legge, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2003. Non mancano, però, gli ostacoli, ad esempio nell’organizzazione dei corsi di lingua per nuovi immigrati, previsti per facilitarne l’integrazione. Visti i problemi finanziari dello Stato non sarà facile reperire i fondi necessari a coprire le spese delle lezioni. È arduo immaginare che vi potranno accedere anche gli immigrati già presenti in Germania, che hanno bisogno comunque di un sostegno all’integrazione. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)


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