* INFORM *

INFORM - N. 183 - 30 settembre 2002

Commissione Continentale del CGIE per l’America Latina

(Buenos Aires, 23-25 settembre 2002)

DOCUMENTAZIONE

L’intervento di Gaetano Cario:"Siamo le code più lunghe dei marciapiedi del mondo"

Questa riunione continentale del CGIE che si celebra in Argentina racchiude particolari significati e valenze, per le vicende che ci legano a questo momento storico. Come prima cosa, rivolgo un riconoscimento al collega Antonio Macrì, al nostro vicesegretario continentale, che attraverso il suo operato ha saputo interpretare con vigore la nostra causa di rivendicazione dei diritti degli italiani all'estero. Un uomo schietto e dalle idee chiare, che ha saputo rappresentarci degnamente e con capacità.

Mi auguro che da questo momento la comunicazione tra noi rappresentanti del CGIE continui ad essere reciproca, aperta e disinteressata, senza veline di partito e prive d'inclinazioni o vizi di protagonismo.

Purtroppo, già dai primi passi, Signor Segretario Generale, si possono trarre comportamenti che fanno trasparire alcuni pericoli. Non si può arrivare alla riunione continentale, a "piatto servito", nel senso che la programmazione e le partecipazioni tecniche dovrebbero scaturire dalle consultazioni tra tutti i componenti e non frutto di scelte prese in sordina e unidirezionali, come se si trattasse di "affari personali". Questo chiarimento è necessario conoscerlo, affinché non si ripeta in futuro.

Ma, al di fuori di questa segnalazione, ci tocca continuare con maggiore ardore, per assolvere alle responsabilità a cui siamo chiamati, perché le necessità sono impellenti e pressanti. Andrò ad evidenziare alcuni problemi scottanti.

Coordinamento delle Regioni

Sul piano delle necessità generali, dovendo mettere un titolo a questo mio intervento, lo sintetizzo in due sole parole: "fate presto!". Siamo "vaccinati" alle declamazioni. Crediamo solo alla sola prova dell'evidenza. Mi chiedo: se decollerà e quando, il Coordinamento delle Regioni per l'emergenza Argentina. Allo stato attuale, inoltre, suggerisco di estenderlo anche all'Uruguay e al Brasile, considerando le medesime problematiche. Tutte le procedure burocratiche sono state assolte, ma sembra di capire che manchi "il pilota" a cui affidare la macchina. E mentre si aspetta, le necessità dei connazionali lievitano sotto il peso della crisi economica e sociale che nei Paesi dell'America Latina trova terreno fertile per svilupparsi. Finora, abbiamo raccolto solo promesse e parole. La risposta alle evidenze la formulano le migliaia di connazionali che stanno rientrando in Italia o sono in lista di attesa nei consolati. Le comunità italiane originarie, residenti in America Latina, si stanno dileguando. La maggioranza di coloro che sono arrivati a questa parte del continente americano, dopo l'ultimo conflitto mondiale, sono ormai al di sopra dei settantacinque anni. Sebbene la longevità biologica sia statisticamente aumentata negli ultimi decenni, le probabilità di sopravvivenza non sono infinite. Di conseguenza, i provvedimenti che il nostro Paese ha in programma d'attuare o verranno concretizzati immediatamente o risulteranno inutili, perché scompariranno i destinatari. Se non si provvederà in tempi utili, la Storia registrerà questa incapacità di agire, senza possibilità di appello.

Assegno Sociale

Occorre che venga istituito l'assegno sociale, per i cittadini nati in Italia e residenti all'estero, che si trovino nello stato di necessità sanitaria e assistenziale. Una situazione aggravata, in particolare, da queste prolungate crisi economiche e sociali che caratterizzano l'area latino-americana. L'assegno sociale risulterebbe meno dispendioso per l'Erario rispetto agli esborsi destinati all'assistenza, come viene fatta attualmente. E' superfluo motivare necessità ed urgenze che reclamano l'istituzione dell'assegno sociale. A mio parere, si tratta solo di mancanza di volontà politica per istituirlo. Non credo ci sia un solo dirigente di collettività e nessun funzionario ministeriale impegnato nella tutela degli emigrati, che possa mettere in dubbio questa realtà. Pertanto, mi sento di rivolgere un monito e dire: fate presto!

