* INFORM *

INFORM - N. 184 - 1 otttobre 2002

Dino Nardi (CGIE): "Pensioni minime all’estero, dove sta la verità?"

ZURIGO - Abbiamo appreso della soddisfazione espressa pubblicamente, attraverso un comunicato stampa, dal Ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, per i riconoscimenti ottenuti nella legge finanziaria, approvata dal governo italiano, a favore degli emigrati. Ovviamente siamo anche noi soddisfatti che il Ministro sia soddisfatto perché, tra l’altro, è "(..) stato raggiunto il risultato di estendere i minimi pensionistici agli italiani all’estero giungendo a garantire 516 euro al mese per quanti godono già di pensione. Si tratta di 202 mila cittadini all’estero secondo i dati dell’INPS (..)". Siamo soddisfatti, anzi molto soddisfatti, perché erano molti mesi che, come CGIE, analogamente alle organizzazioni di patronato, sostenevamo che i benefici dell’articolo 38 della legge 448/2001 andavano estesi sicuramente anche ai pensionati INPS residenti all’estero: un aiuto vitale per tantissimi emigrati, specie dell’America Latina, e chiedevamo l’applicazione della legge anche per loro.

Quello che, però, non ci lascia tranquilli, nonostante la soddisfazione espressa dal Ministro Tremaglia, è che in contemporanea con il suo messaggio abbiamo anche appreso che il dottor Mauro Nori, dirigente centrale INPS per le convenzioni internazionali, ha invece affermato un’altra cosa in occasione della riunione della Commissione continentale del CGIE dell’America Latina, tenutasi recentemente a Buenos Aires. Infatti, secondo il dottor Nori, i pensionati INPS residenti all’estero, a partire da questo mese di ottobre, potranno ricevere, sia pure retroattivamente dal 1.1.2001, un importo massimo di 123,77 euro mensili. Cioè la differenza tra l’importo dell’attuale pensione minima (760 mila lire) e l’ormai famoso milione di lire, ossia 516,46 euro.

È, pertanto, necessario ed urgente sapere dove sta la verità anche per far si che i nostri emigrati più indigenti, come le migliaia dell’America Latina, possano pure compartecipare alla soddisfazione del Ministro o, invece, rassegnarsi a dover intraprendere una procedura di ricorso contro l’INPS per vedersi riconoscere un loro diritto derivatogli da una legge dello Stato italiano, ma applicata in modo discriminante nei loro confronti. (Dino Nardi*-Inform)

* Presidente Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE, Presidente Ital Uil Svizzera


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