Potenziamento delle strutture consolari

Con diversa, ma scottante urgenza, premono i problemi della rete consolare che deve far fronte al diluvio di richieste di cittadinanza. In Argentina, Brasile, Uruguay, Perù, solo per fare un esempio, molti consolati hanno già sospeso le pratiche di riconoscimento della cittadinanza italiana, perché stanno scoppiando. L'Italia, per la posizione che occupa a livello internazionale, come quinta o sesta potenza industriale al mondo, non può rimanere refrattaria alle critiche che giustamente sui mass media locali vengono avanzate sulle carenze dei nostri uffici consolari, sull'inadeguatezza delle loro strutture e sui disservizi che ne derivano da questi scompensi. Siamo diventati la "bandiera" delle code, sotto le intemperie delle stagioni e al di fuori delle sale d'attesa. Siamo le code più lunghe dei marciapiedi del mondo.

Una Legge di cittadinanza da rivedere

Scottante urgenza è quella della legge sulla Cittadinanza. Il Parlamento Italiano deve riformare l'attuale legge sulla cittadinanza. Diciamolo chiaramente! Le "maniche larghe" che consente la legge in vigore provocherà in futuro grossi guai al nostro Paese. In Sudamerica esistono diecine di milioni di possibili "aspiranti" alla nostra cittadinanza. Una volta riconosciuti come cittadini italiani, con tanto di passaporto, saranno in molti ad esigere medesimi benefici e diritti costituzionali di cui godono i cittadini residenti in patria. In futuro, si moltiplicheranno, se non si provvede a restringere solo alla prima generazione di emigrati la possibilità di ottenere la cittadinanza, per "jus sanguinis". Questa mia indicazione non va interpretata come discriminatoria o una "restrizione" generazionale, ma significa scelta equilibrata e ponderata, evitando di trasformarci "nazionalisti del mondo", solo per scopi elettoralistici. Attenzione, amici, che il rischio è grande.

Stampa Italiana all'Estero

Un altro "fate presto!" anche per salvare l'informazione e la stampa di collettività. Tutti i periodici italiani boccheggiano. La crisi economica ha eroso le risorse degli editori, la svalutazione e il congelamento dei depositi bancari hanno finito per portarci sull'orlo del baratro. Non possiamo sopravvivere e, senza stampa, le comunità italiane si disgregheranno, cesseranno di esistere come tali. Il Ministero degli Italiani nel Mondo aveva promesso un contributo straordinario di dieci miliardi. E' passato un anno e non abbiamo ricevuto una sola briciola. Per l'ennesima volta sono costretto a ripetere che i contributi previsti dalla Legge per l'Editoria sono assolutamente insufficienti e, per di più, arrivano con due anni di ritardo. Informazione di ritorno Riguardo la declamata Informazione di ritorno, anche in questo caso, occorre chiarezza. Innanzi tutto quest'informazione dev'essere veramente "di ritorno", rivolta, cioè, agli italiani residenti in patria che ignorano la realtà dei connazionali emigrati e non "rimandata" a noi che conosciamo e siamo protagonisti dal vivo la storia dell'emigrazione. Questa informazione occorre generarla in maniera diretta. Per fare ciò, sono proprio le redazioni dei periodici italiani all'estero che, a contatto quotidiano con le collettività, sono in grado di produrre la reale informazione di ritorno, perché ne conoscono in profondità i problemi e ne interpretano le aspirazioni dei connazionali. La partecipazione del Presidente della FUSIE, dott. Domenico De Sossi, ci fa ben sperare per aprire questo "ritorno" di presenza in Italia e nel mondo, della nostra realtà.

Nel ringraziarvi, per l'attenzione, rivolgo alle Commissioni dei lavori, gli auspici per un proficuo lavoro, per risultati concreti. (Gaetano Cario)

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